Scenari

Pnrr: ecco cosa prevede per energia, ambiente e transizione

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– La bozza diffusa nella notte –

Il PNRR si articola nel suo complesso in 6 Missioni, che a loro volta raggruppano 16 Componenti funzionali a realizzare gli obiettivi economico-sociali definiti nella strategia del Governo. Le Componenti si articolano in 47 Linee di intervento per progetti omogenei e coerenti tra i quali l’ambiente, l’energia, la transizione ecologica rappresentano una componente importante.

LA VERSIONE DI OGGI 12 GENNAIO

“La transizione ecologica sarà la base del nuovo modello economico e sociale di sviluppo su  scala globale, in linea con l’Agenda 2030 per lo Sviluppo Sostenibile delle Nazioni Unite. Per avviarla sarà necessario, in primo luogo, ridurre drasticamente le emissioni di gas clima-alteranti in linea con gli obiettivi dell’Accordo di Parigi e del Green Deal europeo; in secondo luogo occorre migliorare l’efficienza energetica e nell’uso delle materie prime delle filiere produttive, degli insediamenti civili e degli edifici pubblici e la qualità dell’aria nei centri urbani e delle acque interne
e marine”, si legge nel testo.

Che aggjunge: “Gli interventi per la prevenzione e il contrasto al dissesto del territorio e una gestione efficace e integrata del ciclo dei rifiuti costituiranno, assieme a una gestione sostenibile del patrimonio
agricolo e forestale, un potente mezzo con cui la transizione verde potrà migliorare la qualità e la sicurezza di ampie aree territoriali e urbane del Paese. La riconversione ecologica può e deve rappresentare anche un terreno di nuova competitività per molta parte del nostro sistema produttivo. Servono grandi investimenti per indirizzare le filiere
industriali dell’energia, dei trasporti, della siderurgia, della meccanica e della manifattura in generale verso prodotti e processi produttivi efficienti riducendo gli impatti ambientali in misura importante, in linea con i più ambiziosi traguardi internazionali in materia, così come sono necessari investimenti nell’agricoltura sostenibile e di precisione, e nell’economia circolare, a partire dal Mezzogiorno, permettendo di conseguire una maggiore armonia con la natura, pur nel contesto di una società a forte vocazione industriale. Gli investimenti sull’ Economia Circolare intervengono su un processo volto a produrre materie prime secondarie da materiali di scarto perrendere l’Italia meno dipendente dall’approvvigionamento di materie prime e conseguentemente più forte e competitiva sui mercati internazionali. A tal fine, gioca un ruolo strategico il sistema agricolo e forestale che, tramite il presidio e la gestione sostenibile del territorio nazionale, è in
grado di assorbire una significativa quota delle emissioni di gas clima alteranti del sistema Paese, come evidenziato dallo European Green Deal”.

RIVOLUZIONE VERDE E TRANSIZIONE ECOLOGICA

La missione si struttura in 4 componenti “ed è volta a realizzare la transizione verde ed
ecologica della società e dell’economia italiana coerentemente con il green deal europea e il PNIEC. La prima componente, “Agricoltura Sostenibile ed Economia Circolare”, punta da un lato a conseguire una filiera agroalimentare sostenibile, migliorando la logistica e competitività delle
aziende agricole e le loro prestazioni climatico-ambientali, dall’altro allo sviluppo di impianti di produzione di materie prime secondarie e all’ammodernamento e alla realizzazione di nuovi impianti, in particolare nelle grandi aree metropolitane del Centro e Sud Italia, per la valorizzazione dei rifiuti in linea col Piano d’azione europeo per l’economia circolare. La strategia sull’economia circolare è finalizzata a ridurre l’uso delle materie prime naturali, di cui il pianeta si va progressivamente impoverendo, utilizzando “materie prime secondarie”, prodotte da scarti/residui/rifiuti. Per incrementare il tasso di circolarità in Italia vengono proposti interventi per la realizzazione di impianti di trasformazione dei rifiuti finalizzata al loro recupero, partendo in particolare dai rifiuti da raccolta differenziata. La strategia sull’economia circolare interviene su un processo lungo e complesso teso a rendere l’Italia meno dipendente dall’approvvigionamento di
materie prime e conseguentemente più forte e competitiva sui mercati internazionali. Per
potenziare gli interventi verrà costituito un fondo operativo per far leva sulle risorse del PNRR destinato a favorire lo sviluppo dell’economia circolare.

La seconda componente, “Energia rinnovabile, idrogeno e mobilità sostenibile”, ha come obiettivo l’aumento della quota di energia prodotta da fonti rinnovabili e lo sviluppo di una filiera industriale in questo ambito, inclusa quella dell’idrogeno. Un contributo rilevante verrà dai parchi
eolici e fotovoltaici offshore. Nell’industria siderurgica primaria, l’idrogeno rappresenta in prospettiva un’alternativa al gas naturale per la produzione di Ferro Ridotto Diretto (DRI). In linea con gli obiettivi europei di riduzione delle emissioni, è previsto un investimento per lo sviluppo del
DRI connesso al progetto di decarbonizzazione dell’ex ILVA a Taranto e alla transizione per la produzione di acciaio verde in Italia. Una specifica linea di azione è rivolta allo sviluppo della mobilità sostenibile attraverso il potenziamento delle infrastrutture per il trasporto rapido di
massa e delle ciclovie e a un imponente rinnovamento del parco circolante di mezzi per il trasporto pubblico locale. Enti locali e regioni saranno un attore fondamentale nella definizione e implementazione di questa linea di azione. La distribuzione territoriale degli investimenti di questa componente dedicherà una quota significativa di risorse, superiore al 34%, al Mezzogiorno.

La terza componente “Efficienza energetica e riqualificazione degli edifici” punta
all’efficientamento energetico del patrimonio edilizio pubblico e privato con contestuale messa in sicurezza e digitalizzazione delle strutture. Priorità sarà data alle scuole, agli ospedali e alle case di edilizia popolare.
La quarta componente, “Tutela del territorio e della risorsa idrica”, prevede rilevanti
interventi sul dissesto idrogeologico, sulla forestazione e tutela dei boschi, sugli invasi e la gestione sostenibile delle risorse idriche e sulle infrastrutture verdi urbane.

INFRASTRUTTURE PER UNA MOBILITÀ SOSTENIBILE

La missione è divisa in 2 componenti e si pone l’obiettivo di realizzazione un sistema
infrastrutturale di mobilità moderno, digitalizzato e sostenibile dal punto di vista ambientale.
La prima componente, “Alta velocità di rete e manutenzione stradale 4.0”, si focalizza sulle
grandi linee di comunicazione del Paese, innanzitutto quelle ferroviarie, in un’ottica di mobilità rapida, sostenibile e tecnologicamente avanzata. Accanto a un consistente intervento sulla rete ferroviaria, potenziato nel Mezzogiorno grazie al supporto dei fondi FSC, sono previsti alcuni
investimenti per la messa in sicurezza e il monitoraggio digitale di viadotti e ponti stradali nelle aree del territorio che presentano maggiori criticità.

La seconda componente, “Intermodalità e logistica integrata”, prevede un programma
nazionale di investimenti per un sistema portuale competitivo e sostenibile dal punto di vista ambientale per sviluppare i traffici collegati alle grandi linee di comunicazione europee e valorizzare il ruolo dei Porti del Sud Italia nei trasporti infra-mediterranei e per il turismo.

La Missione 2 concerne i grandi temi dell’agricoltura sostenibile, dell’economia circolare, della transizione energetica, della mobilità sostenibile, dell’efficienza energetica degli edifici, delle risorse idriche e dell’inquinamento. Essa comprende tre dei programmi flagship del NGEU identificati dalla Commissione Europea nella Strategia Annuale di Crescita Sostenibile 2021 e
ribadite nelle Linee Guida per i Piani di Ripresa e Resilienza: Power up (rinnovabili e produzione e trasporto di idrogeno verde), Renovate (efficienza energetica degli edifici), Recharge and Refuel (sviluppo della mobilità sostenibile tramite reti di distribuzione di elettricità e idrogeno).

Lo European Green Deal fissa un nuovo e più ambizioso obiettivo di riduzione delle emissioni di CO2 e gas clima alteranti, pari ad almeno il 55% entro il 2030 (in confronto al livello del 1990), e di neutralità climatica entro il 2050. Raggiungere la neutralità climatica entro il 2050 richiede ingenti investimenti e una vasta gamma di riforme abilitanti.

In Italia, tra il 1990 e il 2018 le emissioni di gas a effetto serra si sono ridotte del 17%, passando da 516 a 428 milioni di tonnellate equivalenti. Aggiungendo gli assorbimenti netti del settore agricolo e forestale, l’ammontare delle emissioni 2018 era pari a 390 Mton CO2 eq. Lo scenario che
porterebbe l’Italia alla neutralità climatica entro il 2050 evidenzia dunque un gap emissivo che dovrà essere chiuso tramite tre principali tipologie di azioni:
(1) una riduzione sostanziale della domanda di energia (soprattutto nel settore residenziale e
commerciale e in quello dei trasporti);
(2) un ulteriore cambiamento nel mix energetico a favore delle fonti rinnovabili, insieme ad
una estesa elettrificazione degli usi finali e alla produzione di idrogeno;
(3) un aumento degli assorbimenti della CO2 dalle superfici e dai suoli forestali.

Gli investimenti in cui si concretizzano le quattro componenti della missione Rivoluzione verde e transizione ecologica sono distribuiti su diverse linee progettuali per un ammontare complessivo di risorse pari a 68,9 miliardi di euro. Tali linee progettuali verranno più puntualmente
definite, con le relative concrete iniziative di investimento in coerenza con la strategia nazionale complessiva in corso di definizione per alcuni aspetti e alla capacità di raggiungere con efficacia ed efficienza gli obiettivi PNIEC.

Le azioni di investimento della Missione saranno accompagnate da specifiche riforme volte a favorire la transizione energetica e la svolta ecologica, fra le quali spicca la definizione di una strategia nazionale in materia di economia circolare. Essa si baserà su un intervento di riforma normativa, denominato “Circolarità e tracciabilità” volto a promuovere la semplificazione
amministrativa in materia di economia circolare e l’attuazione del piano d’azione europeo per l’economia circolare. Quest’ultimo punterà a migliorare l’organizzazione e il funzionamento del
sistema di controllo e tracciabilità dei rifiuti, per rafforzare l’ecodesign e la simbiosi industriale, riducendo a monte la produzione di rifiuti e per rafforzare la posizione dell’Italia come paese con i più alti tassi di riuso circolare in Europa.

Saranno inoltre contemplate misure normative, coerenti con le direttive e gli obiettivi europei, per favorire il riuso/recupero dei prodotti e la promozione di nuovi sistemi gestionali, in particolare di quelli che ricadono in catene del valore strategiche o individuati in base all’impatto ambientale e al loro potenziale di circolarità. La strategia prevede, tra l’altro, la nascita di un hub
tecnologico nazionale e centri di competenza territoriali per l’economia circolare a supporto del sistema produttivo. La strategia intende rendere il Paese più resiliente in alcuni settori strategici, mitigando anche le criticità relative alla sicurezza degli approvvigionamenti di materie prime.

ECONOMIA CIRCOLARE E VALORIZZAZIONE DEL CICLO INTEGRATO DEI RIFIUTI

Investimenti per la valorizzazione e la chiusura del ciclo dei rifiuti. Gli investimenti aggiuntivi di questa linea saranno pari a 1,5 miliardi. Si punterà all’adeguamento degli impianti esistenti e alla realizzazione di nuovi impianti per la chiusura del ciclo dei rifiuti con la produzione di materie prime secondarie. Gli investimenti saranno anche finalizzati a potenziare la raccolta differenziata con investimenti su mezzi di nuova generazione e implementando la logistica per particolari frazioni di
rifiuti.

Gli interventi previsti sono volti in particolare ad affrontare situazioni critiche nella gestione dei rifiuti nelle grandi aree metropolitane del Centro e Sud Italia (ad esempio Città metropolitane di Roma Capitale, Napoli, Bari, Reggio Calabria e Palermo). Si attueranno azioni comunicative per incrementare la raccolta differenziata e promozione dei centri di raccolta e riuso.
Si realizzeranno altresì progetti flagship ad alto contenuto innovativo, fra cui l’incremento della raccolta e del recupero dei Rifiuti da Apparecchiature Elettriche ed Elettroniche (RAEE); la chiusura del ciclo di gestione dei fanghi di depurazione prodotti dal trattamento delle acque reflue urbane;
la creazione di poli di trattamento per il recupero dei rifiuti prodotti da grandi utenze (porti, aeroporti, ospedali, plessi scolastici).
La tempistica di realizzazione degli investimenti prevede un orizzonte 2026, partendo da progetti disponibili proposti da città metropolitane, presenti nella pianificazione regionale, ove regolati,
verificati dall’ARERA per i profili tariffari e, comunque, verificati per i profili di sostenibilità finanziaria, indicando l’eventuale effetto leva per la quota a carico dei soggetti attuatori privati.

Questo pacchetto d’interventi sull’economia circolare per la riconversione di processi industriali, viene finanziato attraverso un Fondo appositamente destinato a realizzare gli obiettivi dell’economia circolare con la finalità di ridurre l’utilizzo di materie prime di cui il Paese è carente nei processi industriali, sostituendole progressivamente con materiali prodotti da scarti, residui, rifiuti.
Gli interventi dovranno essere coerenti con il Piano europeo per l’economia circolare (Circular Economy Action Plan) con l’obiettivo di ridurre la produzione netta di rifiuti e il conferimento in discarica di tutti gli scarti di processo (sotto questa finalità sono presenti tutte le azioni volte alla valorizzazione dei rifiuti e alla produzione di prodotti intermedi da destinare ai vari settori produttivi riducendo progressivamente l’approvvigionamento di materie prime dall’estero). Sul Fondo verranno finanziati gli interventi attivando, ove possibile in relazione al soggetto attuatore e alla sostenibilità economico-finanziaria dell’intervento, strumenti finanziari atti a massimizzare
l’effetto leva e il concorso dei capitali privati e di soggetti finanziatori come la BEI.

ENERGIA RINNOVABILE, IDROGENO E MOBILITÀ SOSTENIBILE

Si tratta di una delle componenti più importanti del Piano per via del suo ruolo strategico all’interno dell’obiettivo di sostenibilità ambientale e delle risorse ad essa dedicate. La componente interviene
innanzitutto sulla produzione e la distribuzione di energia, favorendo il ricorso alle fonti rinnovabili e predisponendo le infrastrutture necessarie per la loro integrazione nel sistema elettrico
nazionale e le infrastrutture per alimentare veicoli elettrici e per lo sfruttamento dell’idrogeno liquido. Tali interventi, finanziati dal PNRR, contribuiranno al conseguimento degli obiettivi UE, resi ancor più sfidanti dalla revisione della normativa in essere in sede europea (Fit for 55 package) e che saranno incorporati nella revisione del PNIEC.
Il programma di investimento nelle rinnovabili offshore e il Piano Idrogeno si avvarranno delle consultazioni in corso e dei progetti in via di definizione. Si è tenuto conto del loro probabile costo dati gli obiettivi di decarbonizzazione del PNIEC e le strategie annunciate a livello UE.

La componente interviene anche tramite un’azione di decarbonizzazione dei trasporti, con particolare attenzione al rinnovo del parco rotabile degli enti locali – che risulta fra i più vetusti dell’Unione europea – e soluzioni green di mobilità pubblica. L’approccio adottato punterà a far sì che la domanda pubblica di veicoli, treni e navi ad emissioni basse o nulle sia accompagnato dallo
sviluppo della produzione nazionale in tutte le componenti della relative filiere. Anche per quanto riguarda la mobilità privata si interverrà con soluzioni che tengano conto della filiera di produzione più efficace ed efficiente.

Queste modifiche strutturali del sistema produttivo ed energetico ridurranno aiuteranno anche la riduzione anche dell’inquinamento locale: il 3,3 per cento della popolazione italiana vive in aree dove sono superati i limiti delle sostanze inquinanti (particolati e ossidi di azoto) presenti nell’aria
fissati dalle direttive europee. Parallelamente, verrà riformata la normativa nazionale sul controllo dell’inquinamento dell’aria.

Gli interventi di riforma della componente prevendono Autorizzazioni e sostegni rinnovabili. Semplificazione delle procedure di autorizzazione per gli impianti rinnovabili onshore e offshore e alla definizione del nuovo quadro giuridico per sostenere
la produzione da fonti rinnovabili innovative con proroga dei tempi e estensione del perimetro di ammissibilità agli attuali regimi di sostegno. Rilascio biogas. Nuova regolamentazione per l’imposizione di quote obbligatorie di rilascio di biogas a importatori e produttori di gas naturale. Riforma finalizzata all’aumento della quota di
biogas in ambito industriale, commerciale e residenziale, in sostituzione del gas naturale fossile. Valutazione dei progetti di trasporto pubblico locale con installazioni fisse e nel settore dei trasporti rapidi di massa (TPM). Semplificazione delle procedure di valutazione dei progetti nel trasporto pubblico locale e trasporto rapido di massa eliminando le duplicazioni di competenze
nell’ambito della valutazione dei progetti all’interno della stessa Amministrazione e accelerando i processi di pagamento e tempistica degli interventi sui sistemi di TPM.
Programmi nazionali sul controllo dell’inquinamento dell’aria. Allineamento della legislazione nazionale e regionale e misure di accompagnamento per la riduzione delle emissioni di inquinanti atmosferici e il relativo sistema di monitoraggio.
PRODUZIONE ENERGIA DA FONTI RINNOVABILI

L’azione di investimento prevede contributi a sostegno dello sviluppo di progetti fotovoltaici galleggianti ed eolici offshore, progetti onshore realizzati su siti di proprietà della PA o a basso consumo di suolo o abbinati a tecnologie di stoccaggio, nonché supporto finanziario tramite finanziamenti (prestiti senior/junior e/o credit enhancement) per sistemi di grid parity
(pareggiamento fra costo dell’energia elettrica autoprodotta con un impianto fotovoltaico e costo al chilowattora dell’energia prodotta con fonti tradizionali). Le sovvenzioni contribuiranno a mitigare il rischio commerciale, mentre i prestiti faciliteranno la bancabilità del progetto e/o la
sostenibilità finanziaria con un focus specifico su iniziative di grid parity. Gli obiettivi fissati al 2026 sono rappresentati da un aumento di 4,5-5 GW della capacità di rinnovabili installata, al fine di supportare l’obiettivo del PNIEC per il 2025. In combinazione con gli impianti eolici, saranno
progettati e installati impianti fotovoltaici galleggianti da 100 MW in un’area ad alto irraggiamento, aumentando così la produzione totale di energia. Il programma punta alla realizzazione di un primo
gruppo di impianti integrati eolici/fotovoltaici/storage e relative infrastrutture di connessione.

Parallelamente, sarà infatti sviluppata l’infrastruttura di trasmissione elettrica per supportare le tecnologie rinnovabili offshore emergenti.Questo intervento beneficia di risorse complementari per 300 milioni dai progetti PON.

Per quanto riguarda il sostegno alla filiera industriale nei settori tecnologici legati alle rinnovabili si prevede il supporto alla crescita dei settori industriali legati alla produzione di tecnologie per la generazione elettrica da fonte rinnovabile. L’investimento si concentra su due settori, fotovoltaico ed eolico. In
particolare, per quanto riguarda i pannelli fotovoltaici di nuova generazione, l’obiettivo
dell’investimento è portare la produzione nazionale dagli attuali 200 MW/anno ad almeno 2 GW/anno nel 2025 e a 3 GW/anno negli anni successivi. Per quanto riguarda le turbine eoliche, l’investimento supporterà la creazione di proprietà intellettuale e l’acquisizione di tecnologie e competenze mancanti per la produzione di turbine ad alta efficienza, con la creazione di un
impianto di produzione prototipale.

Per quanto riguarda invece il potenziamento e digitalizzazione delle infrastrutture di rete elettrica, l’investimento prevede l’installazione di sistemi di accumulo termico per disaccoppiare i flussi termici ed elettrici degli impianti CCGT (Combined Cycle Gas Turbines), consentendo lo spostamento temporale della produzione elettrica e garantendo al contempo una fornitura sicura
e continua ai complessi industriali. Queste azioni contribuiranno all’obiettivo enunciato nel PNIEC di aumentare la quota rinnovabile nel mix energetico italiano (55,4% al 2030) e raggiungere una capacità di stoccaggio di 3,0 GW al 2025 e sono in linea con la strategia di decarbonizzazione UE.

Al fine di aumentare l’integrazione delle energie rinnovabili nella rete di distribuzione elettrica, si prevedono cospicui interventi di infrastrutturazione fisica e digitalizzazione della rete stessa. Ulteriori interventi sono finalizzati ad aumentare la resilienza della rete di distribuzione elettrica e ad istallare poli integrati di ricarica per veicoli elettrici. Per raggiungere gli obiettivi europei in
materia di decarbonizzazione, è previsto un parco circolante di circa 6 milioni di veicoli elettrici al 2030 (di cui 4 milioni completamente elettrici e 2 milioni ibridi plug-in). È pertanto essenziale promuovere lo sviluppo di una rete di stazioni di ricarica veloce. La proposta favorisce l’innovazione
della rete di distribuzione dei carburanti, che conta oltre 22.000 stazioni con una diffusione capillare sul territorio.

Relativamente al supporto ai progetti dei Comuni in linea con PNIEC, i progetti inviati dall’ANCI, nonché quelli raccolti da Utilitalia, verranno selezionati in base alla coerenza e contributo agli obiettivi del PNIEC, nonché per impatto locale, mediante procedura di evidenza pubblica e intensità di aiuto, in linea con le norme comunitarie in vigore al momento dell’avvio della selezione.

PRODUZIONE DISTRIBUZIONE UTILIZZO DELL’IDROGENO VERDE

La Strategia Idrogeno è attualmente in fase di finalizzazione. In attesa della sua definizione, la linea progettuale Idrogeno verde si basa sulle seguenti iniziative:

2.1 Produzione di idrogeno in aree dismesse. Questo investimento ha l’obiettivo di riconvertire aree industriali abbandonate per testare la produzione di idrogeno da FER localizzate nelle aree stesse. L’investimento consentirà l’uso locale dell’idrogeno nell’industria, creando da 5 a 10
Hydrogen Valley con produzione e utilizzo locali.

2.2 Produzione di elettrolizzatori e sviluppo di una filiera italiana dell’idrogeno. Il progetto mira a creare un polo industriale per la produzione di elettrolizzatori. Il polo industriale dovrà essere in grado di produrre elettrolizzatori di diverse dimensioni e tipologie per soddisfare le diverse esigenze del mercato.

2.3 Utilizzo dell’idrogeno idrogeno nell’industria ‘Hard-to-abate’. Nell’industria siderurgica primaria, l’idrogeno rappresenta in prospettiva un’alternativa al gas naturale per la produzione di Ferro Ridotto Diretto (DRI). In linea con gli obiettivi europei di riduzione delle emissioni, è previsto
un investimento per lo sviluppo del DRI connesso al progetto di decarbonizzazione dell’ex ILVA a Taranto e alla transizione per la produzione di acciaio verde in Italia. Oltre alla produzione di acciaio primario, l’idrogeno può essere utilizzato nel riscaldamento in altri processi produttivi della siderurgia, della raffinazione del petrolio, della chimica, cemento, vetro e cartiere.

2.4 Rete stazioni di rifornimento idrogeno. Questo investimento mira a creare una rete di stazioni di rifornimento di idrogeno con un massimo di 40 distributori di carburante adatti ai camion per una riduzione delle emissioni legate al trasporto.

2.5 Utilizzo idrogeno nel trasporto ferroviario. Questo investimento mira a introdurre treni
alimentati a idrogeno nella rete ferroviaria nazionale. La propulsione FCH (Fuel Cell Hydrogen) può sostituire il diesel laddove l’elettrificazione dei binari non è economicamente fattibile (attualmente
circa il 40% della rete nazionale).
2.6 Ricerca nel campo dell’idrogeno. L’investimento mira a migliorare la conoscenza dell’implementazione del vettore idrogeno in tutte le fasi: produzione, stoccaggio e distribuzione.

Accanto alle tecnologie, si sosterrà la sperimentazione nei principali segmenti e la realizzazione di prototipi per l’industrializzazione dei processi innovativi.

Questo progetto sarà raccordato con quelli previsti dalla Componente 2 della Missione 4 (“Dalla Ricerca all’Impresa”) con particolare
riferimento agli IPCEI e alla creazione di centri di eccellenza per la ricerca e le tecnologie emergenti.

2.7 Sviluppo tecnologico idrogeno verde. L’obiettivo principale dell’investimento è rendere le turbine a gas parte integrante del futuro mix energetico, soddisfacendo la domanda in arrivo per estendere la capacità delle infrastrutture di generazione di energia esistenti di incorporare combustibili verdi, in particolare l’idrogeno. La strategia è progettare e realizzare bruciatori in grado di utilizzare idrogeno in sostituzione del gas naturale fino al 70%, corrispondente a una
riduzione delle emissioni di CO2 del 40%.

3. Trasporti locali sostenibili, ciclovie e rinnovo parco rotabile

La linea si compone dei seguenti progetti:
3.1 Piano nazionale ciclovie. Realizzazione e manutenzione di reti ciclabili, di percorsi ciclopedonali e di infrastrutture urbane e interurbane dedicate alla mobilità dolce e al cicloturismo. In particolare, La misura prevede la (i) realizzazione di 1.000 km di piste ciclabili urbane e metropolitane; (ii)
realizzazione di 1.626 km di piste ciclabili turistiche.

3.2 Mobilità sostenibile: affrettati lentamente. Il progetto prevede di realizzare interventi integrati (piste ciclabili, scuola bus, sharing mobility, mobility management ecc.) in 40 Comuni con oltre 50.000 abitanti, da individuare tramite pubblicazione di una manifestazione di interesse, a beneficio delle aree urbane più affette dagli impatti negativi della qualità dell’aria, incidentalità e
congestione del traffico.

3.3 Trasporto pubblico locale green e trasporto rapido di massa
3.3.1 Rafforzamento dell’industria dei trasporti green e delle relative filiere nazionali. L’investimento prevede diverse misure di supporto per le filiere produttive. Una prima misura prevede la stipula di 25/30 contratti di sviluppo per aziende della filiera nazionale autobus che permettano di implementare progetti di trasformazione industriale per servire l’incremento di
domanda di autobus a basso impatto ambientale. Una seconda azione promuove attraverso un credito d’imposta l’acquisto o la costruzione di stampi per la laminazione sotto vuoto di scafi per imbarcazioni da diporto in infusione di fibra di vetro o tessuti pre-gravati, che consentono una maggiore efficienza in navigazione. Una terza misura prevede l’attivazione di bandi, appalti pre-
competitivi, sistemi di early adoption con soglie più basse rispetto alle attuali per incentivare le PMI alla riconversione verso nuove tecnologie (veicoli elettrici/ibridi, digitalizzazione, ecodesign, etc.),
nuove produzioni ed estensione alle filiere automotive, autobus, nautica e per la mobilità marittima finalizzati al trasporto a basso impatto ambientale e smart.

3.3.2 Rinnovo flotta autobus a basso impatto ambientale. La misura viene attuata accelerando l’attuazione del Piano Strategico Nazionale per la Mobilità Sostenibile e prevede il progressivo rinnovo degli autobus per il trasporto pubblico locale e la realizzazione di infrastrutture di ricarica
dedicate. In particolare, è previsto l’acquisto entro il 2026 di 5.139 bus a basse emissioni: 2.730 veicoli alimentati da GNC o GNL, 2.051 veicoli a propulsione elettrica e 358 veicoli alimentati a idrogeno. La provincia autonoma di Bolzano ha presentato un progetto specifico per gli autobus a propulsione a idrogeno.

3.3.3 Rinnovo flotta treni per trasporto regionale con mezzi a propulsione alternativa. L’obiettivo è di ridurre l’età media della flotta rotabile regionale tramite l’acquisto di treni a propulsione elettrica
e treni alimentati a idrogeno. Il numero totale di treni da acquistare è di 80 unità entro il 2026, di cui 59 a propulsione elettrica e 21 a idrogeno.

3.3.4 Rinnovo flotta navale per trasporto regionale con unità a propulsione alternativa. Si intende rinnovare il 25% della flotta navale per il trasporto pubblico locale acquistando unità a basse e zero emissioni. È previsto l’acquisto di 12 traghetti e di 10 unità navali ad alta velocità (aliscafi) alimentati a GNL, elettrici o idrogeno. Sarà istituita una cabina di regia nazionale per gestirne l’acquisto da
parte delle Regioni, che le daranno in concessione ad operatori regolati da contratti di servizio pubblico.

EFFICIENZA ENERGETICA E RIQUALIFICAZIONE DEGLI EDIFICI

La componente intercetta una dimensione assai rilevante per l’abbattimento delle emissioni di CO2: la riduzione dei consumi di energia degli edifici che generano più di un terzo dei consumi totali in Italia, nonché l’adeguamento antisismico degli stessi. La maggior parte dei 14,5 milioni di edifici del Paese è stata edificata in epoche precedenti alle vigenti normative legate all’efficienza
energetica. L’Italia è inoltre esposta a rischi sismici, che richiedono una diffusione capillare degli interventi di prevenzione.
La componente è costituita da due linee progettuali. La prima riguarda la realizzazione di un programma di efficientamento e messa in sicurezza del patrimonio edilizio pubblico, con particolare riferimento a scuole, edilizia residenziale pubblica, comuni e cittadelle giudiziarie. La seconda prevede l’introduzione di un incentivo temporaneo per la riqualificazione energetica e l’adeguamento antisismico del patrimonio immobiliare privato, attraverso una detrazione fiscale
pari al 110% dei costi sostenuti per gli interventi.

EDILIZIA PUBBLICA

1.1 Risanamento strutturale degli edifici scolastici

Efficientamento energetico degli edifici scolastici, digitalizzazione degli ambienti di apprendimento attraverso il cablaggio interno delle scuole, in modo da favorire una progressiva riduzione dei consumi energetici e delle emissioni climalteranti, un miglioramento delle classi energetiche e un
incremento della sicurezza sismica degli edifici. Il tasso di ristrutturazione della superficie degli edifici scolastici che si intende realizzare è pari al 20% del patrimonio esistente, raggiungendo la
quota del 50% complessivo, data la situazione di partenza (30% di edifici efficienti e sicuri).

1.2 Realizzazione di nuove scuole mediante sostituzione edilizia

Realizzazione di nuove scuole sostituendo parte del patrimonio scolastico vetusto, soprattutto nelle aree a maggior rischio sismico, incremento aree verdi, digitalizzazione degli ambienti di
apprendimento attraverso il cablaggio interno delle scuole. Il numero degli edifici oggetto di
intervento è pari al 20% del patrimonio esistente.

1.3 “Safe, green and social” per l’edilizia residenziale pubblica

Riqualificazione del patrimonio abitativo di edilizia residenziale pubblica nazionale, comprendente interventi di efficientamento energetico, volti a realizzare il passaggio di classe energetica da classe G a classe E, nonché interventi di miglioramento sismico. Si stima di intervenire su una superficie
di circa 10.200.000 mq, ovvero 1/5 dell’intera superficie del patrimonio edilizio residenziale
pubblico in Italia; per il miglioramento sismico si stima di intervenire su circa 1/5 di tale valore Efficientamento energetico e riqualificazione edifici pubblici in aree metropolitane

Progetti in corso di definizione con l’ANCI, che riguardano la riqualificazione di edifici di proprietà comunale per utilizzi sociali.

1.5 Efficientamento cittadelle giudiziarie
Realizzazione delle cittadelle giudiziarie, riqualificazione e potenziamento del patrimonio immobiliare della amministrazione della giustizia in chiave ecologica e digitale. Il target è stimato
in 40 edifici da riqualificare, ivi comprese la realizzazione delle cittadelle giudiziarie.
Questo intervento beneficia di risorse complementari per 150 milioni dai progetti PON.
Si segnala che questa linea di azione benefica anche di risorse complementari per 250 milioni dai progetti PON per interventi di Efficientamento edifici demanio statale.

2. Edilizia privata: estensione del superbonus al 110% per efficientamento energetico e
messa in sicurezza degli edifici

La misura, introdotta di recente, prevede una detrazione d’imposta pari al 110% per le spese sostenute per interventi di riqualificazione energetica, come quelli di isolamento termico degli involucri edilizi, di sostituzione degli impianti di climatizzazione invernale e di riduzione del rischio
sismico degli edifici. Nel caso di tali casi interventi, è possibile includere nell’ incentivo anche l’installazione di impianti solari fotovoltaici e di infrastrutture per la ricarica di veicoli elettrici.

Il beneficio spetta per le spese sostenute per interventi effettuati su parti comuni di edifici, su unità immobiliari funzionalmente indipendenti e con uno o più accessi autonomi dall’esterno, site all’interno di edifici plurifamiliari, nonché sulle singole unità immobiliari. Si applica agli interventi
effettuati dai condomìni, dalle persone fisiche, al di fuori dell’esercizio di attività di impresa, arti e professioni, e dagli Istituti autonomi case popolari e enti aventi le stesse finalità sociali che rispondono ai requisiti della legislazione europea in materia di “in-house providing”, cooperative di
abitazione a proprietà indivisa, Onlus e associazioni di volontariato, associazioni e società sportive dilettantistiche.

Al fine di favorire l’utilizzo generalizzato della misura, è prevista la possibilità di optare, in luogo della fruizione diretta della detrazione, per un contributo anticipato sotto forma di sconto dai fornitori dei beni o servizi o, in alternativa, per la cessione del credito corrispondente alla detrazione spettante.

In aggiunta agli adempimenti ordinariamente previsti per le detrazioni fiscali, ai fini della fruizione dell’incentivo, il contribuente deve acquisire anche il visto di conformità della documentazione che attesta la sussistenza dei presupposti che danno diritto alla detrazione d’imposta, ivi inclusi l’asseverazione tecnica relativa agli interventi di efficienza energetica e di riduzione del rischio sismico da parte di tecnici abilitati e l’attestazione della congruità delle spese sostenute in relazione agli interventi agevolati in base a specifiche tabelle di costo.

La misura si applica alle spese sostenute fino al 30 giugno 2022 (31 dicembre 2022 per gli IACP). Può essere applicata per ulteriori sei mesi nei casi di lavori effettuati da condomìni e IACP quando siano stati effettuati almeno il 60% dei lavori prima del termine di scadenza della misura. Al fine di dare maggiore tempo per gli interventi più complessi, si prevede di allungare l’applicazione della misura (i) per gli IACP al 30 giugno 2023; e (ii) per i condomìni fino al 31 dicembre 2022, a prescindere dalla realizzazione di almeno il 60% dei lavori.
L’obiettivo è di aumentare in modo sostanziale il risparmio annuale generato dagli interventi di riqualificazione energetica. In termini di superficie sottoposta a riqualificazione energetica e sismica, si stimano circa 3 milioni di metri quadri riqualificati per anno, corrispondenti a circa l’1% della superficie complessivamente occupata da edifici residenziali.

Questo intervento beneficia di risorse complementari per 6 miliardi e 200 milioni dagli stanziamenti della Legge di Bilancio.

TUTELA DEL TERRITORIO E DELLA RISORSA IDRICA

La componente punta anzitutto a migliorare la resilienza dei sistemi idrici ai cambiamenti climatici e all’incremento degli stress conseguenti, migliorando lo stato di qualità ecologica e chimica dei corpi idrici, la gestione a livello di bacino e l’allocazione efficiente della risorsa idrica tra i vari
usi/settori (urbano, agricoltura, idroelettrico, industriale), investendo sulla manutenzione
straordinaria degli invasi e dei sistemi di approvvigionamento (alcuni con estensione
sovraregionale), ovvero completando i grandi schemi idrici ancora incompiuti, spesso utilizzati a scopo plurimo.

Inoltre, si intende ridurre drasticamente la dispersione delle acque legata ad una gestione poco efficiente di infrastrutture obsolete (la media nazionale è 41%, mentre nel Sud la media è 51%). L’uso efficiente della risorsa idrica è una misura fondamentale di adattamento al cambiamento climatico, considerando la maggior durata osservata dei periodi di siccità e lo stress idrico in alcune aree del paese. Favorire la trasformazione e supportare il consolidamento delle reti quali smart
network con sensori e apparecchiature che consentano il controllo continuativo delle pressioni e la identificazione proattiva delle perdite, investendo nella manutenzione con sostituzione delle tubazioni, mirata ed economicamente più vantaggiosa nel breve e nel lungo periodo.

Un ulteriore obiettivo della componente è di favorire una depurazione più efficace delle acque al fine di migliorare la qualità delle acque interne e marine combinando innovazione tecnologica, transizione ecologica e miglioramento della qualità ambientale. Attualmente l’Italia è destinataria
di numerose procedure di infrazione aperte dalla Commissione Europea per violazione della Direttiva 91/271/CEE, che per la maggior parte riguardano il Mezzogiorno. Gli impianti di depurazione dovranno diventare “fabbriche verdi”, che consentano il recupero energetico e dei fanghi, e la produzione di acque reflue depurate ad uso irriguo. In aggiunta, si punta a mitigare i rischi legati al dissesto idrogeologico, esacerbati dagli impatti del clima sul ciclo idrologico e su tutte le fenomenologie ad esso collegate. I finanziamenti per gli interventi di mitigazione dei rischi derivanti da fenomeni di dissesto idrogeologico rivestono carattere strategico, anche nell’ottica delle politiche complessive di sviluppo sostenibile, di crescita economica dei territori e di costruzione di politiche di resilienza delle comunità locali.

Sempre per la mitigazione dei rischi dal dissesto vanno realizzate misure di tipo estensivo nelle superfici forestali presenti nei bacini idrografici, con interventi di gestione forestale sostenibile e di sistemazioni di idraulica forestale, con particolare riferimento alle zone collinari e montane ad
alto rischio idrogeologico e di frana, allo scopo di migliorare la funzionalità, la resistenza, la resilienza dei boschi esistenti e, tra le funzioni, quella regimante ed antierosiva per prevenire il dissesto idrogeologico e migliorare il deflusso nel reticolo idrografico minore e nel sistema irriguo al servizio dei territori rurali.
Le azioni di mitigazione, nell’ambito dell’agroecosistema irriguo, devono necessariamente riguardare in modo integrato da un lato interventi per la migliore gestione delle risorse idrichequali interventi infrastrutturali irrigui di riconversione del sistema di irrigazione verso sistemi a più
alta efficienza, con installazione di tecnologie, quali misuratori e telecontrollo