Dal 28 settembre scatta il price cap di Enilive con un taglio di circa 17 centesimi al litro per un mese prorogabile. La misura attenua lo shock delle crisi geopolitiche mentre il gruppo difende la raffinazione tra Gela, Venezia e Livorno.
Eni scende in campo per arginare l’impennata dei costi energetici e fissa un tetto massimo ai prezzi dei carburanti erogati su tutto il territorio nazionale attraverso la propria rete Enilive. A partire da lunedì 28 settembre 2026, i listini alla pompa non potranno superare la soglia di 1,99 euro al litro per la benzina e di 2,19 euro al litro per il gasolio, determinando un alleggerimento stimato in circa 17 centesimi al litro rispetto ai livelli medi correnti. Il meccanismo di blocco tariffario (price cap), agganciato all’agevolazione fiscale sulle accise attualmente in vigore, avrà una validità iniziale di 30 giorni, con la possibilità di essere prorogato fino al termine dell’anno in funzione dell’andamento dei mercati e della regolarità degli approvvigionamenti.
L’intervento del gruppo energetico punta a fornire un contributo di solidarietà a vantaggio delle famiglie e del sistema produttivo, mitigando le conseguenze delle crisi geopolitiche internazionali e della chiusura di quasi trenta raffinerie registrata in Europa negli ultimi quindici anni, mentre l’azienda prosegue gli investimenti industriali per la riconversione sostenibile degli stabilimenti di Venezia, Gela e Livorno.
I LIMITI DI PREZZO DI ENILIVE: TAGLIO DI 17 CENTESIMI E SOGLIE MASSIME
Eni ha introdotto un tetto massimo ai prezzi dei carburanti sulla propria rete nazionale. L’operazione commerciale e sociale, promossa nell’ambito dell’iniziativa “Eni per l’Italia”, interviene direttamente sulle tariffe applicate presso i punti vendita a marchio Enilive. L’imposizione del calmiere garantisce ai consumatori un risparmio immediato: i nuovi tetti determinano una riduzione quantificata in circa 17 centesimi al litro a confronto con le quotazioni medie rilevate sul mercato nazionale. L’iniziativa consente così di riportare il prezzo della benzina al di sotto della soglia psicologica dei due euro, attenuando l’onere economico per la mobilità privata e per le attività commerciali.
DURATA DEL CALMIERE E IL LEGAME CON LE ACCISE
L’efficacia della misura presenta una precisa finestra di applicazione e si coordina con le decisioni fiscali dello Stato. L’avvio dell’applicazione del price cap è calendarizzato per il 28 settembre 2026, con una durata di base stabilita in 30 giorni.
La struttura dell’intervento è strettamente correlata al mantenimento dell’agevolazione fiscale sulle accise attualmente operativa. La società ha inoltre prefigurato la possibilità di estendere il tetto fino alla fine dell’anno: la proroga dell’iniziativa nei mesi successivi rimarrà tuttavia subordinata all’evoluzione delle dinamiche generali del mercato e alle condizioni complessive di approvvigionamento delle materie prime.
LO SHOCK GEOPOLITICO E IL DECLINO DELLA RAFFINAZIONE IN EUROPA
L’adozione di un prezzo vincolato scaturisce dalle distorsioni che stanno investendo la catena globale del petrolio. Le crisi geopolitiche in corso hanno provocato una sensibile contrazione nell’offerta dei prodotti raffinati a livello internazionale, generando forti rincari all’ingrosso. A questo deficit si sommano le debolezze strutturali del mercato continentale. Negli ultimi 15 anni l’Europa ha visto la chiusura di quasi 30 raffinerie, riducendo drasticamente la propria capacità produttiva autonoma. La combinazione tra strozzature internazionali e carenza di impianti europei ha spinto i prezzi al consumo su livelli estremamente onerosi sia per i bilanci delle famiglie sia per le imprese italiane.
IL RUOLO DI SOLIDARIETÀ E I COSTI ASSORBITI DA MARZO
L’introduzione del price cap viene qualificata da Eni come un nuovo contributo di solidarietà indirizzato al Paese, ai consumatori e alla propria clientela. L’azione si raccorda con una strategia di contenimento dei prezzi avviata dalla compagnia già nei mesi scorsi. A partire dal mese di marzo, la società aveva iniziato ad attenuare la trasmissione dei rincari internazionali sui distributori, decidendo di ribaltare solo parzialmente la crescita delle quotazioni globali sui prezzi consigliati della propria rete e assorbendo internamente una porzione significativa degli extracosti industriali.
LA RETE DELLE BIORAFFINERIE: DA VENEZIA E GELA AL CANTIERE DI LIVORNO
L’impegno a presidio delle forniture si integra con la gestione dell’assetto industriale sul territorio italiano. Eni è direttamente attiva nella conduzione delle bioraffinerie già realizzate e operative a Venezia e Gela, a cui si aggiunge il piano di sviluppo e trasformazione verde dello stabilimento di Livorno, unitamente ad altri siti produttivi dislocati lungo la penisola. Questi investimenti mirano a preservare la capacità di raffinazione nazionale – orientandola verso la produzione di carburanti sostenibili che altrimenti sarebbero mancati al mercato –, salvaguardando contestualmente i livelli occupazionali, la tutela dell’ambiente e l’apporto di capitale sul tessuto economico locale.
CODACONS E UNC PLAUDONO A INIZIATIVA: PIENO GASOLIO SCENDERÀ DI 10,4 EURO, QUELLO DI BENZINA DI 11,2 EURO
Bene per il Codacons il price cap annunciato da Eni ai prezzi dei carburanti, una misura che, considerati i listini alla pompa e la riduzione dello sconto sulle accise che scatterà domani, determinerà un risparmio da 10,4 euro su un pieno di gasolio, beneficio che sale a 11,2 euro per un pieno di benzina. Lo afferma il Codacons, che calcola i vantaggi per i consumatori.
A partire da domani, come noto, si dimezzerà lo sconto sulle accise, con conseguente aumento dei listini alla pompa e il gasolio che volerà a 2,399 euro al litro sulla rete ordinaria, mentre la benzina arriverà a 2,215 euro al litro – calcola l’associazione – Alla luce di tali nuovi dati il risparmio derivante dai prezzi fissati da Eni sarà fino al 5 ottobre (data in cui entrerà in vigore il meccanismo delle accise mobili) di circa 11,2 euro su un pieno di benzina, 10,4 euro su un pieno di gasolio.
Si tratta di una ottima iniziativa per calmierare la crescita senza sosta dei listini alla pompa, e speriamo ora che altri marchi petroliferi seguano l’esempio di Eni introducendo un tesso massimo ai prezzi – conclude il Codacons.
“Un’ottima notizia. Non possiamo che esprimere il nostro consenso e il plauso per questa iniziativa di Eni di mettere un tetto massimo al prezzo dei carburanti” afferma Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori. “Certo è possibile che questa mossa voglia ridurre le possibilità di una tassazione sugli extraprofitti avanzata da molti in questi mesi, ma ha poca importanza. A fronte dell’immobilismo di questo Governo che fa sempre meno per il caro carburante mentre i prezzi salgono sempre più, superando ogni precedente storico, non possiamo che essere contenti che società quotate in borsa facciano più di quanto faccia la politica. Naturalmente i consumatori dovranno sempre confrontare i prezzi sull’Osservaprezzi carburanti del Mimit, prestare sempre attenzione ai prezzi effettivamente esposti e stare attenti che si tratti dell’insegna Enilive” conclude Dona.

