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Ecco cosa faranno Iran e Cina in vista delle sanzioni Usa a Teheran

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Gli Usa, intanto, sbloccano 11 milioni di barili di greggio provenienti dalle riserve petrolifere del paese. Ma non saranno sufficienti a compensare il calo delle produzione iraniana

La data di stop all’esportazione di petrolio iraniano dovuto alle sanzioni Usa, si avvicina a passi spediti e gli Stati Uniti, preoccupati delle possibili conseguenze sui mercati internazionali, hanno deciso di “sbloccare” 11 milioni di barili di greggio provenienti dai 660 milioni di barili di scorte americane.

TRA OTTOBRE E NOVEMBRE GLI USA RILASCERANNO SUL MERCATO 11 MILIONI DI BARILI DI GREGGIO

petrolio usaSecondo quanto comunicato dal Dipartimento per l’Energia statunitense, il greggio americano sarà presente sul mercato a partire da ottobre-novembre. Il Dipartimento dell’Energia attingerà greggio da tre siti che fanno parte della Riserva Strategica del Petrolio: Bryan Mound e Big Hill in Texas e West Hackberry in Louisiana. Per gli analisti di ClearView Energy Partners LLC, questa tempistica potrebbe riflettere la preoccupazione della Casa Bianca per la stretta del mercato petrolifero nel contesto del rinnovo delle sanzioni statunitensi contro l’Iran. L’amministrazione Trump ha infatti chiesto agli alleati di fermare tutte le importazioni di petrolio iraniano entro il 4 novembre, alimentando così i timori per possibili carenze di approvvigionamento globale. Gli analisti hanno anche ipotizzato la possibilità che il presidente Donald Trump annunci un nuovo rilascio “di emergenza” dalle scorte petrolifere per abbassare i prezzi alla pompa negli Stati Uniti nel periodo precedente le elezioni di medio termine di novembre.

OPERAZIONE PER RIDURRE IL DEFICIT USA PIÙ CHE PER COMPENSARE IL MERCATO

Eppure, sostiene Bloomberg, “una vendita di 11 milioni di barili in due mesi probabilmente non farà molto per compensare l’impatto delle sanzioni, che l’amministrazione stima toglieranno dal mercato globale tra 700.000 e 1 milione di barili al giorno di greggio iraniano entro i primi di novembre”. Per questo la vendita di scorte petrolifere da parte degli Usa va più inquadrata nel programma di raccolta fondi per finalità governative. Trump, infatti, ha proposto la vendita della metà delle scorte – che attualmente ammontano a 660 milioni di barili – per ridurre il deficit di bilancio. E il Congresso ha finora autorizzato la vendita di circa 240 milioni di barili tra il 2017 e il 2027. In ogni caso, secondo gli analisti di ClearView, qualsiasi ulteriore azione da parte del presidente, che può rilasciare fino a 30 milioni di barili in caso di emergenza, è improbabile prima della scadenza del 4 novembre, ha detto.

LA COMPENSAZIONE DELLE PERDITE DELL’IRAN COMPORTERÀ UN AUMENTO DELLA PRODUZIONE, IN PARTICOLARE DELL’ARABIA SAUDITA

La mossa viene considerata esigua per compensare le forniture iraniane anche secondo BNP Paribas SA che stima un calo degli stoccaggi commerciali di greggio. “Considerando la quantità di esportazioni iraniane che potrebbero essere potenzialmente perse, stiamo parlando di un ordine di grandezza molto diverso – ha detto Harry Tchilinguirian, responsabile della strategia dei mercati delle materie prime di BNP Paribas a Bloomberg -. La compensazione delle perdite dell’Iran comporterà un aumento della produzione, in particolare dell’Arabia Saudita”.


LA CINA NON MOLLA IL PETROLIO IRANIANO. COSTI E RISCHI DI SPEDIZIONE A CARICO DI TEHERAN

Intanto le raffinerie e le industrie cinesi, per mantenere costante il flusso di petrolio iraniano verso il paese, hanno cominciato a utilizzare petroliere di proprietà iraniana per quasi tutte le loro importazioni di greggio da Teheran, secondo quanto ha riferito Reuters, citando quattro fonti con conoscenza diretta della questione. Secondo queste fonti, la Sinopec, la più grande raffineria dell’Asia, e l’operatore petrolifero statale cinese Zhuhai Zhenrong Corp, hanno attivato le clausole dei loro accordi di fornitura a lungo termine con l’Iran per utilizzare navi cisterna di proprietà della National Iranian Tanker Company (NITC). In questo modo l’Iran copre ora anche i costi e i rischi della spedizione del petrolio in Cina e, secondo le fonti, si sta occupando dell’assicurazione. Secondo i dati di Thomson Reuters Eikon, tutte e 17 le petroliere per il trasporto di greggio dall’Iran alla Cina nel mese di luglio sono state gestite dalla compagnia petrolifera iraniana. Per fare un confronto, il mese precedente le compagnie cinesi hanno utilizzato 8 delle 19 petroliere che trasportavano petrolio dall’Iran alla Cina.

LA CINA NON SMETTERÀ DI ACQUISTARE PETROLIO IRANIANO

Pechino ha comunque già comunicato che non smetterà di comprare petrolio iraniano, nonostante gli sforzi statunitensi di raggiungere l’obiettivo ‘export zero’ dall’Iran. Pare, tuttavia, che Pechino abbia accettato al massimo di non aumentare gli acquisti di petrolio dall’Iran. L’Iran, da parte sua, è invece ansioso di mantenere i rapporti con il suo più grande cliente, la Cina appunto, quando le sanzioni degli Stati Uniti sulle esportazioni di petrolio iraniano prenderanno il via.

L’IRAN AL LAVORO PER MANTENERE I PROPRI CLIENTI IN ASIA

Mentre gli operatori e assicuratori occidentali stanno recedendo dagli accordi con l’Iran per paura di commettere frodi con l’amministrazione statunitense e di rischiare sanzioni secondarie da parte degli Stati Uniti, l’Iran sta cercando di mantenere i propri clienti in Asia offrendo navi cisterna di proprietà iraniana e fornendo assicurazioni sul carico. Si dice che Teheran abbia iniziato ad offrire assicurazione cargo in India e navi cisterna gestite da società iraniane, mentre alcuni assicuratori indiani hanno rinunciato a coprire i carichi di petrolio. Teheran sta inoltre riducendo i prezzi del suo petrolio per i clienti asiatici.