Fact checking e fake news

Tempa Rossa. Regione Basilicata vuole che assuma i lucani ma senza produrre

tempa rossa

Novità e aggiornamenti sull’impianto Tempa Rossa, dopo lo stop alla produzione dalla Regione Basilicata nell’approfondimento di Annarita Digiorgio

Tempa Rossa è ancora ferma. A seguito di uno stop dato dalla Regione Basilicata alla prima fiaccola accesa.
Avevamo già raccontato la situazione, l’economia, l’ambiente e la politica.

Così come la condizione di incertezza di opere, investimenti e lavoratori già assunti e messi in stand by dal governo lucano in campagna elettorale.

E così per una settima intera 50 dipendenti con le loro famiglie hanno presidiato notte e giorno in una tenda intorno alle fiaccole spente. Lavoratori impegnati per mesi nella realizzazione del cantiere dell’impianto petrolifero e che oggi, al termine del contratto con l’azienda che si è occupata della sua costruzione, a causa del blocco regionale, si ritrovano senza una occupazione. Tra questi vi sono sia gli operai che hanno prestato il loro servizio nelle aziende dell’indotto sia gli addetti alla vigilanza di Sicuritalia.

A manifestare dalla scorsa settimana i dipendenti delle due aziende dell’indotto Lucapp e Itc impianti. A loro scadeva infatti il contratto delle due imprese con Tecnimont, la società che gestisce il cantiere di Tempa Rossa. I lavoratori della Lookup sono precari e rischiano di essere lasciati a casa, mentre i colleghi della Itc, pur avendo sottoscritto dei contratti a tempo indeterminato, sarebbero stati licenziati “anticipando la data della comunicazione per non pagare il mancato preavviso.

Questo a seguito dell’avvio a fine agosto della procedura di licenziamento collettivo. 
Scadeva, infatti, a metà novembre la proroga di 75 giorni concessa alle due aziende da Tecnimont in vista della completa consegna del centro olio a Total e il conseguente passaggio dei servizi di sicurezza armata e non armata all’istituto Sicuritalia, già presente nell’impianto lucano per conto di Total con circa 30 unità.

Non hanno lasciato il cantiere di Tempa Rossa nemmeno durante la notte, né per la festa di Ognissanti, sono stati al freddo, per sei giorni, davanti al Centro Oli della Total, a Guardia Perticara, in provincia di Potenza, raggiunti anche dalle famiglie.

Questo a smentire che in quella valle ci siano solo i No Triv a manifestare, la loro volontà come unico interesse, la loro voce come unica del territorio, e i loro voti come gli unici portatori per i politici in campagna elettorale.

E così l’assessore Cifarelli, proprio colui il quale ha bloccato le autorizzazioni spegnendo la fiamma, ha convocato un tavolo in regione la cui giunta, a dispetto della prassi comune che fugge al primo avviso di garanzia, ha saputo resistere non dando le dimissioni alla carcerazione preventiva del suo Presidente Pittella.

A spingere Cifarelli, oltre che lo sciopero in atto, la lettera di Total inviata all’assessore e ai segretari regionali di Cgil, Cisl e Uil con cui sanciva di non poter intervenire sui criteri di assunzione delle ditte appaltatrici: “Il cantiere del progetto Tempa Rossa, pari a un investimento di due miliardi di euro ha creato un migliaia di posti di lavoro. Dopo Aleandri, Bonatti, Saipem, Pergemine, tutte le aziende costruttrici hanno operato nel pieno rispetto del diritto del lavoro. Tali imprese sono imprese indipendenti e in tale qualità hanno la totale responsabilità dell’impiego del proprio personale e dell’utilizzo di imprese subappaltatrici. Nel rispetto della legge e dei contratti e del nostro modello di gestione e organizzazione, non entriamo nella gestione dei dipendenti né dei subappaltatori, di pertinenza delle imprese nostre appaltatrici. Ogni interferenza tenderebbe nei fatti a rimuovere la responsabilità delle imprese in quanto datori di lavoro e a creare una confusione di ruoli, così da risultare contraria all’interesse dei lavoratori. I datori di lavoro e gli imprenditori devono rimanere pienamente responsabili della gestione del personale e dei rapporti con le parti sociali. Nella fase di produzione si sono concretizzati circa cinquecento posti di lavoro, tra i quali più di tre quarti occupati da lavoratori lucani, in gran parte abitanti della Valle del Sauro. Inoltre, sempre per la fase di produzione, alcuni appaltatori hanno confermato la loro disponibilità ad impiegare personale lucano su tutto il territorio nazionale coerentemente con le opportunità che si apriranno. Ciò a conferma della politica di Total a beneficio del territorio in cui opera, che peraltro si esplicita inequivocabilmente con l’insediamento dei suoi dirigenti e quadri in Basilicata e con l’assunzione di operatori lucani”.

Sul futuro dice: “ Ulteriori posti di lavoro, pari a circa mille in totale nei prossimi quattro anni, potranno essere creati dalle imprese che lavoreranno per Total, una volta ottenute le autorizzazioni e i permessi già richiesti, per l’effettuazione degli ulteriori investimenti previsti dal già approvato programma generale di sviluppo della concessione. Anche in questo caso, i posti di lavoro creati andranno principalmente a beneficio dei lavoratori lucani.

Inoltre le royalties, la cessione gratuita del gas naturale alla Regione e le compensazioni ambientali derivanti dalla produzione di Tempa Rossa, per un valore globale dell’ordine di cento milioni di euro l’anno permetteranno alla Regione la possibilità di investire in settori ad alta creazione di posti di lavoro quali la realizzazione e la manutenzione di infrastrutture, il turismo, l’agroalimentare, il welfare, la salute, l‘educazione e la formazione professionale, lo sviluppo della Zes ionica ed altri ancora”.

E concludeva: “Lo sviluppo e la produzione del giacimento di Tempa Rossa nella Concessione Gorgoglione danno delle robuste opportunità di lavoro in Basilicata. Sono gli investimenti e la produzione i motori della creazione di posti di lavoro”.

E così ieri si è tenuto il tavolo in regione che Roberto Cifarelli ha convocato per trovare una soluzione alla vertenza che interessa nell’immediato 150 lavoratori del centro oli, ma più in generale tutti coloro che entro dicembre rischiano di essere licenziati con la smobilitazione del cantiere.

Presenti i rappresentanti sindacali di Cgil Cisl Uil, i sindaci di Corleto Perticara, Gorgoglione, Guardia Perticara, Accettura, i rappresentanti di Total e Tecnimont, la rappresentante del Comitato “La Voce di Corleto”.
Davanti all’assessorato alle Attività Produttive numerosi operai che hanno dovuto attendere fino a sera per conoscere l’esito dell’incontro.

Incontro che dopo duro confronto tra le parti, ha raggiunto un accordo sottoscritto da Regione, sindacati, Total e Tecnimont. Non dai sindaci presenti i quali hanno contestato il non essere stati coinvolti nella stesura del verbale di accordo.

La discussione si è sviluppata sulle questioni di fondo: la salvaguardia del tessuto occupazionale locale, tutela dell’ambiente e della salute, giungendo ad un’ intesa che prevede un percorso chiaro e ben definito su come dovrà avvenire la smobilitazione del cantiere e soprattutto come dovrà avvenire in maniera contestuale l’avvio della produzione, che dovrà necessariamente previlegiare l’inserimento e il reinserimento dei lavoratori lucani che hanno costruito e contribuito alla realizzazione del Centro Petrolifero di Tempa Rossa.

Tecnimont si impegna a favorire il reimpiego del personale fuoriuscito al 31 ottobre 2018 nella residua attività di completamento del cantiere e a riconoscere, direttamente o tramite i suoi sub-appaltatori, ai lavoratori lucani che cessano l’attività dal 31 ottobre 2018 e che hanno prestato attività per almeno dodici mesi anche non continuativi, una quota economica addizionale di sostegno al reddito pari ad euro 2.400 lordi. Il protocollo prevede inoltre che a tutti i lavoratori lucani licenziati sarà garantita l’attività di formazione per favorire il reinserimento lavorativo.
Total dal suo canto promuoverà il ricollocamento del personale già impegnato nella realizzazione del Centro Olio, ivi comprese le attività di servizio, presso le imprese appaltatrici delle attività di supporto alla produzione, sulla base di un data base specifico dei lavoratori lucani già impiegati nella fase di realizzazione del Centro Olio, istituito sulla base di dati che saranno messi a disposizione delle imprese appaltatrici delle opere di realizzazione del Centro Olio. In caso di avvicendamento di appaltatore sarà applicabile la garanzia di salvaguardia occupazionale e Total richiederà che il fornitore subentrante si obblighi a garantire l’assunzione delle risorse precedentemente impegnate nel servizio; Total farà inoltre in modo che le dimensioni dei contratti d’appalto favoriscano la partecipazione delle imprese lucane.

Nell’accordo siglato in Regione si prevede anche la periodica valutazione dei livelli occupazionali che potranno scaturire dalle attività ancora da realizzare. Fissata anche l’intesa sulla necessità di proseguire l’attività di negoziazione per un accordo tra la Regione Basilicata, le Organizzazioni sindacali regionali, i Comuni e Total sui seguenti assi: sviluppo economico e sociale del territorio; capitale umano e salvaguardia dei livelli occupazionali; salvaguardia ambientale, sicurezza sul lavoro e sorveglianza sanitaria; Sviluppo attività industriale di E & P di Total.
“Oggi- ha detto l’assessore Cifarelli, dopo aver bloccato Tempa Rossa– il tema principale è quello occupazionale e il tavolo insediato in Regione deve rappresentare l’inizio di un percorso teso a consentire a Total la prosecuzione delle attività tenendo in debita considerazione l’occupazione della popolazione lucana. La fase di chiusura del cantiere e l’apertura della nuova fase non devono essere separate. Va sancita la continuità tra le due fasi per cui, oltre alle alte professionalità eventualmente non reperibili sul territorio, il resto del personale va reclutato tra il personale cessato con Tecnimont”.

In tutto questo non è ancora dato sapere quando Tempa Rossa potrà finalmente partire con la produzione.

E così a pochi mesi dal voto regionale, con una mano si bloccano i lavori estrattivi e con l’altra si garantiscono lavoratori lucani (guai a prenderli da fuori, in pieno sovranismo regionale i non lucani non votano!) Sollecitando lavori di costruzione per un’opera a cui magari non si permetterà mai di funzionare.

Del resto ad ammetterlo è proprio uno dei principali promotori del referendum anti trivelle l’ex Presidente della Provincia di Potenza e Consigliere regionale del Pd lucano Pietro Lacorazza: “Se fosse passato l’art. 38 della Legge Sblocca Italia il territorio sarebbe stato più debole e più fragili sarebbero stati i diritti dei lavoratori e le opportunità per le nostre imprese. Sono orgoglioso di aver promosso e guidato quel referendum che costrinse il governo nazionale a modificare le norme che davano più potere allo Stato centrale e alle compagnie petrolifere. Dopo anni anche di personale impegno in Consiglio, si sono sbloccate le risorse per gli investimenti in questi territori; parliamo di oltre 500 ml nei prossimi 10 anni. Questo obbiettivo raggiunto nato dall’attribuzione alle ‘aree estrattive’ del 30% delle royalties incassate dalla Regione deve aver una immediata concretizzazione. Perché se è vero che non tutto il lavoro può provenire dall’attività estrattiva e se crediamo davvero, per i prossimi anni, di guardare al dopo petrolio è necessario mettere a frutto, con nuove idee e programmi, le risorse provenienti dalle royalties per gli investimenti e per il lavoro.”

E insomma per diversificare serve il petrolio.

Che sta lì sotto, ma non lo fanno prendere.