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Perché Cdp sta pensando di scaricare Ansaldo Energia

Ansaldo Energia, Cdp tratta con il fondo di Abu Dhabi Mubadala: sul piatto fino al 35% del capitale Il gruppo genovese punta sull’espansione nel Golfo e sulla spinta dell’intelligenza artificiale per le centrali a gas. La holding pubblica manterrà il pieno controllo dopo il ritorno all’utile nel 2025 con ordini saliti a 2,3 miliardi.

Cassa Depositi e Prestiti (CDP) è impegnata in una trattativa con investitori del Golfo Persico per cedere una quota compresa tra il 15% e il 35% di Ansaldo Energia. Secondo quanto riportato da Reuters in pole position tra i pretendenti c’è il fondo sovrano di Abu Dhabi, Mubadala.

L’operazione, concepita per favorire l’espansione industriale della società ligure nell’area mediorientale attraverso la costruzione e lo sviluppo di centrali elettriche a gas, non intaccherà il controllo strategico del gruppo: CDP Equity, che attualmente detiene il 99,6% del capitale, conserverà saldamente la maggioranza assoluta. L’interesse dei fondi sovrani coincide con un momento favorevole per l’azienda di Genova, tornata all’utile nel 2025 dopo anni di bilanci in rosso e trainata dalla forte domanda globale di apparecchiature energetiche per alimentare i data center destinati all’intelligenza artificiale.

LE TRATTATIVE CON MUBADALA E IL MANTENIMENTO DEL CONTROLLO

Cassa Depositi e Prestiti ha avviato un confronto negoziale per cedere una quota di minoranza di Ansaldo Energia. L’operazione punta a valorizzare il patrimonio impiantistico italiano all’interno di partnership internazionali più ampie. Secondo quanto confermato da due fonti a conoscenza della situazione, la quota azionaria oggetto di discussione si colloca in una forchetta compresa tra il 15% e il 35%.

Tra i diversi soggetti della regione mediorientale che hanno mostrato interesse, i colloqui con Mubadala, fondo sovrano di Abu Dhabi, risultano in una fase più avanzata rispetto a quelli avviati con altri interlocutori. L’accordo industriale prevede che Ansaldo Energia contribuisca in modo operativo alla realizzazione di nuovi impianti termoelettrici a ciclo combinato e a gas nell’area del Golfo. Una seconda fonte ha precisato che la cessione azionaria non modificherà la governance aziendale: CDP Equity, braccio operativo di via Goito, manterrà il pieno controllo dell’azienda.

Interpellati sulla vicenda, i portavoce di CDP, di Mubadala e di Ansaldo Energia non hanno rilasciato commenti. L’esistenza dell’interesse degli investitori emiratini era stata svelata per la prima volta domenica dal quotidiano Corriere della Sera, che non aveva tuttavia quantificato l’entità della partecipazione in vendita.

LA SPINTA DELL’INTELLIGENZA ARTIFICIALE E IL RUOLO DEI DATA CENTER

Il rinnovato interesse degli investitori esteri è favorito da una congiuntura tecnologica ed energetica particolarmente dinamica. L’azienda guidata dalla sede di Genova – attiva nella progettazione e produzione di turbine a gas, turbine a vapore, generatori e componenti avanzati per l’energia nucleare – sta beneficiando dell’impennata dei consumi elettrici su scala globale. A trainare le commesse è la rapida espansione internazionale dei data center dedicati all’intelligenza artificiale, infrastrutture digitali energivore che richiedono capacità di generazione affidabile e costante.

L’esigenza dei mercati mondiali di integrare nuova potenza attraverso centrali a gas ha impresso un’accelerazione al portafoglio ordini delle apparecchiature fabbricate da Ansaldo.

I CONTI DEL 2025: IL RITORNO ALL’UTILE DOPO GLI ANNI DI PERDITE

La trattativa per l’ingresso di un partner del Golfo giunge all’indomani di un netto risanamento economico. Nel corso dell’esercizio 2025 Ansaldo Energia è tornata a registrare un risultato netto positivo dopo diversi esercizi consecutivi chiusi in perdita, archiviando un utile di 20 milioni di euro (pari a 22,77 milioni di dollari).

Il rilancio commerciale trova conferma negli altri indicatori finanziari: i nuovi ordini acquisiti nel corso dell’anno sono aumentati del 24% rispetto all’esercizio precedente, raggiungendo un valore complessivo di 2,3 miliardi di euro; la redditività operativa lorda, misurata dall’Ebitda (utile prima di interessi, imposte, ammortamenti e svalutazioni), si è attestata a 140 milioni di euro.

IL RADICAMENTO NEGLI EMIRATI: DALLA CENTRALE AL DHAFRA ALLA DIAGNOSTICA

Il coinvolgimento diretto di Mubadala poggia su un radicamento industriale trentennale di Ansaldo Energia negli Emirati Arabi Uniti. L’azienda ha consolidato la propria presenza locale attraverso investimenti mirati in strutture di assistenza tecnica ad Abu Dhabi, tra cui spicca un centro d’avanguardia per il monitoraggio da remoto e la diagnostica predittiva delle apparecchiature per la generazione elettrica.

Sul piano delle commesse, il gruppo italiano si è aggiudicato lo scorso anno un contratto di primo piano per la fornitura di quattro turbine a gas destinate alla nuova centrale elettrica Al Dhafra, un polo energetico da 1 gigawatt di potenza situato negli Emirati. La partecipazione al progetto ha gettato le basi industriali per il potenziale allargamento dell’asse societario con Abu Dhabi.

DALL’USCITA DEI CINESI AL RIASSETTO AZIONARIO DEL 2023

L’attuale conformazione azionaria di Ansaldo Energia è il risultato della manovra di salvataggio attuata dalle istituzioni italiane tre anni fa. Nel 2023, infatti, Cassa Depositi e Prestiti ha sottoscritto un massiccio aumento di capitale da 580 milioni di euro, finalizzato a ripianare le perdite e a rilanciare le attività operative del gruppo.

Quella ricapitalizzazione ha portato la quota di CDP a ridosso del 100% (attestandosi precisamente al 99,6% attraverso CDP Equity), a seguito della scelta della cinese Shanghai Electric di non prendere parte all’aumento di capitale, uscendo di fatto dalla compagine societaria e lasciando all’investitore pubblico italiano la totalità dell’onere e della successiva ripartenza industriale.

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