Energie del futuro

Pniec, Zorzoli: Serve cabina di regia a Palazzo Chigi per garantire governance adeguata

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A che punto siamo con le rinnovabili in Italia e cosa manca nell’approccio del governo. Intervista a G.B. Zorzoli, presidente del Coordinamento FREE (Fonti Rinnovabili ed Efficienza Energetica)

Il PNIEC pone obiettivi molto sfidanti. Lei ha ricordato però che, allo stato attuale delle cose, serviranno 67 anni per raggiungere i target previsti per il 2030. Quali sono le principali criticità italiane?

Un primo ostacolo è costituito da un retaggio culturale, diffuso anche all’interno dell’amministrazione pubblica, incline a considerare qualsiasi modifica dell’assetto territoriale esistente come un’alterazione negativa dell’ambiente e del paesaggio. Emblematici i ripetuti, assurdi dinieghi, da parte delle Sovraintendenze, alla realizzazione di impianti di modeste dimensioni su aree industriali.

Un secondo ostacolo è creato dalla moltiplicazione dei soggetti chiamati in causa negli iter autorizzativi degli impianti a fonti rinnovabili, per cui, come ha segnalato il rapporto Colao, la durata dell’iter autorizzativo di infrastrutture energetiche è in Italia superiore alla fase realizzativa degli impianti stessi. Infatti, mentre in Spagna e in Germani per il permesso di un parco eolico bastano due anni, in Italia ce ne vogliono mediamente cinque, con punte fino a nove. Così, quando l’autorizzazione arriva, l’impianto è già tecnologicamente obsoleto.

Il coordinamento FREE ha messo a punto un documento molto articolato contenente numerose proposte in tema di semplificazione delle rinnovabili. Ce ne può presentare qualcuna?

Premetto che il 4 maggio scorso il coordinamento FREE aveva già inviato ai Ministri e alle Commissioni parlamentari di competenza tredici emendamenti semplificativi a normative vigenti. Questo secondo invio riguarda le proposte del 4 maggio non recepite dal decreto Semplificazioni o accolte solo parzialmente.

Emblematico è il caso degli impianti eolici esistenti che, con incrementi minimi delle dimensioni delle pale e spesso con una diminuzione del numero delle stesse possono aumentare sostanzialmente l’energia prodotta.  Si tratta di modifiche non sostanziali (autorizzabili con Procedura Abilitativa Semplificata), della cui definizione, prevista dal D.lgs. 28/2011, dopo undici anni non c’è ancora traccia.

Invece, per la mobilità elettrica, si chiede che l’installazione di sistemi di ricarica in aree private sia un’attività libera, nel rispetto delle normative vigenti, mentre la realizzazione di un punto o di una stazione di ricarica dei veicoli elettrici su suolo pubblico adiacente alla strada sia sottoposta solo a una richiesta unificata d’occupazione e manomissione del suolo pubblico, sempre nel rispetto delle norme.

La spinta sulle rinnovabili può essere fondamentale per il rilancio economico dell’Italia, come lei stesso ha più volte ricordato. Come giudica l’approccio del governo?

L’unico strumento in grado di garantire una governance adeguata per l’attuazione del PNIEC e ancor più per ottenere l’erogazione delle risorse finanziarie del Recovery Plan, che è condizionata al raggiungimento, nei tempi previsti, degli obiettivi concordati, è una cabina di regia, collocata a Palazzo Chigi, la cui responsabilità politica è affidata a un sottosegretario con poteri definiti da una delega ad hoc.

Viceversa, il PNIEC propone di «costituire una struttura tecnico-politica …che… coinvolga attivamente i Ministeri dello Sviluppo Economico, dell’Ambiente, delle Infrastrutture e le Regioni e Province autonome; … saranno coinvolti nell’azione anche altri Ministeri che …hanno compiti direttamente funzionali all’attuazione delle misure: tra essi, i Ministeri dell’Economia, dei Beni Culturali, delle Politiche Agricole, dell’Istruzione e del Lavoro». Alzi la mano chi è convinto che una simile ammucchiata sia in grado di garantire la realizzazione di target ancora più sfidanti di quelli del PNIEC, visto che l’Accordo sul Recovery Plan stabilisce che «i nuovi obiettivi climatici al 2030 verranno aggiornati entro la fine dell’anno».

Anche nelle discussioni su chi dovrà coordinare l’elaborazione e la successiva gestione dei progetti nel quadro del Recovery Plan tende a riproporsi la difesa delle prerogative dei singoli dicasteri.