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Nucleare, ecco chi plaude e chi no alla svolta italiana

Orsini e la Fapi applaudono alla svolta per salvare le imprese, mentre Ronchi accusa: costa il triplo delle rinnovabili. Il ministro Pichetto svela a Rai News24: sessanta milioni per la comunicazione, poi spazio ai capitali privati.

Il Parlamento ha approvato ieri in via definitiva il disegno di legge delega sul nucleare sostenibile, aprendo formalmente la strada al ritorno dell’atomo in Italia e scatenando un acceso confronto tra sostenitori dell’industria e oppositori ecologisti. La nuova cornice normativa ha incassato il plauso compatto delle rappresentanze d’impresa: il presidente di Confindustria Emanuele Orsini ha definito il provvedimento una scelta di visione per scongiurare la deindustrializzazione e garantire parità competitiva, mentre la Federazione autonoma piccole imprese (Fapi) ha salutato la decisione come un presidio strutturale per tutelare i bilanci di famiglie e Pmi dal caro energia.

Di segno opposto la dura bocciatura di Edo Ronchi, presidente della Fondazione per lo Sviluppo Sostenibile, che ha liquidato il testo come una legge-manifesto di propaganda, evidenziando che l’elettricità nucleare costa il triplo di eolico e solare, che mancano i capitali privati e che nessun territorio è disposto a ospitare impianti o depositi di scorie. A chiarire la natura finanziaria del ddl è intervenuto il ministro dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica Gilberto Pichetto Fratin, precisando che i 60 milioni di euro stanziati serviranno unicamente alla fase informativa e rivelando che fondi privati legati ai grandi contratti con i data center si sono già detti pronti a finanziare i reattori non appena saranno varate le regole attuative.

L’APPROVAZIONE DEFINITIVA DEL DDL E L’ENTUSIASMO DEL MONDO PRODUTTIVO

Il Parlamento ha approvato in via definitiva il disegno di legge delega sul nucleare sostenibile. L’atto legislativo fissa le linee guida che il governo dovrà seguire per definire le regole della nuova stagione energetica nazionale. La conclusione dell’iter parlamentare ha raccolto il plauso immediato dei vertici industriali italiani.

Sulle colonne de Il Sole 24 Ore, il presidente di Confindustria Emanuele Orsini ha espresso un giudizio netto sui risvolti della votazione: “Il via libera al disegno di legge sul nucleare è una scelta di responsabilità e visione. Si guarda oltre l’emergenza e si apre una prospettiva di lungo periodo. Grazie al governo e a tutte le forze politiche che hanno messo al centro in tempi rapidi un tema così delicato e decisivo per il futuro del Paese”. L’analisi del leader degli industriali individua nell’energia atomica un pilastro per l’autonomia economica: “Abbiamo sempre ritenuto che il nucleare di nuova generazione, un nucleare pulito, rappresenti una tecnologia del futuro e una risposta strutturale alla necessità di garantire energia a costi sostenibili e maggiore autonomia nazionale. L’Italia non parte da zero: abbiamo imprese e competenze tecnologiche di assoluta eccellenza, già protagoniste nello sviluppo di queste tecnologie. L’approvazione di oggi è un passo determinante per aprire una prospettiva concreta anche nel nostro Paese”.

Orsini ha quindi richiamato l’attenzione sulle scadenze temporali e sulle sfide del manifatturiero: “Sappiamo che serviranno anni, investimenti e competenze, ma proprio per questo era fondamentale rimettere in moto questa partita. C’è un rischio concreto di deindustrializzazione, aggravato dall’attuale contesto geopolitico e dagli squilibri nei costi dell’energia. Dobbiamo mettere le imprese italiane in condizione di competere ad armi pari. Il nucleare può essere uno degli strumenti per ridare prospettiva, investimenti e forza al nostro sistema produttivo. È una scelta che guarda al futuro e alle prossime generazioni”. La soddisfazione per il via libera parlamentare è stata condivisa anche dal mondo della piccola e media impresa. Gino Sciotto, presidente nazionale della Fapi, ha accolto con favore il testo: “Finalmente una buona notizia. La riapertura al nucleare è una scelta intelligente e responsabile, che può contribuire a dare risposte strutturali alle difficoltà energetiche che l’Italia affronta da anni. Il Governo e la maggioranza hanno imboccato la strada giusta per rafforzare la sicurezza degli approvvigionamenti e ridurre la vulnerabilità del nostro sistema produttivo alle oscillazioni dei prezzi dell’energia”.

Sciotto ha rimarcato la centralità del fattore tariffario: “Per le imprese, soprattutto quelle piccole e medie, poter contare su energia a costi competitivi significa tutelare produzione, investimenti e occupazione. Il ritorno al nucleare è una scelta strategica di lungo periodo, i cui benefici potranno riflettersi sull’economia nazionale e sui bilanci delle famiglie. Occorre proseguire con serietà, puntando su sicurezza, innovazione e una programmazione chiara: il caro energia frena la crescita e riduce il potere d’acquisto. Affrontarlo significa difendere il futuro del Paese”.

IL REQUISITORIO DI EDO RONCHI: COSTI TRIPLICATI, PROPAGANDA E IL NODO SCORIE

La decisione della maggioranza ha scatenato la dura reazione del fronte ambientalista. Edo Ronchi, presidente della Fondazione per lo Sviluppo Sostenibile, ha contestato radicalmente l’utilità del provvedimento, accusando l’esecutivo di distogliere l’attenzione dalle emergenze primarie: “Invece di occuparsi del caro energia e della crisi climatica il governo Meloni e la maggioranza che lo sostiene parlano d’altro: approvano una legge-manifesto di propaganda per il ritorno al nucleare”.

L’ex ministro dell’Ambiente ha articolato la sua bocciatura elencando quattro elementi contrari alla fattibilità dei reattori: “Ignorando alcuni fatti noti: l’elettricità prodotta dalle centrali nucleari costa circa il triplo di quella del solare e dell’eolico; nessuna regione e nessun comune italiano, nemmeno quelli governati dal centrodestra, è disposto ad ospitare una centrale nucleare, al punto che in 4 anni il governo non è riuscito a localizzare nemmeno un deposito di rifiuti radioattivi; le centrali, vecchie e nuove, richiedono ingenti investimenti e visto che non sono remunerative, non c’è nessun fondo privato disposto a mettere i suoi soldi nella misura necessaria per costruire una centrale nucleare in Italia e, infatti, col debito pubblico e l’alta pressione fiscale italiana, hanno trovato un po’ di soldi pubblici solo per fare informazione (propaganda?) a favore della loro iniziativa”.

LA REPLICA DI PICHETTO FRATIN: IL RUOLO DEI PRIVATI E LA SPINTA DEI DATA CENTER

I dubbi sulle risorse finanziarie e sulle modalità di realizzazione delle opere hanno trovato una replica diretta nelle parole del ministro dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica, Gilberto Pichetto Fratin. Intervistato dai microfoni di Rai News24, il titolare del Mase ha spiegato che il compito istituzionale dell’esecutivo risiede nella definizione del percorso regolatorio, aprendo la porta ai capitali non statali. Pichetto ha chiarito la specifica destinazione dei fondi inseriti nella delega: “I 60 milioni previsti nella delega sono per la prima parte dell’informazione, non sono certamente per i reattori”.

Il ministro ha ammesso che la fase tecnica è ancora all’inizio: “Non abbiamo ancora le regole attuative per i reattori. Peraltro c’è una scelta ancora alla base, vale a dire: per i reattori deve essere lo Stato che fa tutto l’investimento o devono essere i privati?”. La risposta a questo dilemma, secondo Pichetto, proviene direttamente dalle manifestazioni di interesse giunte sul tavolo del dicastero da parte del mondo industriale e tecnologico: “Io ho una serie di istanze da colloqui al ministero e dallo svolgimento della mia funzione, che mi dicono: ‘noi siamo pronti ad andare avanti perché abbiamo i contratti con i data center, altro grande tema nazionale, senza l’intervento dello Stato. Dacci le regole e ce lo facciamo’”.

In virtù di queste aperture, il ministro ha confermato che la costruzione degli impianti potrà contare sul mercato: gli investimenti potranno arrivare “anche certamente” dai privati, replicando lo schema commerciale e finanziario “attualmente in vigore per pale eoliche e fotovoltaico”.

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