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Giornali

Superbonus, Confindustria e rete elettrica Ue: ecco cosa c’è sui giornali di oggi

Domani è l’ultimo giorno per comunicare al fisco lo sconto in fattura o la cessione del credito sui lavori 2023 per il Superbonus 110%. Ma è anche giorno di voto per la scelta del nuovo presidente di Confindustria. Mentre l’Italia ha sospeso il sistema Picasso di bilanciamento dell’elettricità Ue per una serie di sovracosti non previsti: la rassegna dei giornali di oggi

Domani si chiude l’ultimo termine per comunicare al fisco l’opzione per lo sconto in fattura o la cessione del credito sui lavori 2023, la stagione del Superbonus 110%. Stessa scadenza per la presidenza di Confindustria: domani infatti è il giorno del voto ma si registrano tensioni sulle modalità di voto. Infine, si registra un “buco” nella rete europea dell’energia che integra i sistemi di “bilanciamento” e “dispacciamento” dell’elettricità europea, vale a dire il sistema Picasso. Si registrano decine, forse centinaia di milioni di euro di sovraccosti, pagati dagli operatori nostrani tramite Terna a qualche rivale di Austria, Germania e Repubblica Ceca, che ha sfruttato le differenze regolatorie per intascare la differenza.

SUPERBONUS, DOMANI ULTIMA CHIAMATA PER I LAVORI DEL 2023

“Si chiude domani, con l’ultimo termine per comunicare al fisco l’opzione per lo sconto in fattura o la cessione del credito sui lavori 2023, la stagione del Superbonus 110%. Da luglio 2020 ha permesso di ristrutturare quasi 500 mila unità immobiliari, trainato la crescita del pil, dato un buon contributo alla transizione verde, ma con un costo altissimo a carico della finanza pubblica. In quasi quattro anni, considerati tutti i bonus, lo Stato ha concesso circa 200 miliardi di detrazioni, in un continuo crescendo che i numerosi interventi dei governi, almeno fino al decreto del 29 marzo che blocca le cessioni, non hanno frenato (…)”. È quanto si legge sul Corriere della Sera di oggi.

CONFINDUSTRIA, GARRONE IN RECUPERO MA SI LITIGA ANCHE SULLA CABINA ELETTORALE

“La tensione è massima tra i due candidati rimasti in corsa per conquistare la presidenza di Confindustria, tanto da arrivare, alla vigilia del voto del Consiglio generale, a richieste che non rispetterebbero le regole base del percorso elettorale di Confindustria. Istanze, come quella del voto seduto senza una cabina elettorale che garantisca la privacy, che minerebbero in particolare la segretezza della preferenza dei 187 che domani, in viale dell’Astronomia, si ritroveranno per designare il candidato presidente che prenderà il posto di Carlo Bonomi”. È quanto si legge su La Repubblica di oggi. “È stato anche il numero uno attuale a dire ‘no’ alla richiesta arrivata dall’emiliano Emanuele Orsini, uno dei suoi vice, classe 1973, imprenditore del legno con la sua Sistem Costruzioni e amministratore delegato di Tino Prosciutti, realtà nel campo alimentare. Un voto espresso senza cabina elettorale posizionata sul palco, distante dalla platea, ma al posto, renderebbe l’espressione delle preferenze più controllabile. Meglio la formula tradizionale: ogni consigliere verrà chiamato singolarmente per fare una “x” e indicare la sua scelta su una scheda cartacea prestampata, lontano da occhi indiscreti o semplicemente da quelli del vicino. (…)”, si legge sul quotidiano.

“Di sicuro l’emiliano, che è stato anche presidente di Federlegno, negli ultimi giorni ha incassato almeno una quindicinadi voti che arrivano dal candidato escluso dai saggi, Antonio Gozzi. Il presidente di Federacciai e di Duferco ai suoi sostenitori ha dato indicazione di votare per Orsini. E il 18 aprile, se sarà l’imprenditore emiliano del legno a presentare la sua squadra di vice in Consiglio generale, non mancheranno uomini vicino a Gozzi, come ad esempio Giuseppe Pasini di Feralpi. (…)
Le ultime associazioni territoriali indecise hanno cercato in queste ore di definire un orientamento tra i due competitor, non sempre riuscendoci. I sette voti di Federchimica dovrebbero andare a Garrone, mentre Farmindustria è divisa, come le associazioni di Brescia e Bergamo. Verona dovrebbe pendere verso il ligure delle energie rinnovabili, mentre Varese preferirebbe l’imprenditore del legno. Domani alle 11 si deciderà. Peseranno le assenze tra i 182, il voto a distanza non è ammesso, e il comportamento dei cinque, così da arrivare alla soglia dei 187, indicati da Bonomi”, conclude il quotidiano.

ENERGIA, UN “BUCO” NELLA RETE EUROPEA: PER L’ITALIA CONTI IN ROSSO A FAVORE DI GERMANIA E AUSTRIA

“Era nata a metà 2023 con un nome impegnativo (Picasso) e il nobile intento di integrare i sistemi di “bilanciamento” e “dispacciamento” dell’elettricità europea. Ossia i servizi di modulazione per adeguare domanda e offerta, e le partite compensative tra operatori per tenere in tensione la rete quando la generazione è troppa o è poca. Ma già dai primi mesi si è rivelata, almeno per il mercato italiano, un buco in cui sono finite decine, forse centinaia di milioni di euro di sovraccosti, pagati dagli operatori nostrani tramite Terna – gestore del servizio di rete in concessione – a qualche rivale di Austria, Germania e Repubblica Ceca, che ha sfruttato le differenze regolatorie per farci le solite creste. Tanto che la stessa Arera, ha detto il direttore della divisione mercati Massimo Ricci a Montel News ,’evidenzia eventuali abusi di potere di mercato’”. È quanto si legge su La Repubblica di oggi. “Per porre rimedio l’authority, un mese fa e dopo un’indagine svolta tra luglio e ottobre 2023, ha chiesto a Terna di ‘sospendere, non appena tecnicamente possibile e comunque entro il 15 marzo, la partecipazione operativa a Picasso, in attesa dell’approvazione delle misure di mitigazione proposte dai TSO in Europa’. (…)”, si legge sul quotidiano.

“In Italia non è tecnicamente possibile pagare meno di zero i flussi del bilanciamento: mentre altri Paesi aderenti a Picasso prevedono offerte anche a prezzo negativo, fino a 10.000 euro a MWh. Tale asimmetria ha fatto sì che in qualche caso gli operatori italiani del dispacciamento (può esserlo ogni unità di produzione o consumo elettrica, da fonti tradizionali o rinnovabili) abbiano pagato migliaia di euro a MWh i quantitativi prodotti da austriaci, tedeschi o cechi che l’algoritmo Picasso chiamava, via Terna, a bilanciare gli scompensi in atto in Italia. (…) Terna, che a metà marzo è uscita da Picasso, ha fatto sapere a Repubblica che i prezzi anomali hanno riguardato solo il 2% del tempo di utilizzo della piattaforma, per una quantità di energia ridotta, che non ha prodotto impatti misurabili sui costi dell’energia e sul consumatore italiano, ma solo su un numero ristretto di operatori di mercato. (…) L’Acer potrebbe emendare entro l’estate, e a quel punto, per Ricci, l’Italia potrebbe rientrarvi”, ha concluso il quotidiano.

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