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Petrolio, Opec Plus alle porte. Ecco chi vuole tagliare di più e chi no

Opec

L’Iraq vorrebbe aumentare i tagli di altri 400 mila barili di petrolio al giorno ma è l’annuncio di un governo dimissionario. Gli altri paesi orientati per mantenere l’attuale tasso di produzione anche se molto dipenderà dalle variabili dello shale Usa e dalle mire di Riad e Mosca

I prezzi del petrolio sono scesi bruscamente la fine della scorsa settimana sulla scia dei rumors riguardanti l’Opec plus che, in vista del vertice in programma il 5 e 6 dicembre a Vienna, potrebbe aprire il nuovo anno con nuovi tagli alla produzione petrolifera.

PER L’IRAQ PRONTI TAGLI PIU’ AMPI ALL’ACCORDO OPEC PLUS

Durante il fine settimana, il ministro del petrolio iracheno ha dichiarato infatti che il cartello avrebbe effettivamente preso in considerazione tagli di produzione più ampi. Un’ulteriore riduzione di circa 400.000 barili al giorno è sul tavolo, ha annunciato Thamir Ghadhban. “Questa cifra è stata discussa e l’intesa raggiunta tra i ministri dell’Opec come risultato di attenti studi”, ha detto. “Ci sono diversi punti di vista nell’Opec+ sul fare ulteriori tagli, ma non fino a 1,2 milioni di barili al giorno – ha aggiunto Ghadhban, secondo quanto riportato da Bloomberg -. Questi tagli porteranno alla stabilità del mercato e manterranno le forniture ai consumatori”.

ANNUNCIO CONTRASTA CON LE POSIZIONI DI ALTRI PAESI

Questa affermazione è in contrasto con altre dichiarazioni dei ministri Opec, che hanno invece ampiamente segnalato la volontà di prorogare l’attuale accordo sul taglio della produzione – che scadrà nel marzo 2020 – fino alla fine del prossimo anno, ma non di ampliarli.
“Con la domanda in affanno e i fornitori concorrenti che non smettono di far paura, la coalizione valuta piuttosto se non sia il caso di chiudere ulteriormente i rubinetti, anche solo spingendo ad un maggior rigore i Paesi che finora hanno tradito gli impegni – scrive il Sole 24 Ore -. È degno di nota che sia stato proprio uno di questi, l’Iraq, a svelare la presunta esistenza di una mozione per aumentare di 400mila barili al giorno i tagli, portandoli da 1,2 a 1,6 milioni di bg per la parte Opec. La proposta ha contribuito a riportare il Brent sopra quota 60 dollari al barile, anche se a parlarne da Baghdad è stato Thamer Ghadaban, ministro del Petrolio di un governo dimissionario: il premier Adel Abdul-Mahdi venerdì ha rimesso l’incarico, in seguito ai disordini che hanno fatto oltre 400 morti nel Paese”.

POCO PROBABILE L’OPZIONE DI ULTERIORI TAGLI

In ogni caso, le riunioni semestrali dell’Opec a Vienna sono state storicamente precedute da voci e rumors (spesso da parte di funzionari senza nome) per cambiare il sentiment del mercato o per esercitare pressioni sui ministri rivali attraverso fughe di notizie ai media. E anche stavolta l’andamento non sembra essere diverso. Non è chiaro però se bisogna prendere sul serio le dichiarazioni del ministro del petrolio iracheno, che provengono comunque da un paese che ha sistematicamente violato i suoi limiti di produzione. Bloomberg ha intervistato 35 analisti del mercato petrolifero e solo uno ha affermato che un taglio della produzione più profondo era probabile.

UNA SERIE DI VARIABILI CONDIZIONANO IL MERCATO

L’Opec Plus deve affrontare, infatti, un insieme confuso di variabili a Vienna. L’economia globale ha rallentato e sta deprimendo la crescita della domanda. “Le previsioni di offerta vedono un eccesso piuttosto consistente nel 2020 nel caso in cui l’Opec Plus non prolunghi i tagli, ma probabilmente anche nel caso in cui lo faccia. Tuttavia, queste previsioni sono basate su un altro anno di massicci aumenti della produzione di shale americano, una scommessa che è tutt’altro che sicura. Il credito disponibile è scomparso per i piccoli drillers di shale bituminosi pieni di debiti. L’intero settore, a parte le grandi compagnie petrolifere, ha promesso di rallentare il ritmo delle perforazioni”, scrive Oilprice.

In sostanza il compito dell’Opec plus potrebbe non essere così scoraggiante come previsto dall’Aie e da altri organismi previsivi internazionali. “Questo non vuol dire che il mercato del petrolio si sia ristretto, ma semplicemente che un altro anno di aumento della produzione di shale statunitense di circa 1 milione di barili al giorno sembra sempre più improbabile. IHS Markit ha recentemente affermato che la crescita dell’offerta potrebbe essere di soli 440.000 bpd – ancora sostanziale, ma lontano da 0,9 mb/d dell’Aie”.

LO SHALE USA AGO DELLA BILANCIA

L’Opec Plus deve in sostanza prendere in considerazione le previsioni che considera più vicine al target. Anche perché, avverte Oilprice “se lo shale americano sta premendo sul freno, allora si potrebbe non avere bisogno di fare altro che estendere le misure attuali”. Viceversa se “i fracker si limitano a mettere in pausa, o addirittura riescono a continuare a far crescere la produzione con meno impianti di perforazione, allora potrebbe esserci un’eccedenza di offerta più profonda da affrontare – il che, naturalmente, non farebbe che aggravare il malessere finanziario nell’industria shale”.

PREZZI 2020 DEL BRENT ATTORNO AI 62 DOLLARI AL BARILE

In ogni caso, gli analisti vedono poche possibilità di un rimbalzo dei prezzi. Reuters ha intervistato 42 economisti e analisti del mercato petrolifero, e nel loro insieme vedono un prezzo medio del Brent di 62,50 dollari al barile nel 2020, non molto lontano dal prezzo di riferimento negoziato negli ultimi mesi. “C’è semplicemente troppo petrolio sul mercato”, ha detto l’analista di LBBW Frank Schallenberger a Reuters.

ARABIA SAUDITA INTERESSATA ALL’IPO DI ARAMCO. I RUSSI SCALPITANO SUI CONDENSATI

Non solo. “L’Arabia Saudita non può permettersi che il vertice Opec Plus deluda il mercato al punto da far crollare anche solo temporaneamente il prezzo del barile, perché in questo modo rischierebbe di rovinare il debutto in borsa di Saudi Aramco (il prezzo dell’Ipo sarà fissato proprio durante il meeting di Vienna) – ammette il Sole 24 Ore -. Allo stesso tempo tuttavia è stanca di sobbarcarsi il peso dei tagli anche per conto degli alleati: i rumor lasciati filtrare da Riad indicano che il principe Abdulaziz – veterano dell’Opec, ma per la prima volta presente a un vertice nelle vesti di ministro dell’Energia – sarà meno incline alla tolleranza rispetto al suo predecessore Khalid Al Falih”. E si annunciano attriti anche con la Russia: “Mosca nell’ultimo anno ha rispettato pienamente gli impegni solo per tre mesi, da maggio a luglio, durante il periodo di contaminazione del greggio nell’oleodotto Druzhba. I dati ufficiali, diffusi ieri, indicano uno sforamento anche a novembre, con 1,244 mbg prodotti invece di 11,18. Il ministro russo Alexandr Novak la settimana scorsa ha detto di ritenere preferibile un rinvio della questione tagli alla prossima primavera, più a ridosso della scadenza dell’attuale accordo (che dura fino a marzo 2020): un atteggiamento che ha contribuito a far scivolare il prezzo del petrolio di oltre il 5% venerdì 29 novembre, in una seduta dai volumi sottili a causa del Thanksgiving negli Usa. I russi stanno anche scalpitando per ottenere un nuovo tetto di produzione che – come quello dei Paesi Opec – non includa più i condensati, che estrae in modo sempre più copioso per via dell’espansione dei giacimenti di gas in Siberia”.