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Alla transizione serve il gas. Ma c’è chi si oppone. Il caso di Energas

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In Puglia si è tentato di bloccare l’estrazione di gas, poi l’approdo tramite gasdotto dall’Azerbajan, ora un deposito gpl. E’ il caso del progetto Energas di Manfredonia, un deposito costiero che si propone di costruire un polo nazionale del Gpl

Il green new deal è transizione. La cop 21 decarbonizza. La Sen dismette le centrali elettriche. Per tutti serve il gas. Eppure quando è il momento di farlo davvero questo passaggio, c’è sempre qualcuno che si oppone. Magari proprio gli ambientalisti. Quelli che pensano che forse decarbonizzare significhi tornare alle candele, al sottosviluppo e alla decrescita. E quasi sempre queste avanguardie vengono da realtà locali che si contrappongono a strategie di grande respiro globale.

IL PROGETTO ENERGAS DI MANFREDONIA

Emblematico è l’esempio della Puglia, che prima ha tentato di bloccare l’estrazione autoctona di gas, poi l’approdo tramite gasdotto dall’Azerbajan, ora blocca persino un deposito gpl. E’ il caso del progetto Energas di Manfredonia, un deposito costiero che si propone di costruire un polo nazionale per l’approvvigionamento del GPL, potendo disporre delle infrastrutture per la ricezione e esitazione del prodotto via mare, gomma e su rotaie, a fronte di un investimento previsto di circa 30 milioni di euro.

IL RUOLO DEL GPL

Il GPL è considerato in genere come una fonte energetica tra le più pulite, poiché non inquina il suolo, l’acqua e le falde acquifere. Grazie a un basso contenuto di zolfo e a una combustione completa, con modeste quantità di residui, contribuisce a ridurre l’impatto ambientale determinato dall’inquinamento derivante dalla sua combustione, favorendo una migliore qualità dell’aria e una riduzione delle emissioni di gas a effetto serra. Secondo i dati diffusi dall’Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale, con riferimento al trasporto stradale ad esempio, le auto a GPL sono caratterizzate da emissioni inferiori rispetto a quelle prodotte da analoghi veicoli Euro 6 di media cilindrata alimentati con carburanti tradizionali: ossidi di azoto -55% su benzina e -96% su diesel, particolato -8% su benzina e -11% su diesel, CO2 -14% rispetto alla benzina. Analogamente, le emissioni di particolato PM 2,5 sono più basse dell’8% rispetto alla benzina e dell’11% rispetto al diesel.

ACCEDERE AI MERCATI EXTRA-MEDITERRANEI

Questo deposito consentirebbe di accedere, con condizioni molto favorevoli, ai grandi mercati di importazione extra mediterranei, quali l’Europa del Nord, gli Stati Uniti, il Sud Africa e il Medio Oriente.
Il progetto è stato presentato per la prima volta nel 1996, quando la ditta Isosar – oggi Energas spa – ha chiesto i finanziamenti per la realizzazione di un impianto da 60 mila metri cubi, di una condotta di circa 10 chilometri, dell’adattamento del pontile di attracco A5 Molo Alti Fondali e di un raccordo di collegamento tra il deposito e la stazione ferroviaria di Frattarolo. Il ministero dell’Industria, Commercio e Artigianato, dell’epoca, assegnò alla Isosar un importo di oltre 17 miliardi delle vecchie lire.
Il deposito dovrebbe sorgere a Manfredonia, in località Santo Spiriticchio (zona industriale) su un’area recintata di 180.000 mq. Sono previsti 12 serbatoi tumulati da 5.000 mc/cadauno con una leggera sopraelevazione del tumulo di stoccaggio.
Non si prevede l’installazione di impianti di processo né emissioni inquinanti di alcun tipo, ed ha superato l’analisi dei rischi.

L’ITER BUROCRATICO

Il Comitato tecnico regionale nel 2004 ha dato l’ok con 43 prescrizioni. Negli anni successivi anche il ministero dei Beni e le Attività culturali, dopo una lunga istruttoria, durata oltre dieci anni, nel 2014 ha espresso parere positivo con prescrizioni.
Il progetto ha ricevuto parere favorevole dal Comitato Tecnico Regionale presso la Direzione Regionale dei Vigili del Fuoco della Regione Puglia che ha quindi stabilito il totale rispetto delle norme previste, certificando i livelli di sicurezza della struttura. Nel 2015, poi, il Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio del Mare, di concerto con il Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo ha emesso un decreto V.I.A. (Valutazione di impatto ambientale) che comprende la valutazione di incidenza ambientale del progetto, dando parere favorevole.
Il deposito è quindi sicuro: non ci sono rischi per le persone, per l’ambiente e per il patrimonio artistico e naturalistico di Manfredonia.

LE CARATTERISTICHE DELL’IMPIANTO

Esternamente all’area del deposito è previsto il gasdotto, che collegherà la banchina portuale al deposito, sarà completamente invisibile poiché interrato a 1,5 metri di profondità. Sarà realizzato con tecnologie all’avanguardia che ridurranno al minimo l’impatto sull’ambiente e non interferiranno con le attività turistiche e con la pesca. Il gasdotto sarà lungo circa 10 chilometri (di cui 5 sottomarini e 5 su terra ferma) e sarà composto da due tubi del diametro di 30 cm con uno spessore triplo rispetto agli standard: 15 mm in luogo di 5 mm. La tubazione, oltre a essere interrata, è isolata con rivestimento in polietilene e sovra rivestimento in gunite.
Il disturbo ambientale connesso alle operazioni di posa sarà ridotto al minimo possibile facendo ricorso alle più adeguate tecniche di posa sia per la tratta su terra ferma, dove tutti gli attraversamenti saranno realizzati mediante il sistema T.O.C. – Trivellazione Orizzontale Controllata (con particolare riferimento all’attraversamento dell’arenile e dell’area boscosa antistante che saranno totalmente by-passati) sia per la parte sottomarina la cui posa sarà effettuata in periodo di non balneazione mediante la tecnica del post-trenching che prevede la preliminare posa della tubazione adagiata sul fondo ed il suo successivo affossamento fino alla profondità di circa 1,5 m mediante apposite apparecchiature (sorbone).
La condotta così posata non avrà alcuna influenza sull’ambiente marino (nessuna visibilità, nessuno scambio termico, nessuna possibilità di dispersione di gas) e neppure sulle attività connesse (pesca, diporto e commercio) alla stessa stregua di quanto avviene per le condotte che servono le isole, tra cui anche le isole Tremiti.

LE QUESTIONI AMBIENTALI

Il progetto inoltre prevede, a carico di Energas, la bonifica e il ripristino funzionale di un pontile del porto di Manfredonia che, al momento, risulta inagibile. Il pontile servirà per consentire l’attracco delle navi gasiere che scaricheranno il GPL nella conduttura.
L’arrivo delle Navi Gasiere non comporterà stravolgimenti ambientali dell’ecosistema esistente in ambito portuale. Tali navi, infatti, sono portatrici delle medesime problematiche associate alle altre navi mercantili che già attraccano al Porto Industriale di Manfredonia.
In riferimento alla tematica del riscaldamento del GPL mediante scambiatore ad acqua di mare, il fenomeno del temporaneo e modesto raffreddamento dell’acqua che si determina nell’operazione si esaurisce entro pochi metri dal punto di uscita dell’acqua stessa dalla nave. Tale sistema di scambio è approvato dagli organismi internazionali che abilitano le navi a queste specifiche operazioni ed è utilizzato in tutti i porti abilitati alla discarica del GPL (come quello di Manfredonia). L’effettiva esiguità del fenomeno, oltre che da valutazioni tecniche riportate nelle documentazioni di progetto è avvalorata da una campagna di misura della temperatura dell’acqua di mare da noi effettuata durante le operazioni di discarica nave nel porto di Napoli. Il GPL che scorre nel gasdotto, inoltre, sarà a temperatura superiore allo 0°C e non avrà alcuno scambio termico con l’ambiente marino essendo la tubazione interrata e isolata con rivestimento in polietilene e sovra rivestimento in gunite.
Su terreni di proprietà si svilupperebbe un raccordo ferroviario per una lunghezza di circa 1.800 m collegando il deposito alla vicina stazione di Frattarolo. A regime si ipotizza il movimento di un convoglio al giorno di cui uno in ingresso e l’altro in uscita. La tratta non sarà di tipo elettrificata. Il convoglio, trainato da motrici con motori diesel di ultima generazione, dovrebbe viaggiare a passo d’uomo percorrendo la tratta di raccordo in circa 15 minuti.

LO STOP DEL COMUNE DI MANFREDONIA

Eppure il comune di Manfredonia si è opposto al progetto.
Il 13 novembre 2016 viene indetto un referendum consultivo con grande soddisfazione dell’Amministrazione comunale. Il quesito referendario pone al centro della discussione il parere del Comune di Manfredonia: ‘Ai fini della tutela di interessi fondamentali della comunità, volete voi che il Comune di Manfredonia, si esprima a favore della realizzazione, sul proprio territorio, di un progetto di deposito costiero di Gpl a rischio di incidente rilevante, presentato dalla società Energas spa, costituito da 12 serbatoi di capacità complessiva di 60 mila metri cubi e delle opere e funzionalmente connesse?’ Vince il ‘No’ con oltre il 90 per cento delle preferenze.
Eppure parliamo di un progetto che rappresenta un’iniziativa industriale consolidata e già presente su tutto il territorio nazionale con ubicazione anche in ambiti cittadini come, per esempio, a Napoli dove, da alcuni decenni, nella zona orientale sono allocati 4 depositi costieri per una capacità complessiva di stoccaggio di 54mila metri cubi.
E cosi dopo aver dato tutti i pareri favorevoli, data la contrarietà locale, il dicastero dei Beni e le Attività culturali ha annullato, in autotutela, il parere positivo espresso dalla Soprintendenza. Al tavolo istituzionale è risultata però assente la Regione Puglia, che nonostante parere favorevole degli uffici, nell’ambito politico per voce del suo presidente si è più volte pubblicamente espressa negativamente in merito al progetto Energas; inoltre, nella conferenza dei servizi del 22 ottobre 2015 ha affermato che «il governo regionale non può ignorare la decisa ostilità del territorio, ritenendo che non si possano fare impianti contro la volontà della popolazione locale”.
A questo punto il Ministero dello sviluppo economico ha chiesto ufficialmente alla regione Puglia di esprimere intesa positiva o negativa, subordinando il definitivo parere a questa decisione, non ricevendo ad oggi alcuna risposta. La decarbonizzazione può attendere.