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Rifiuti radioattivi, tutti i numeri dell’Italia nel nuovo Inventario nazionale ISIN

Più del 90% del combustibile irraggiato delle quattro centrali nucleari nazionali dismesse non si trova più in Italia

Il nuovo “Inventario nazionale dei rifiuti radioattivi” è disponibile online, sul sito web dell’Ispettorato nazionale per la sicurezza nucleare e la radioprotezione – ISIN (https://www.isinucleare.it). Il documento contiene informazioni relative a volumi, masse, stato fisico, attività specifica, contenuto radioattività e condizioni di stoccaggio dei rifiuti, compresi il combustibile esaurito e le sorgenti dismesse.

OLTRE IL 90% DEL COMBUSTIBILE IRRAGGIATO DELLE QUATTRO CENTRALI NUCLEARI NAZIONALI DISMESSE NON SI TROVA PIÙ IN ITALIA

corea nuclearePer quel che concerne il materiale ad alta attività, va premesso che più del 90% del combustibile irraggiato delle quattro centrali nucleari nazionali dismesse non si trova più in Italia. E’ stato inviato in Francia e in Gran Bretagna, dove è stato riprocessato. Una quota è diventata materiale riutilizzabile, la parte residua, considerata rifiuto radioattivo, è stata stoccata in contenitori che faranno rientro nel nostro Paese. Il restante combustibile esaurito, non inviato all’estero e che ammonta oggi a sole 16 tonnellate, si trova nei siti Avogadro, ITREC, OPEC-1, CCR ISPRA (VA), LENA, TRIGA RC1.

LA MAGGIOR QUANTITÀ DI COMBUSTIBILE IRRAGGIATO SI TROVA IN PIEMONTE

Il combustibile irraggiato è quel rifiuto che, rimosso dal nocciolo di un reattore, può essere considerato una risorsa riutilizzabile o può essere destinato allo smaltimento, se considerato radioattivo. L’attività radioattiva di queste sostanze, espresse in TBq (Terabequerel – 1012 Bequerel), vedono il Piemonte detenerne il valore maggiore (31.137 TBq), seguito da Lombardia (4.278), Basilicata (1.562) e Lazio (42). Non presente, invece, in Emilia Romagna, Campania e Puglia. Nel Deposito Avogadro, nel vercellese, è presente la maggior parte del combustibile irraggiato (31.137 TBq); seguono il Centro Comune di Ricerche di Ispra-Varese (4.271.6 TBq), ITREC (1.562), OPEC-1 (34,37), TRIGA RC1 (8,04) e LENA (6).

IL LAZIO È INVECE LA REGIONE CON LA MAGGIORE “QUANTITÀ” DI RIFIUTI RADIOATTIVI

Su un totale di 30.497,3 m3, è il Lazio la Regione con la maggiore “quantità” di rifiuti, con 9.241 m3, pari al 30,30% del totale; a seguire, la Lombardia, con 5.875 m3 (19,26%), il Piemonte, con 5.101 m3 di rifiuti radioattivi (16,73%), l’Emilia Romagna (3.211 m3 e una percentuale del 10,53%), la Basilicata (3.150 m3, pari al 10,33%) e la Campania (2.913 m3, pari al 9,55%). Fanalino di coda la Puglia, con 1.007 m3 di rifiuti radioattivi stoccati sul proprio territorio (pari al 3,3%).

LE SORGENTI DISMESSE PRESENTI NEL LAZIO SONO CARATTERIZZATE DALLA PIÙ CONSISTENTE ATTIVITÀ

Un altro elemento riguarda le sorgenti sigillate dismesse che, benché non più utilizzate, rappresentano ancora un potenziale radiologico, anche se con intensità molto minori rispetto a quelle del combustibile irraggiato. Infatti tali attività vengono misurate i gigabequerel (GBq – 109 Bequerel) cioè un millesimo dei terabequerel con cui si misura il combustibile irraggiato. Con 891.867 GBq di attività, le sorgenti dismesse presenti nel Lazio sono caratterizzate dalla più consistente attività; seguono la Lombardia (3.496 GBq), il Piemonte (2.291) e l’Emilia Romagna (95). Le sorgenti dismesse non sono invece stoccate in Campania, Basilicata e Puglia.

I MATERIALI DA BONIFICA CUSTODITI IN 13 SITI IN LOMBARDIA E 2 NEL VENETO

Infine sono inseriti nell’inventario anche i “materiali e rifiuti radioattivi derivanti da attività di bonifica”. Si tratta nella maggior parte dei casi di polveri e scorie di fusione a bassa attività radiologica che sono custodite in 15 siti, 13 in Lombardia e 2 nel Veneto.