La stagione dei prezzi dei carburanti calmierati è finita e il mercato torna protagonista. Ma mentre la benzina resta sotto i 2 euro in gran parte della rete, il diesel continua a pesare sulle tasche degli automobilisti
Il tetto fisso sui prezzi dei carburanti appartiene ormai al passato, ma alcune compagnie praticano ancora sconti. Nel frattempo, i numeri del Mimit testimoniano una pressione ancora forte sulle tasche degli automobilisti, con una marcata penalizzazione per chi viaggia a gasolio. Ecco dove si paga meno il pieno.
QUANTO COSTANO BENZINA E DIESEL?
Secondo i dati dell’Osservatorio prezzi del Ministero delle Imprese e del Made in Italy (MIMIT), riferiti a domenica 1° novembre, il prezzo medio nazionale in modalità self-service si attestava a 2,010 €/l per la benzina e a 2,241 €/l per il gasolio. Lungo la rete autostradale le medie salivano rispettivamente a 2,036 €/l e 2,287 €/l. La rilevazione evidenzia una netta spaccatura nella distribuzione del caro-vita tra i due prodotti. L’82% della rete di distributori (16.336 impianti) erogavano benzina verde a un prezzo inferiore alla soglia psicologica di 2,00 €/l. Invece, soltanto 8.432 distributori (pari al 42% del totale) mantenevano il listino del diesel sotto i 2,20 €/l.
LE NUOVE STRATEGIE DI ENILIVE, Q8, IP E TAMOIL
Le scelte strategiche dei singoli operatori delineano uno scenario disomogeneo per l’ultima parte dell’anno. Eni / Enilive ha prorogato l’iniziativa fino al 31 dicembre. Partita il 28 settembre con un limite iniziale di 1,99 €/l sulla benzina e 2,19 €/l sul diesel (successivamente adeguato a 2,25 €/l in scia al riassetto delle accise), la misura passa ora a un monitoraggio dinamico. Eni calibrerà l’applicazione in base alle quotazioni dei raffinati e alla logistica di rete, senza garantire un prezzo massimo rigido in ogni condizione.
Q8 ha confermato l’impegno fino a fine anno attraverso il proprio modello modulare. La struttura dell’intervento non prevede una cifra unica nazionale, ma si adatta alle condizioni logistiche e di approvvigionamento dei singoli punti vendita, bilanciando il contenimento dei prezzi con la tenuta economica dei gestori.
Sono terminate, invece, le misure straordinarie previste da IP (Socar) e Tamoil. L’assenza di proroghe formali non implica, però, un aumento automatico e generalizzato dei listini. Di fatto, i prezzi effettivi continueranno a dipendere dalle condizioni di mercato e dalle politiche di prezzo dei singoli distributori.
PERCHE’ IL DIESEL COSTA PIU’ DELLA BENZINA?
Al 1° novembre lo scarto tra benzina e diesel era pari a 23,1 centesimi al litro a sfavore del gasolio. Il divario affonda le radici nelle dinamiche dei mercati di raffinazione dei distillati medi. Infatti, a differenza della benzina, legata prevalentemente al trasporto privato, il diesel sostiene la logistica industriale, il trasporto merci su gomma, l’agricoltura e i macchinari di produzione. Le recenti tensioni sulla capacità di raffinazione europea e sugli approvvigionamenti internazionali continuano a gravare in modo specifico sui distillati intermedi. Tradotto in termini di costo per l’automobilista, l’impatto su un serbatoio standard da 50 litri calcolato sulle medie self-service MIMIT è: 100,50 euro per un pieno di benzina nella rete stradale, contro 112,05 euro (+11,55 euro) del diesel. Un gap che aumenta in autostrada, dove un pieno di benzina costa 101,80 euro, contro i 114,35 euro (+12,55 euro) del diesel.
TORNA L’INCOGNITA DEL MERCATO
La fine di tetti commerciali rigidi sposta l’attenzione sulle quotazioni internazionali della materia prima e sui costi di raffinazione. L’80% della rete la benzina costa meno di 2 euro. La vera incognita rimane il diesel, con una media nazionale che supera i 2,24 €/l.

