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Tutte le ultime novità su Libia, Italia ed Eni

Libia

Ieri l’audizione al Copasir di Carta oggi Conte. Sullo sfondo rimangono il ruolo della Russia, della Turchia e della Francia che minacciano gli interessi italiani in Libia

Dopo l’audizione di ieri dal numero uno dell’Aise, Luciano Carta oggi tocca al premier Conte riferire al Copasir: tra i temi discussi la situazione in Iraq ma soprattutto la crisi in Libia.

GUERINI ASCOLTA IN COMMISSIONI DIFESA

Per il ministro della Difesa Lorenzo Guerini i recenti avvenimenti in Libia “ci impongono una riflessione su una possibile rimodulazione del nostro sforzo militare – ha detto alle commissioni Difesa di Senato e Camera da cui è stato ascoltato oggi -. Si potrebbe ipotizzare un intervento internazionale per dare solidità alla cornice di sicurezza, nel rispetto di un’eventuale richiesta di supporto avanzata alla comunità internazionale”.

L’ENERGIA ITALIANA

La Libia rimane per l’Italia uno snodo fondamentale dal punto di vista energetico: nel 2018 era ancora il quinto fornitore di petrolio e ha fornito al nostro paese 6 miliardi di metri cubi di gas, l’8% del totale importato, attraverso il gasdotto Greenstream che raccogliere il gas proveniente dai due giacimenti di Bahr Essalam e Wafa per poi approdare a Gela, in Sicilia. “L’interscambio tra i due paesi – si legge su Il Manifesto – si è attestato nel 2018 a 5,4 miliardi di euro di cui l’88,8% nel settore energetico. Di questa ricchezza energetica l’Eni continua a controllare oltre il 45% della produzione di idrocarburi nel paese che vale circa il 16% e della produzione totale del gruppo”.

GLI INTERESSI DI ENI

Solo un mese fa, Descalzi aveva detto che “dalla Libia non ce ne siamo mai andati anche perché, invece di esportare gas abbiamo deciso di alimentare il mercato interno: quindi siamo l’unico e il primo produttore di gas e riforniamo le centrali elettriche del paese, per una capacità di oltre 3 GW. Questo ci aiuta. I nostri impianti non sono mai stati toccati, altrimenti ci sarebbe stato il rischio di un blocco completo del paese”, scrive ancora Il Manifesto.

Per Eni, prosegue il quotidiano, “l’attività è condotta nell’offshore mediterraneo di fronte a Tripoli e nel deserto libico per una superficie complessiva sviluppata e non sviluppata di 24.673 chilometri quadrati (12.336 chilometri quadrati in quota Eni). Prima del verificarsi degli ultimi scontri, l’Eni ha registrato un esito positivo delle esplorazioni nell’area contrattuale D con una nuova scoperta a gas e condensati in prossimità dei campi in produzi0ne di Boouri e di Bahr Essalam. E nel 2018 è stato finalizzato un accordo con la compagnia petrolifera libica National Oil Corporation (Noc) e Bp per rilanciare l’esplorazione nel Paese, con l’assegnazione a Eni di una quota del 42,5% nelle aree contrattuali A e B (onshore) e C (offshore) della Libia, con Eni operatore, ruolo attualmente svolto da Bp”.

GLI ALTRI ATTORI INTERESSATI

Nello scacchiere libico, tuttavia, operano altri attori interessati: appoggiano Haftar la Russia, alleato di Ankara che non vuole una escalation militare, l’Egitto di al-Sisi, la più grande potenza dell’area, l’Arabia Saudita e la Francia. Già oggi la compagnia turca Turkish Petroleum Corporation ha ottimi rapporti con la Noc, rafforzati nell’ultimo anno. Gli analisti di Sibylline, una società di consulenza strategica, ha calcolato che ‘i contratti turchi Libia ammontano a oltre 25 miliardi di dollari, e Erdogan vuole mantenere l’accordo marittimo siglato col governo di unità nazionale, che serve a legittimare Ankara nelle sue richieste di detenere riserve di gas naturale nel Mediterraneo’”, scrive Il Manifesto.

IL RUOLO DELLA RUSSIA

Per capire, invece, come sta giocando la Russia basta leggere l’analisi di Gian Micalessin su Il Giornale secondo cui “Putin si rifiuta di smembrare la nostra ex-colonia” ma vuole “sfruttare la debolezza dell’Europa concedendole un ruolo in quella Libia dove gli errori di Francia e Italia e l’irrilevanza di Bruxelles l’hanno portata alla marginalizzazione” per “allargare l’Atlantico e allontanare ulteriormente il Vecchio Continente dal tradizionale alleato americano”. In questo quadro “Angela Merkel si sta dimostrando un’ottima alleata” anche con la conferenza sulla Libia di domenica in cambio della quale “Berlino ha dato il via libera al completamento del North Stream 2 sfidando le sanzioni Usa”.