Energie del futuro

Rinnovabili, l’Ue può superare i target 2030? Irena dice sì, ecco come

Tutti i paesi europei hanno un potenziale, in termini di costo-efficacia, per utilizzare più fonti pulite. Ecco numeri e scenari del rapporto dell’Agenzia internazionale per le rinnovabili (Irena)

L’Unione europea potrebbe raddoppiare la quota di rinnovabili nel suo mix energetico in modo economicamente sostenibile, portandola dal 17% del 2015 al 34% nel 2030, superando quindi l’obiettivo già stabilito del 27%. È quanto emerge dal rapporto dell’Agenzia internazionale per le rinnovabili (Irena) sulle prospettive delle fonti verdi in Europa presentato a Bruxelles dal commissario europeo al clima ed energia Miguel Arias Canete. Lo studio REmap di Irena, preparato in collaborazione con la Commissione europea, mira a individuare le opzioni rinnovabili più efficaci sotto il profilo dei costi per tutti gli Stati membri dell’Ue, che abbracciano un’ampia gamma di settori e tecnologie.

DA PIENA ATTUAZIONE OPZIONI RINNOVABILI POSSIBILE RAGGIUNGERE TRAGUARDO 34%

Secondo Irena, infatti, da oltre due decenni l’Unione europea è all’avanguardia nella diffusione mondiale delle rinnovabili e tutti i paesi Ue hanno un potenziale, in termini di costo-efficacia, per utilizzare più fonti pulite che rappresentano, di fatto, un’opzione “vitale per la decarbonizzazione a lungo termine del sistema energetico europeo”. Irena ricorda, infatti, che l’adozione di obiettivi a lungo termine e di misure politiche di sostegno ha determinato una forte crescita del consumo di energia rinnovabile, che è passata da una quota del 9% nel 2005 al 16,7% nel 2015. Ciò ha messo l’Ue sulla buona strada per raggiungere l’obiettivo del 20% fissato per il 2020. I risultati del documento redatto dall’Agenzia internazionale per le rinnovabili suggeriscono però che l’Unione europea potrebbe raggiungere – e potenzialmente superare – l’obiettivo proposto per le fonti pulite del 27% entro il 2030. “Dall’adozione dell’obiettivo del 27% nel 2014, molto è cambiato nel settore dell’energia. Le tecnologie rinnovabili chiave come il fotovoltaico e l’eolico offshore hanno ottenuto riduzioni di costo incredibili, superando le aspettative sia in termini di velocità che di estensione – si legge nel rapporto –. Poiché queste tecnologie migliorano, lo stesso vale per il potenziale rinnovabile che può essere sfruttato a costi contenuti. Lo sviluppo tecnologico si è accelerato anche nei settori degli usi finali”. Proprio grazie a questi sviluppi, prosegue il documento “l’obiettivo del 27% di energie rinnovabili concordato nel 2014 può essere considerato un obiettivo prudente per l’Ue. L’analisi mostra che esistono varie combinazioni economicamente convenienti per raggiungere l’obiettivo del 27%; tuttavia, l’analisi REmap identifica un ulteriore potenziale per superare questa quota. La piena attuazione di tutte le opzioni relative alle energie rinnovabili” porterebbe, infatti, la loro quota “al 33% entro il 2030”. E se si considera “la realizzazione dell’obiettivo di efficienza energetica proposto del 30%”, la quota potrebbe salire addirittura “al 34%”.

COME RAGGIUNGERE IL POTENZIALE SUPPLEMENTARE?

Secondo il rapporto Irena, il potenziale supplementare va raggiunto tenendo conto del fatto che la produzione di rinnovabile tradizionale (eolica, solare, idroelettrica, geotermica e solare termico negli edifici) consente ormai un forte risparmio dei costi, pompe di calore e veicoli elettrici “offrono una neutralità” delle spese mentre la biomassa comporta costi aggiuntivi. “Tuttavia – spiega il documento di Irena – la piena attuazione di tutte le opzioni porterebbe a un risparmio netto stimato di 25 miliardi di dollari all’anno entro il 2030, in quanto i risparmi derivanti dalle opzioni più economiche supererebbero i costi aggiuntivi di quelle più costose. I costi aggiuntivi per l’ammodernamento delle reti elettriche, o un potenziale scenario di prezzi bassi o stagnanti dei combustibili fossili, potrebbero ridurre questi risparmi stimati”. In ogni caso i potenziali costi aggiuntivi “sono superati dai benefici quando si considerano le esternalità sanitarie e ambientali. Oggi in Europa circa 400mila persone muoiono prematuramente ogni anno a causa dell’inquinamento atmosferico. Secondo le stime, i risparmi realizzati grazie ai soli danni evitati alla salute sono compresi tra i 19 e i 71 miliardi di dollari all’anno entro il 2030, mentre i costi ambientali evitati con l’introduzione delle opzioni REmap sono stimati tra gli 8 e i 37 miliardi di dollari all’anno entro il 2030”. Dall’analisi riguardante costi-benefici e costi esterni evitati per salute e ambiente, si evidenzia che “la diffusione accelerata delle energie rinnovabili porterebbe a risparmi totali compresi tra 52 e 133 miliardi di dollari all’anno entro il 2030”.offshore

SERVONO INVESTIMENTI PER 73 MILIARDI DI DOLLARI L’ANNO

Dopo il picco raggiunto nel 2011, i nuovi investimenti in rinnovabili in Europa hanno subito un notevole rallentamento rispetto ad altre grandi regioni del mondo. Per questo, osserva l’Agenzia internazionale per le rinnovabili, il raggiungimento di una quota del 34% di fonti verdi entro il 2030 “richiederebbe un investimento medio stimato in energie rinnovabili di 73 miliardi di dollari l’anno. Gli investimenti incrementali accumulati in aggiunta al caso di riferimento ammonterebbero a 433 miliardi di dollari fino al 2030, pari ad un contributo annuo medio dello 0,3% del prodotto interno lordo attuale dell’Ue a 28”. In sostanza, con questi investimenti, si innescherebbe un effetto moltiplicatore che Irena indica in un fattore 2 su scala globale e addirittura di più per aree come l’Europa che importano combustibili fossili. Inoltre, gli investimenti supplementari in fonti pulite avrebbero anche un effetto positivo in termini di creazione di posti di lavoro: “Oggi il settore delle energie rinnovabili occupa circa 1,2 milioni di persone in Europa. Tale cifra aumenterebbe notevolmente, raddoppiando entro il 2030 la quota delle energie rinnovabili”.

CON TUTTE LE OPZIONI RINNOVABILI IN CAMPO DALL’EUROPA SCOMPARIREBBERO TANTE EMISSIONI QUANTE NE PRODUCE L’ITALIA

Dal rapporto emerge, inoltre, che il settore europeo dell’energia elettrica può assorbire ampie quote di energia solare fotovoltaica ed eolica mentre le soluzioni di riscaldamento e raffreddamento rappresentano oltre un terzo del potenziale energetico rinnovabile non sfruttato a livello comunitario. Ma per conseguire gli obiettivi di decarbonizzazione a lungo termine sono necessarie tutte le opzioni di trasporto rinnovabile, compresi i veicoli elettrici e i biocarburanti. E compresa la biomassa che rimarrà una fonte fondamentale anche dopo il 2030. Il documento stilato dall’Agenzia per le rinnovabili ricorda poi che nel 2015 la quota delle rinnovabili negli Stati membri variava dal 5% al 54%. Nonostante simili variazioni, ammette il rapporto, “si protrarranno fino al 2030, riflettendo molteplici fattori quali i diversi punti di partenza, il potenziale disponibile in termini di risorse, le politiche esistenti e previste, nonché le condizioni di mercato specifiche per le energie rinnovabili in ciascun paese”, tali differenze “potrebbero ridursi entro tale data in quanto i paesi con quote iniziali più basse hanno il potenziale per crescere più rapidamente”. Per questo “sarà necessario uno sforzo supplementare per allineare le tendenze a lungo termine del sistema energetico con gli obiettivi di decarbonizzazione fissati per il 2050, in particolare nei settori di uso finale (edilizia, industria e trasporti), dove in passato i progressi sono stati lenti”. Infatti, secondo il rapporto, anche se l’Ue dovesse realizzare l’obiettivo di riduzione delle emissioni del 40% entro il 2030, “tra il 2030 e il 2050 saranno necessarie riduzioni molto più profonde (da due a tre volte superiori a quelle necessarie tra i livelli attuali e quelli del 2030)”. La piena implementazione delle opzioni pensate da REmap porterebbe, invece ad una riduzione di 412 Mt CO2 (15%) rispetto al Caso di Riferimento nel 2030, una quantità paragonabile alle attuali emissioni totali dell’Italia. Questo scenario porterebbe a una riduzione del 42% delle emissioni nel settore energetico rispetto ai livelli del 1990, in linea con l’obiettivo di riduzione del 40% delle emissioni di gas serra dell’ UE entro il 2030”. In questo caso, la quota delle energie rinnovabili nel settore dell’ energia elettrica” salirebbe al 50% entro il 2030 (rispetto al 29% nel 2015), mentre nei settori di uso finale le energie rinnovabili rappresenterebbero il 42% delle quote nel settore dell’ edilizia, il 36% nell’ industria e il 17% nel settore dei trasporti”.

FOTOVOLTAICO ED EOLICO

Il fotovoltaico e l’eolico rappresentano, secondo lo studio, “la maggior parte delle capacità aggiuntive nel settore dell’energia”. Secondo REmap il potenziale individuato porterebbe a 327 GW di capacità installata l’energia eolica (+97 GW rispetto al caso di riferimento) e 270 GW l’energia solare (+86 GW rispetto al caso di riferimento), mentre altre tecnologie, tra cui biomassa, energia idroelettrica, geotermica, energia solare concentrata (CSP) ed energia prodotta dal mare, contribuirebbero con altri 23 GW. Lo scenario REmap si traduce, inoltre, in un’elevata quota di produzione variabile da fonti rinnovabili (29%), che porrà nuove sfide per il funzionamento dei sistemi energetici europei, in particolare per la loro flessibilità. Le simulazioni effettuate nel rapporto mostrano che lo scenario “potrebbe essere tecnicamente fattibile considerando l’infrastruttura di interconnessione prevista per il 2030, ma rivelano anche le sfide che dovranno essere affrontate” come l’elevata congestione degli interconnettori e i prezzi inferiori alla media dei mercati all’ingrosso determinati dalla variabilità delle rinnovabili “in quanto i loro bassi costi marginali di produzione esercitano una pressione al ribasso sui prezzi quando sono in funzione”. fotovoltaico

RISCALDAMENTO E RAFFREDDAMENTO

Il riscaldamento e il raffreddamento rappresentano attualmente circa la metà della domanda di energia europea. Tuttavia, i progressi nella diffusione delle rinnovabili in questo ambito “sono stati più lenti che nel settore dell’energia elettrica. La quota di rinnovabili nel riscaldamento e raffreddamento potrebbe raggiungere il 34% entro il 2030 con un più rapido ricorso alle energie rinnovabili, rispetto al 25% nel caso di riferimento. Più di due terzi delle opzioni aggiuntive di riscaldamento e raffreddamento rinnovabile individuate sono meno costose dell’alternativa convenzionale. L’analisi di REmap rivela un notevole potenziale per accelerare la diffusione delle pompe di calore – che potrebbero rappresentare circa il 9% del fabbisogno di riscaldamento – così come degli scaldacqua solari e dell’uso diretto della biomassa nell’industria e negli edifici. Oggi, i sistemi di teleriscaldamento forniscono circa il 9% del fabbisogno di riscaldamento dell’Ue. Tuttavia, la maggior parte di questi impianti viene prodotta con gas naturale e carbone. La conversione dei sistemi di teleriscaldamento in energie rinnovabili è un’ opzione per accelerare la diffusione delle energie rinnovabili nel settore del riscaldamento e raffreddamento”.

TRASPORTI

Negli ultimi dieci anni l’Ue ha compiuto progressi limitati per quanto riguarda la diffusione delle rinnovabili nel settore dei trasporti. La rapida adozione di veicoli elettrici sarà fondamentale per accelerare tale diffusione consentendo l uso di elettricità verde nel trasporto stradale. Entro il 2030 la maggior parte dei veicoli per passeggeri venduti potrebbe essere completamente elettrici o ibridi, e i veicoli elettrici potrebbero potenzialmente rappresentare il 16% del parco auto totale in Europa. Tuttavia, anche con l’adozione così rapida di veicoli elettrici, l’energia rinnovabile rappresenterebbe solo circa il 3% del consumo energetico del settore entro il 2030. I biocarburanti liquidi – sia avanzati che convenzionali – saranno ancora necessari per lo stock esistente di veicoli con motori a combustione interna e per i modi di trasporto in cui l’elettrificazione non è ancora possibile. L’uso di biocarburanti liquidi potrebbe triplicare entro il 2030 rispetto ai livelli del 2010, raggiungendo circa 66 miliardi di litri”.

BIOMASSE

La biomassa rimarrà fondamentale per la transizione energetica fino al 2030 e oltre. Ciò vale in particolare per gli usi che non sono facilmente convertibili in elettricità o in altri vettori nel breve e medio termine. La diffusione complessiva della bioenergia nello scenario della mappa potrebbe raddoppiarsi rispetto ai livelli odierni. Tuttavia, la sua quota nel consumo totale di energie rinnovabili diminuirebbe dal 67% nel 2010 al 55% nel 2030, in quanto il contributo crescente di altre energie rinnovabili supererebbe la bioenergia.