Energie del futuro

Cosa ha detto Aramco sull’ammoniaca blu

Aramco

Aramco punta a dominare anche il nascente settore dell’idrogeno e dell’ammoniaca: il focus sarà inizialmente sul “blu”

La compagnia saudita degli idrocarburi Saudi Aramco domina il settore petrolifero, e punta a ricoprire un ruolo simile anche nell’emergente industria dell’idrogeno. Lo scrive Argus, che fa notare però che la società ha spedito solo un primo carico di ammoniaca “blu” – ottenuta a seguito di processi di cattura dell’anidride carbonica –, lo scorso settembre.

I PIANI DI ARAMCO

Nel corso del Global Energy Forum tenuto dall’Atlantic Council il direttore tecnico di Aramco, Ahmad al-Khowaiter, ha detto che negli ultimi anni le possibilità di impiego dell’ammoniaca come combustibile a basse emissioni di carbonio hanno acquisito credibilità grazie ad una serie di fattori: il calo dei prezzi delle fonti rinnovabili, il progresso delle tecnologie per la produzione dell’idrogeno – che si trova nell’ammoniaca, un gas – e la crescente importanza assunta dagli sforzi per la riduzione delle emissioni.

L’ammoniaca, però, non è ancora competitiva da un punto di vista economico a causa dei costi delle infrastrutture necessarie alla produzione e al trasporto.

L’ammoniaca può essere utilizzata come “vettore” per l’idrogeno: rispetto a quest’ultimo è infatti molto più semplice da liquefare, stoccare e trasportare. È un fatto che Aramco vuole cercare di sfruttare per imporsi nel nascente settore dell’idrogeno e mantenere la sua rilevanza anche in questa fase di progressiva transizione dai combustibili fossili.

La compagnia, nel commentare la spedizione di quaranta tonnellate di ammoniaca blu lo scorso settembre, disse appunto che il combustibile può essere utilizzato nelle centrali per produrre elettricità senza emissioni di anidride carbonica.

L’ammoniaca blu di cui parla Aramco è stata prodotta attraverso un processo di sintesi dall’azoto e dall’idrogeno, “blu” a sua volta (ottenuto cioè dal gas naturale, un idrocarburo, ma catturando la CO2 generata dal processo).

Khowaiter ha detto che il “vantaggio” del petrolio sta nella sua “fungibilità”, ossia la sua “capacità di essere spostato ad un basso costo. Se possiamo spostare la stessa energia nell’idrogeno, o in un vettore di idrogeno come l’ammoniaca, otterremo lo stesso valore dei nostri idrocarburi”.

FOCUS (PER ORA) SUL BLU

Aramco, per il momento, non si concentrerà sull’ammoniaca verde – ottenuta da fonti rinnovabili e da idrogeno a sua volta verde –, ma principalmente su quella blu. Se però la domanda dovesse tendere maggiormente verso combustibili a sempre minore intensità di carbonio, nota Argus, la compagnia e gli altri produttori dovranno assecondarla e puntare sul verde.

I tradizionali produttori petroliferi in Medio Oriente, come appunto l’Arabia Saudita, potrebbero trarre comunque un vantaggio dal boom delle rinnovabili potendo contare su una geologia favorevole, sull’abbondanza di sole da sfruttare per la produzione di energia, su un expertise energetico già consolidato e su infrastrutture per il petrolio e il gas da riconvertire.

Ma non sarà facile, notano gli esperti, visto che la transizione dal petrolio all’energia carbon-free richiederà enormi investimenti in ricerca e sviluppo.