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Cosa vuole fare il nuovo governo britannico sull’energia

Grant Shapps Rishi Sunak

Grant Shapps ha preso il posto di Rees-Mogg come ministro dell’Energia nel nuovo esecutivo di Rishi Sunak. Quale politica attendersi?

La Gran Bretagna continua a vivere una fase a dir poco turbolenta dal punto di vista politico. Dopo la controversa fine di Boris Johnson e la morte della Regina Elisabetta II, anche Liz Truss si è resa protagonista. Il suo governo è durato soltanto 44 giorni, ora al N.10 di Downing Street c’è Rishi Sunak.

Il momento è critico non soltanto dal punto di vista economico. Anche sull’energia le sfide che attendono il nuovo esecutivo conservatore sono tante.

SUNAK SOSTITUISCE TRUSS, GRANT SHAPPS NUOVO MINISTRO DELL’ENERGIA

Al Dipartimento energetico è stato nominato un politico di lungo corso, Grant Shapps. Sarà nuovo Segretario di Stato per le imprese, l’energia e la strategia industriale del governo britannico guidato per la prima volta da un premier indiano e non bianco. Prende il posto del controverso ministro Jacob Rees-Mogg.

Grant Shapps è stato Segretario di Stato per il Dipartimento dell’Interno dal 19 ottobre 2022 al 25 ottobre 2022, Segretario di Stato per i Trasporti tra il 24 luglio 2019 e il 6 settembre 2022 e Ministro di Stato presso il Dipartimento per lo Sviluppo Internazionale dall’11 maggio 2015 al 28 novembre 2015, si legge dal profilo ufficiale del sito governativo.

Al momento non abbiamo indicazioni particolari sulla sua traiettoria in termini di azioni in politica energetica. Sul suo predecessore, invece, i timori erano legati al suo scetticismo climatico. Nove anni fa, al Telegraph, disse che “le aspettative di un disastro finale sono parte della psicologia umana. I profeti di sventura del semi-religioso movimento ecologista non fanno eccezione. Non mi sembra saggio basare politiche pubbliche sulla base di queste paure”. E ancora: “Il buon senso vuole che se i meteorologici non riescono a prevedere il tempo della prossima stagione, non si capisce come lo si possa fare spingendosi a decenni di distanza”.

IL RITORNO DEL DIVIETO DI FRACKING

La settimana appena conclusa ha fatto registrare alcuni segnali sul clima e l’energia dal nuovo governo. Non ha perso tempo nel rassicurare anche sul fare marcia indietro rispetto alla potenziale politica di Liz Truss. In che senso? Torna il divieto di fracking, cioè di estrazioni di gas.

Rishi Sunak ha confermato quanto previsto dal manifesto Tory del 2019, cioè il blocco “fino a quando non ci saranno nuove prove scientifiche sulla sicurezza del fracking”.

Qualcuno ancora non si fida, i laburisti continuano a restare sulla soglia degli attacchi confidando nella scalata di consensi registrata dai sondaggi delle ultime settimane. I dubbi su Sunak restano, da parte dei suoi oppositori. Che però ad oggi tirano un sospiro di sollievo sulla decadenza di Liz Truss. Insomma, ora c’è un nuovo governo e bisognerà attendere le prime mosse per valutarlo.

SUNAK HA DECISO: NIENTE COP27 IN EGITTO

A Londra, intanto, lo sguardo comincia ad essere rivolto anche all’appuntamento di Sharm El Sheikh del 6-12 novembre: la Cop27 sul clima.

E a proposito di dubbi sul prossimo operato in materia ambientale ed energetica di Rishi Sunak, fa già discutere la sua decisione di non partecipare alla conferenza che verrà ospitata dall’Egitto. “Quando era Segretario d’Affari, Jacob Rees-Mogg aveva pianificato di partecipare al vertice, dicendo che avrebbe detto ai partecipanti che il fracking è verde. Il suo sostituto, Grant Shapps, non ha detto se ha intenzione di partecipare”, fa sapere il Guardian.

La decisione del nuovo inquilino di Downing Street sta provocando reazioni già da qualche giorno ed è stata approvata sia dalla ministra dell’Ambiente Therese Coffey che dall’ex ministro dell’Energia Rees-Mogg. Mentre il ministro del clima Graham Stuart e il presidente del Cop26, Alok Sharma, sono stati privati dei loro posti di gabinetto. Adesso si attende la decisione di Re Carlo sulla partecipazione al vertice egiziano sul clima.

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