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A che punto è la sicurezza energetica secondo Unem

Unem 2022

Con la crisi Ucraina è partita una nuova fase che ha inciso in modo più evidente sul petrolio, ha detto tra l’altro Claudio Spinaci (Unem)

La transizione energetica va avanti, sebbene in un contesto che vede ancora presente la guerra in Ucraina e quindi i ricatti russi (anche) sulle forniture. Ma non solo. Conviviamo ancora con il caro energia, con i problemi della logistica legati alle materie prime. Sul gas, l’inverno per ora  è ancora lontano ma occorre accelerare la messa in sicurezza degli stoccaggi. Sullo sfondo, ma neanche così tanto, gli orizzonti della neutralità carbonica e della lotta alle emissioni.

Il filo che unisce gli errori del passato, le emergenze attuali e le scadenze-obiettivo del futuro è sottile ma anche allettante. Discorsi, questi, affrontati nella conferenza stampa del numero uno di Unem Claudio Spinaci e conseguentemente nell’Assemblea annuale del gruppo.

LE ORIGINI DELLA CRISI ENERGETICA

“L’Assemblea di quest’anno cade in un momento molto critico per il mondo dell’energia, alle prese con una profonda crisi che non nasce certo oggi e che la guerra russa-ucraina ha solo acuito”. Ha esordito così, Spinaci in conferenza. E questo significa che la logica emergenziale con cui si sta affrontando la questione energetica da quattro mesi a questa parte è quantomeno discutibile.

Anche perché, gli “squilibri preesistenti tra la domanda e l’offerta di energia che hanno rivelato tutte le fragilità della politica energetica dell’Europa che si è scoperta incapace di garantire approvvigionamenti sicuri e competitivi” ha detto Spinaci.

I PROBLEMI DELLA RAFFINAZIONE

Molta carne al fuoco c’è anche sul fronte della raffinazione. Un tema approfondito sia da Claudio Spinaci che dal ministro per lo Sviluppo economico Giancarlo Giorgetti (Lega). Il quale nel discorso inviato all’Assemblea di Unem ha detto: “L’Europa si è rivelata fragile nel far fronte allo shock dal lato dell’offerta. Al netto dell’intervento del governo, la dinamica del prezzo del carburante è ancora, ahimè, crescente. I problemi si ripercuotono anche sul comparto della raffinazione. Alcune raffinerie presenti vanno riconvertite, per favorire la produzione di carburanti alternativi e tutelare così ambiente e occupazione. Serve un’analisi che tenga conto della connessione col settore trasporti”.

“L’attività di raffinazione è stata infatti caratterizzata da flussi di cassa (Ebitda) negativi non solo nel 2020 per oltre 1 miliardo di euro, ma anche di 200 milioni nel 2019 e di altri 600 nel 2021”, ha aggiunto il capo di Unem. “Anni in cui, nonostante le numerose richieste di aiuto, il settore non ha avuto nessun sostegno dai Governi in carica. Anche in questo caso è mancata la consapevolezza del valore strategico della raffinazione, che sta ora emergendo per la crisi ucraina e la progressiva introduzione delle sanzioni all’esportazione di oil dalla Russia”.

Il messaggio è chiaro anche qui: serviva e serve più lungimiranza.

PREZZI, CARO ENERGIA

Ma uscendo dal ramo industriale e produttivo, ciò che arriva più direttamente agli occhi e alle tasche dei cittadini riguarda i prezzi e i costi. Le file alle pompe di benzina sono diventate usuali, ormai. E lo stesso presidente di Unem ha tracciato il quadro a conferma di questa schizofrenia.

Infatti, a livello di mercato, “le maggiori tensioni, in una prima fase, hanno riguardato soprattutto il gas naturale il cui prezzo in Europa già a fine 2021, dunque ben prima della crisi Russia-Ucraina, era cresciuto di oltre il 400% rispetto a dicembre 2019, con aumenti più contenuti, ma comunque significativi, per petrolio (+24%) e carbone (+122%)”.

Con la crisi Ucraina, lo sappiamo, è peggiorato tutto. Al centro c’è stato e c’è il petrolio, “il quale ha raggiunto livelli record nonostante le attese per un rallentamento della domanda legato alla guerra ed alla ripresa della pandemia in Cina. Il Brent l’8 marzo ha toccato i 128 dollari/barile contro i 75 medi del secondo semestre 2021 (+70%), ripiegando nelle settimane successive ma oscillando costantemente nella forchetta 105-120 dollari/barile”.

Anche i dati dell’Aie hanno confermato la tendenza per una revisione al ribasso e una messa in dubbio delle prospettive del gas naturale nelle transizioni energetiche. Il ragionamento non può non guardare anche ai consumi. E secondo il report dell’Agenzia, quelli di gas dovrebbero subire una leggera contrazione nel 2022 e crescere lentamente nei tre anni successivi in scia con la guerra in corso.

IL FUTURO SECONDO L’UNEM

La crisi, aggregatrice di tante crisi a sua volta, continuerà ancora. Ecco perché il richiamo multidisciplinare alla lungimiranza deve tradursi in atti concreti. “La transizione è un processo che richiede tempo e che non avverrà da un giorno all’altro”, ha detto in conclusione Spinaci. “Ogni transizione energetica sperimentata nel corso dei secoli, è sempre stata il frutto di una convergenza di diversi fattori, economici, tecnologici e logistici, ed ha richiesto decenni per compiersi con il risultato ultimo di aumentare la disponibilità di energia e non di ridurla”.

Secondo Unem, “non si può quindi pensare di marginalizzare tecnologie che oggi assicurano la copertura del fabbisogno energetico e il nostro benessere, ma dobbiamo lavorare perché le stesse vengano mantenute efficienti, competitive e flessibili, favorendo così la loro progressiva transizione per la decarbonizzazione dei processi e dei prodotti”.

 

 

 

 

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