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Taglio emissioni dell’80%, gas e rinnovabili nel futuro di Eni

Eni

L’ad Eni Descalzi: “Risultati eccellenti nel 2019 nonostante lo scenario decisamente negativo”

L’obiettivo di Eni è ottenere al 2050 la riduzione dell’80% delle emissioni nette scope 1, 2 e 3, riferibili all’intero ciclo di vita dei prodotti energetici venduti e del 55% dell’intensità emissiva rispetto al 2018. Ma anche rinforzare il proprio ruolo di attore globale nel mercato dell’energia, facendo leva su un mix di portafoglio delle proprie attività sempre più bilanciato e integrato; valorizzare al massimo la flessibilità del proprio portafoglio di attività, capace di rispondere ai fattori esterni di mercato e allo stesso tempo pronto a valorizzarne al massimo le opportunità; e generare valore per i propri azionisti mantenendo l’attuale politica di remunerazione progressiva. Per fare ciò, il gruppo italiano ha annunciato il nuovo Piano Strategico di lungo termine al 2050 e il Piano d’Azione 2020 – 2023.

DESCALZI: ABBIAMO DISEGNATO L’EVOLUZIONE DI ENI NEI PROSSIMI 30 ANNI

“La strategia che annunciamo oggi rappresenta per noi un passo fondamentale – ha sottolineato il numero uno di Eni Claudio Descalzi -. Abbiamo disegnato l’evoluzione di Eni nei prossimi 30 anni coniugando gli obiettivi di continuo sviluppo in un mercato dell’energia in forte evoluzione con una significativa riduzione dell’impronta carbonica del portafoglio. Un connubio giudicato da molti quasi impossibile, cui diamo, per primi nell’industria, un contenuto di business facendo leva sulla qualità dei nostri asset, delle nostre tecnologie e delle nostre competenze”.

“I principi che ci guideranno in questo viaggio restano immutati – ha aggiunto -. La promozione di tutti gli UN SDGs è un elemento fondante della nostra ‘mission’, così come il mantenimento di una solida posizione patrimoniale, che resta alla base delle nostre scelte. L’Eni del futuro sarà quindi ancor più sostenibile. Sarà rinforzata nel suo ruolo di attore globale nel mondo dell’energia, arricchita da business quali le rinnovabili e l’economia circolare, oggi ai primi passi ma con uno sviluppo futuro di rilievo e altamente connesso ai business esistenti”.

“La produzione oil & gas, che prevediamo raggiunga il plateau nel 2025, sarà destinata a ridursi negli anni successivi, principalmente nella componente olio. Ne risulterà un portafoglio ancor meglio bilanciato e integrato che farà della flessibilità e della remunerazione competitiva i suoi ulteriori punti di forza”, ha spiegato il manager.

“Abbiamo poi quantificato i target di riduzione della nostra impronta carbonica. Per primi ci siamo dati una metodologia di calcolo delle emissioni omnicomprensiva che include emissioni dirette e indirette derivanti dall’uso finale dei prodotti, indipendentemente dal fatto che siano di nostra produzione o acquistati da terzi – ha evidenziato Descalzi -. Di conseguenza, i target di riduzione delle nostre emissioni assolute di GHG non hanno una quantificazione direttamente comparabile con altre metodologie per l’ampiezza della rilevazione. La riduzione fissata è dell’80% delle emissioni nette GHG dei nostri prodotti energetici al 2050, ben oltre la soglia di riduzione del 70% indicata dalla IEA nello scenario compatibile con gli obiettivi dell’Accordo di Parigi”.

“Abbiamo disegnato una strategia che coniuga la sostenibilità economica con quella ambientale e l’abbiamo declinata progettando azioni che abbiamo già dimostrato di saper realizzare. Ciò consentirà a Eni di essere un leader nel mercato a cui fornirà prodotti energetici fortemente decarbonizzati contribuendo attivamente al processo di transizione energetica”, ha concluso il numero uno di Eni.

PIANO STRATEGICO DI LUNGO TERMINE AL 2050, I PRINCIPALI OBIETTIVI

Tra i principali obiettivi dichiarati da Eni ci sono la crescita della produzione upstream a un tasso annuo del 3,5% fino al 2025, successivo flessibile declino principalmente nella componente olio. La produzione gas al 2050 costituirà circa l’85% della produzione totale. Ma anche una maggiore resilienza e flessibilità delle riserve 3P: 20 $/bl di breakeven medio, incasso del 94% del loro valore entro il 2035 assumendo un prezzo Brent costante a 50 $/bl. Flessibilità nel modulare investimenti futuri di esplorazione e sviluppo in funzione dell’evoluzione del mercato.

Sotto il profilo della sostenibilità delle produzioni gas, Eni punta a progetti di conservazione delle foreste e di cattura e stoccaggio della CO2 per un totale di oltre 40 milioni di tonnellate/anno al 2050. Produzione di energia elettrica da gas associata a progetti di cattura e stoccaggio della CO2 che integrerà al meglio la fornitura da rinnovabili.

Proprio nelle rinnovabili l’azienda punta a una forte crescita a oltre 55 GW al 2050. Sviluppo in prevalenza nei paesi OECD per la fornitura di energia elettrica ai nostri clienti, previsti nel mercato retail in aumento oltre i 20 milioni al 2050.

Al contrario nel settore della raffinazione, Eni prevede una graduale conversione dei siti italiani ricorrendo a nuove tecnologie per la produzione di prodotti decarbonizzati da riciclo di materiali di scarto. Incremento della capacità della raffinazione “bio” a 5 milioni di tonnellate, palm oil free a partire dal 2023, 7 anni prima del limite previsto dalla regolamentazione europea.

Infine nel Marketing l’obiettivo è la trasformazione da stazioni di servizio a punti di vendita per la distribuzione esclusiva di carburanti sostenibili di nuova generazione e altri servizi differenziati. Nella chimica si punta alla conversione progressiva dei siti esistenti ricorrendo a tecnologie per produzioni più specializzate, “bio” e riciclo delle plastiche. Mentre sotto il profilo dell’impronta carbonica si punta a target fisso di riduzione al 2050 delle emissioni assolute dell’80% (ben oltre la soglia del 70% indicata dalla IEA nel Sustainable Development Scenario – SDS – che traccia le riduzioni delle emissioni compatibili con gli obiettivi dell’Accordo di Parigi) e dell’intensità emissiva del 55%.

IL PIANO D’AZIONE 2020 – 2023

Nell’upstream le principali linee strategiche di medio/lungo termine prevedono il mantenimento della resilienza dell’attuale portafoglio di asset esclusivamente convenzionali caratterizzati da: basso breakeven, accelerato time to market e limitata esposizione oltre il medio termine. E ancora: la valorizzazione della flessibilità del portafoglio con una crescita produttiva confermata a un CAGR del 3,5% fino al 2025, anno di plateau che sarà seguito da un trend flessibile decrescente principalmente nella componente olio. Infine, resta ferma l’indicazione di un mix produttivo con una componente gas del 60% al 2030 e pari a circa l’85% al 2050. La conferma di tutti gli obiettivi già in precedenza annunciati in termini di riduzione delle emissioni GHG.

NELL’UPSTREAM SI PUNTA A SCOPRIRE 2,5MLD DI BOE NEL PERIODO 2020-2023

In coerenza con le strategie di medio/lungo termine, il Piano d’Azione 2020-23 prevede una valorizzazione e crescita del portafoglio esplorativo, con l’obiettivo di scoprire 2,5 miliardi di boe di risorse e contribuire alla diversificazione geografica del portafoglio facendo leva su: operatorship ed elevata quota partecipativa nei permessi esplorativi in modo da favorire anche la realizzazione del “dual exploration model” per una più rapida monetizzazione delle scoperte;
o esplorazione focalizzata in aree limitrofe a campi in produzione e in bacini provati; selezionate iniziative su bacini di frontiera. Ciò senza dimenticare una crescita della generazione di cassa con un free cash flow organico cumulato 2020-2023 superiore a 25 miliardi di euro. Tale obiettivo sarà conseguito, secondo Eni, grazie alla crescita delle produzioni nel periodo 2019-2023 a un tasso medio annuo del 3,5% grazie al contributo dei progetti già avviati o in avvio nel quadriennio; ulteriore sviluppo delle iniziative integrate con il settore Gas & Power per la valorizzazione del gas equity; rafforzamento del modello di realizzazione dei progetti per fasi e “design-to-cost” al fine di ridurre il rischio di esecuzione e l’esposizione finanziaria; ottimizzazione dell’efficienza e della continuità operativa; digital transformation a supporto della sicurezza sul lavoro e dell’asset integrity.

RINNOVABILI E GAS

In coerenza con le strategie di medio/lungo termine il Piano d’Azione 2020-23 prevede la realizzazione di 3 GW di capacità installata al 2023 e 5 GW al 2025 di rinnovabili e investimenti pari a 2,6 miliardi di euro nell’arco di piano. Nel settore gas si punta alla crescita dei clienti retail attesa pari a circa 11 milioni al 2023, di cui oltre 4 milioni di punti vendita power. Ma anche allo sviluppo di nuovi prodotti e focus su servizi extra-commodity e al proseguimento della ristrutturazione del portafoglio di approvvigionamento gas e della riduzione dei costi di logistica, attraverso azioni di ottimizzazione e rinegoziazione dei contratti. Infine Eni vuole realizzare una crescita del portafoglio GNL attraverso lo sviluppo in nuovi mercati e la sempre maggiore integrazione con Upstream per la valorizzazione del gas equity. Il portafoglio di volumi GNL contrattualizzati attesi sarà pari a 16 mln ton/a nel 2025;

DOVE INVESTIRA’ ENI FINO AL 2023

Il piano di investimenti quadriennale, focalizzato su progetti ad alto valore e rapido ritorno, prevede investimenti di circa 32 miliardi di euro al 2023 ed è caratterizzato da un elevato livello di flessibilità con circa il 60% di investimenti non ancora contrattualizzati nel 2022-23. Il piano di investimenti per l’upstream, che rappresenta il 74% del totale, è ben diversificato in termini geografici grazie agli sviluppi in Medio Oriente, Africa, Norvegia e Messico.

Il programma di investimenti di Eni è di alto valore e resiliente anche in uno scenario sfidante. L’attuale portafoglio di progetti upstream in esecuzione ha un prezzo di breakeven pari a $23 al barile (25 $/bl nel precedente piano) e un IRR complessivo di circa il 25%. Questi progetti rimangono competitivi anche in presenza di scenari low carbon. In particolare, adottando lo scenario IEA SDS che prevede l’applicazione globale di un costo per le emissioni dirette di CO2 fortemente crescente, l’IRR complessivo si ridurrebbe di 0,7 punti percentuali.

In coerenza con gli obiettivi di medio e lungo termine e per alimentare il processo di decarbonizzazione della società, Eni pianifica investimenti in fonti rinnovabili, di efficienza energetica, economia circolare e abbattimento del flaring di 4 miliardi di euro, con un incremento del 33% rispetto al precedente piano. L’incidenza di tali investimenti sul totale manovra del 2023 è pari al 20%.

Complessivamente il free cash flow cumulato nell’orizzonte di piano sarà pari a 23 miliardi di euro. Assumendo uno scenario costante (Brent a $60 al barile e gas all’hub italiano a 150 €/kmc), Eni prevede una generazione di cassa in forte crescita per i prossimi quattro anni. In particolare, al 2023, il flusso di cassa operativo crescerà rispetto al 2019 di oltre €3 miliardi grazie al solido contributo di tutti i business.

Eni prevede inoltre un miglioramento della neutralità di cassa (cash neutrality) post dividendo al 2023 a $45 barile, in riduzione di oltre $10 al barile rispetto all’attuale.

Sulla base dei risultati raggiunti nel 2019 e delle azioni previste nell’orizzonte di piano, Eni conferma la politica di remunerazione degli azionisti e per il 2020 prevede: un dividendo pari a 0,89 Euro per azione in crescita del 3,5% e una manovra di buyback di 400 milioni di euro.

I CONTI DI ENI. DESCALZI: NEL 2019 RISULTATI ECCELLENTI NONOSTANTE LO SCENARIO NEGATIVO

“Nel 2019 abbiamo conseguito risultati eccellenti, nonostante lo scenario decisamente negativo, caratterizzato da discontinuità geopolitiche e da uno scenario prezzi certamente meno favorevole rispetto al 2018. Questo grazie alla strategia perseguita negli ultimi anni che ci ha consentito di crescere e di rafforzare la nostra resilienza – ha detto Descalzi -. In particolare nel business Upstream abbiamo raggiunto la produzione record di 1,87 milioni di barili giorno e conseguito il rimpiazzo del 117% delle riserve prodotte”.

“Particolarmente positivi sono stati i risultati conseguiti nei business Gas & Power e Marketing oil, mentre la Raffinazione e la Chimica hanno scontato quest’anno scenari particolarmente negativi, mitigati dalle azioni di ristrutturazione messe in atto nel recente passato. Infine durante l’anno sono proseguite le attività di espansione del business di generazione rinnovabile, delle ‘bio‐raffinerie’, con l’entrata in produzione di Gela, e di miglioramento del profilo carbonico del nostro portafoglio, in preparazione del piano di maggiore espansione che verrà perseguito nei prossimi anni”, ha ammesso il numero uno di Eni.

“A questi risultati si aggiunge l’opera di diversificazione attuata attraverso la crescita Upstream in Norvegia e negli Emirati Arabi Uniti che conferisce al portafoglio ulteriore solidità. Inoltre l’acquisto del 20% della capacità di raffinazione nel sito di Ruwais negli Emirati rende la nostra raffinazione meglio predisposta ad affrontare cicli sfavorevoli di mercato”.

“Eni oggi è un’azienda in netta crescita e molto solida dal punto di vista finanziario: la generazione di cassa operativa pari a €12,1 miliardi, in crescita a parità di scenario, è risultata superiore per €1 miliardo alla spesa per investimenti di €7,7 miliardi e alla crescente remunerazione degli azionisti, che compreso il buy back, è stata di €3,4 miliardi. Sulla base di questi risultati il Consiglio di Amministrazione odierno ha approvato la proposta di distribuzione di un dividendo pari a €0,86 per azione di cui €0,43 già distribuiti a settembre”.

LE CIFRE

Eni ha chiuso il 2019 con un utile netto rettificato in calo del 37% a 2,87 miliardi di euro. La produzione di idrocarburi è cresciuta invece dell′1% a 1,87 milioni di barili al giorno. In calo del 24% a 8,59 miliardi l’utile operativo, mentre il flusso di cassa netto da attività operativa si è ridotto del 9% a 12,39 miliardi. Nel quarto trimestre la produzione giornaliera è salita del 3% a 1,92 milioni di barili al giorno, l’utile operativo è sceso del 40% a 1,8 miliardi, con un perdita netta di 1,89 miliardi.

L’utile netto riportato del 2019 si è ridotto del 96% a 148 milioni di euro e l’utile netto rettificato del quarto trimestre è sceso del 62% a 546 milioni. Gli investimenti netti sono stati di 7,73 miliardi al netto dell’acquisizione del 20% di Adnoc Refining e di riserve per 3,3 miliardi. Proprio l’acquisizione ha fatto salire l’indebitamento netto del 38% a 11,5 miliardi, esclusi gli effetti Ifrs 16. Dividendo e investimenti sono finanziati con la cassa operativa con il Brent a 59 dollari al barile, cifra che sale a 64 dollari esclusi gli effetti Ifrs 16, mentre la neutralità di cassa si raggiunge a 50 dollari al barile, 55 esclusi gli effetti Ifrs 16.