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Sussidi ambientalmente dannosi: a quanto ammontano e cosa potrebbe essere tagliato

sussidi ambientalmente dannosi

Costa: la riduzione dei sussidi ambientalmente dannosi, inizialmente prevista nel decreto clima, è contemplata nella legge di bilancio. La nostra idea è fare un taglio costante negli anni, da qui al 2040, ma senza penalizzare nessuno.

Con il decreto clima alle spalle, il prossimo traguardo del nuovo Green Deal italiano si chiama manovra di bilancio, dove dovrebbe trovare spazio il taglio ai sussidi ambientalmente dannosi, inizialmente previsti proprio nel provvedimento clima.

COSTA: TAGLIO COSTANTE NEGLI ANNI, DA QUI AL 2040, MA SENZA PENALIZZARE NESSUNO

“Tengo a precisare – ha affermato lo stesso ministro dell’Ambiente Sergio Costa dopo il via libera al dl clima – che la riduzione dei sussidi ambientalmente dannosi, inizialmente prevista nel decreto clima, è contemplata nella legge di bilancio. La nostra idea è fare un taglio costante negli anni, da qui al 2040, ma senza penalizzare nessuno. Con le necessarie limature e concertazioni cercheremo di dar luce al miglior provvedimento possibile, con l’obiettivo principale di tutelare l’ambiente, salvaguardando al tempo stesso il nostro sistema produttivo”.

ClimaLO SCHEMA DEL DECRETO CLIMA

Lo schema che probabilmente verrà seguito nella manovra, ricalcherà quanto visto nelle prime versioni del decreto clima vale a dire una sforbiciata del 10% l’anno, a partire dal 2020 e sino al progressivo annullamento dell’incentivo entro il 2040, come nella prima stesura. O la versione ‘annacquata’ vista nella seconda versione con una generica riduzione progressiva “al fine di raggiungere gli obiettivi fissati dal programma strategico nazionale per il contrasto ai cambiamenti climatici e il miglioramento della qualità dell’aria”.

OLTRE 19 MILIARDI I SUSSIDI DANNOSI ACCERTATI

L’ultimo censimento disponibile, relativo al 2017, del ministero dell’Ambiente quantifica in 19,291 mld di euro i sussidi ambientalmente dannosi accertati: di questi 279 milioni riguardano agricoltura e pesca; 12,23 miliardi il comparto energia; 1,43 miliardi nei trasporti, 655 milioni in altri settori e 4,68 miliardi frutto di aliquote Iva agevolate. Tra le voci più costose per l’erario figurano i diversi trattamenti fiscali fra gasolio e benzina alla pompa e l’aliquota Iva agevolata (10%) per l’elettricità a uso domestico.

IL COSTO DEI SUSSIDI VOCE PER VOCE

L’Ufficio valutazione impatto del Senato prima della finanziaria dello scorso anno in un dossier ad hoc, aveva ricostruito parte di queste misure: il sussidio più oneroso è il differenziale di accisa fra benzina e gasolio, che incide per circa 5 miliardi di euro di mancato gettito (6 miliardi circa includendo anche l’effetto sull’IVA, dato che l’IVA grava non solo sul prezzo industriale ma anche sulla componente di accisa). Seguono le due esenzioni di accisa per i carburanti impiegati nel trasporto aereo e in quello marittimo, che incidono rispettivamente per 1,5 miliardi e circa 0,5 miliardi di euro; il rimborso dell’accisa sul gasolio a favore dell’autotrasporto merci e passeggeri comporta una perdita di gettito di circa 1,3 miliardi di euro; le agevolazioni per i carburanti impiegati in agricoltura pesano per 830 milioni; i permessi ETS assegnati gratuitamente comportano la rinuncia a 654 milioni; l’esenzione dell’accisa sull’energia elettrica per le piccole utenze domestiche incide per ulteriori 634 milioni di euro.