Scenari

Pniec, cosa ne pensa Up del piano del governo

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Obiettivi del Pniec sono condivisibili ma occorre “individuare misure che contemperino la sostenibilità ambientale con quella economica e sociale”

Nel complesso gli obiettivi del Pniec sono condivisibili ma occorre “individuare misure che contemperino la sostenibilità ambientale con quella economica e sociale”. È quanto si evince dalle slide di Unione petrolifera, ascoltata in commissione Attività produttive della Camera, in merito all’indagine conoscitiva sul Piano energia clima.

SALVAGUARDARE COMPETITIVITÀ ITALIA

Secondo Up occorre porre “massima attenzione agli impegni assunti” effettuando una “puntuale analisi di fattibilità ed efficacia delle singole misure”. Ma è anche importante salvaguardare la competitività dell’Italia: tanto che Unione petrolifera chiede di “assumere impegni in linea con l’Europa. Valorizzare infrastrutture ed eccellenze nazionali promuovendo la loro evoluzione”. Poi un approccio flessibile: “Aggiornare periodicamente target settoriali, sulla base evoluzione tecnologica, per raggiungere obiettivi vincolanti”. Questo perché “il 2030 è una tappa intermedia verso il 2050: anticipare target non richiesti, in assenza di tecnologie mature per conseguirli, richiede costi e sforzi aggiuntivi che rischiano di pregiudicare l’obiettivo finale al 2050”.

IL DOWNSTREAM PETROLIFERO NEL PNIEC

Il Piano riconosce il ruolo centrale della raffinazione nella transizione dato: “Alto grado di specializzazione, processi all’avanguardia e continuo impegno in ricerca e sviluppo capacità di assicurare affidabilità, sostenibilità e sicurezza degli approvvigionamenti. Con una domanda in contrazione, al 2030 i prodotti petroliferi continueranno a coprire il 31% della domanda di energia primaria nazionale, in particolare nei trasporti e nel petrolchimico”. In questo senso, osserva Up “il settore ha tutte le potenzialità per promuovere il cambiamento e garantire l’approvvigionamento del Paese. Potenzialità che hanno consentito di ridurre negli ultimi 20anni le emissioni inquinanti dell’80% in fase di produzione dei carburanti e, in sinergia con il settore automotive, del 90% in fase di utilizzo. Il settore sta lavorando a una profonda trasformazione dell’industria della raffinazione in una prospettiva 2050, non solo verso le bio-raffinerie, ma anche per la trasformazione di materie prime rinnovabili a basso contenuto di carbonio (biomasse e rifiuti); la produzione di idrogeno rinnovabile (da biometano o da energia elettrica rinnovabile); la produzione di fuel sintetici decarbonizzati. Importante salvaguardare la competitività della raffinazione, esposta a concorrenza asimmetrica extra-Ue”.

LE EMISSIONI DI GAS SERRA NEL PNIEC

Per Up occorre “valutare attentamente impegni più gravosi di quelli previsti a livello europeo onde non pregiudicare la competitività del Paese Italia anche rispetto ai concorrenti europei”. Per il settore petrolifero è fondamentale evitare qualsiasi inasprimento della normativa ETS per le raffinerie, già soggette ad una pesante concorrenza internazionale”. Infine è necessario “valutare il reale impatto delle diverse tecnologie sulla base del LCA (LifecycleAssessment)”.

RINNOVABILI, SERVE FLESSIBILITÀ

“L’introduzione del concetto di obiettivi settoriali tendenziali (non vincolanti), fermo restando l’obiettivo complessivo vincolante di FER del 30%, rappresenterebbe un’importante flessibilità e consentirebbe, in occasione delle verifiche periodiche, di individuare i percorsi via via più efficienti sulla base dello sviluppo tecnologico delle rinnovabili nei diversi usi”, ha commentato UP

GNL, POSITIVE LE MISURE NEL PIANO

“Positive le misure contenute nel Piano. Necessaria un’attenta programmazione nello sviluppo delle infrastrutture di stoccaggio per assicurare al contempo la diffusione del prodotto sul territorio e l’economicità dei nuovi depositi di GNL Small Scale”, si legge nelle slide.

SUSSIDI ALLE FONTI FOSSILI

“Non si condivide la definizione generica di ‘ambientalmente dannoso’: occorre rapportare il giudizio allo specifico target ambientale che si vuole conseguire. Il tema dell’ambiente non deve essere usato per aumenti complessivi della fiscalità: ogni eventuale revisione del prelievo fiscale sui singoli prodotti dovrebbe essere a ‘somma zero’, ovvero con effetto neutro sul carico fiscale in quanto il consumatore italiano è già gravato da un carico fiscale sui carburanti tra i più alti d’Europa. Occorre procedere in modo coerente e coordinato con gli altri Paesi europei per non pregiudicare la competitività del Paese ed evitare ulteriori penalizzazioni per il consumatore italiano. In particolare, sembra irrealistico introdurre accise per prodotti esenti a livello internazionale (Bunker e Aviazione): un’applicazione unilaterale comporterebbe infatti lo spostamento all’estero della relativa domanda”, evidenzia Up. gas

TEMI POCO SVILUPPATI SECONDO UP

Tra i temi poco sviluppati, Up segnala: “Iniziative per promuovere lo spostamento del trasporto delle merci da strada a via mare o via ferro, modalità di trasporto con un significativo impatto positivo oltre che sull’emissioni di CO2a nche sulla sicurezza delle strade; Scenari di evoluzione della fiscalità energetica in un’ottica di riduzione dei consumi petroliferi: oggi i soli prodotti petroliferi per autotrazione, con un peso di circa il 21% sui consumi complessivi di energia, assicurano quasi l’80% del gettito totale dai prodotti energetici(37 su 46 miliardi). Per assicurare una parità di gettito sarà infatti necessario rimodulare tale fiscalità, coerentemente con gli altri Paesi europei, salvaguardando la sostenibilità economica e sociale degli interventi; Misure per promuovere lo sviluppo di iniziative ‘attive’ per conseguire gli obiettivi di decarbonizzazione quali, ad esempio, la riforestazione; Misure che introducano meccanismi di valutazione puntuale dell’efficacia delle singole misure e tecnologie al raggiungimento degli obiettivi di decarbonizzazione, attraverso la quantificazione del costo per tonnellata di CO2 evitata sull’intero ciclo di vita”.