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Clima, perché gli scienziati rimuginano sugli eventi estremi in Ue e Usa

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Per il momento l’unico dato certo sul clima è che l’emisfero occidentale sta letteralmente ‘arrostendo’ e ‘annegando’ quest’estate, con punte di temperature record che si registrano ogni giorno.

Il clima sta peggiorando più velocemente del previsto? La rapida successione di eventi meteorologici estremi in Nord America ed Europa sta spingendo gli scienziati a porsi tale domanda. E non si tratta di un aspetto di poco conto giacché qualsiasi errore di calcolo può aggravare la portata di questi eventi sulle comunità rendendole più vulnerabili.

EMISFERO OCCIDENTALE VITTIMA DEL CLIMA ESTREMO

Per il momento, l’unico dato certo è che l’emisfero occidentale sta letteralmente ‘arrostendo’ quest’estate con punte di temperature record che si registrano ogni giorno. Solo per fare un esempio, negli Stati Uniti, dallo stato di Washington fino al Montana e alla California, si registrano costantemente incendi a causa della peggiore siccità del 21esimo secolo.

L’Europa, al contrario, Germania, Belgio e Paesi Bassi sono stati colpiti da un devastante evento alluvionale che ha registrato oltre 180 vittime.

I DUBBI DEGLI SCIENZIATI

In questo quadro le discussioni e gli studi in corso si stanno concentrando su quanto sia stato insolito ciascuno dei recenti eventi estremi e se gli attuali modelli informatici avanzati e le tecniche statistiche possano anticiparli adeguatamente. Un’altra serie di domande ruota attorno alla capacità degli scienziati di valutare la rarità di questi eventi e le cause con il senno di poi.

Ad esempio, l’ondata di caldo del Pacifico nord-occidentale tra la fine di giugno e l’inizio di luglio, che ha fatto salire le temperature fino a 46 gradi a Portland e 42 a Seattle e 49 nella Columbia Britannica, “era così lontana dalla norma per queste aree che è inducendo gli esperti a rivalutare ciò che è possibile”, si legge su Axios.

I PARERI DEGLI ESPERTI

Axios ha intervistato con nove eminenti scienziati coinvolti nella ricerca sugli eventi estremi per capire com’è la situazione: L’ondata di caldo del nord-ovest del Pacifico è vista con più sospetto delle inondazioni europee come possibile indicatore di qualcosa di nuovo e più pericoloso che i ricercatori non hanno considerato: un punto cieco della scienza del clima.

Ad esempio, Andrew Dessler, scienziato del clima presso la Texas AM University, ha affermato di non essere più sicuro che i modelli climatici stiano fotografando con precisione l’andamento del riscaldamento globale quando si tratta specificamente degli estremi regionali.

“Se me lo avessi chiesto tre mesi fa, avrei detto ‘i modelli vanno bene’ – ha detto -. Ma quest’ultima serie di disastri ha davvero scosso la mia fiducia nelle previsioni dei modelli regionali. Forse siamo stati solo molto sfortunati, ma penso che sia una questione scientifica aperta”.

IL FENOMENO DELLA RISONANZA DELLE ONDE PLANETARIE

Alcuni scienziati, come Michael Mann di Penn State e Stefan Rahmstorf del Potsdam Institute for Climate Impact Research in Germania, hanno dimostrato che anche i modelli climatici più aggiornati non riescono a catturare uno dei principali meccanismi che sta contribuendo ad alcuni di questi estremi climatici – un fenomeno noto come ” risonanza delle onde planetarie”.

Tali modelli meteorologici presentano modelli di correnti a getto bloccati e fortemente ondulati, come un fiume d’aria tortuoso ad alta quota, che può bloccare i sistemi meteorologici sul posto per lunghi periodi. Questo tipo di modello meteorologico era presente in tutto l’emisfero settentrionale nel periodo precedente e durante l’ondata di caldo del Pacifico nord-occidentale.

“Possiamo presumere che l’evento di calore del nord-ovest del Pacifico sia stato un colpo di fortuna straordinario, o che i modelli non stiano ancora catturando i processi rilevanti dietro questi eventi – ha detto Mann ad Axios -. Il rasoio di Occam, nella mia valutazione, supporta l’ultima di queste due possibilità”.

…O PAURA DI ESSERE TROPPO ALLARMISTI?

Nel frattempo, Michael Wehner, che studia gli eventi estremi al Lawrence Berkeley National Laboratory, ha affermato che parte del problema potrebbe essere la tendenza degli scienziati del clima a essere eccessivamente conservatori nelle loro “dichiarazioni di proiezione e attribuzione”, per timore di essere etichettati come allarmisti. Questo potrebbe presto cambiare, ha sottolineato.

NON TUTTI SONO D’ACCORDO

Friederike Otto, climatologo dell’Università di Oxford, ha detto ad Axios che gli eventi meteorologici estremi in Europa e nel Pacifico nord-occidentale erano esattamente i tipi che gli scienziati avevano avvertito sarebbero diventati più probabili e intensi a causa del cambiamento climatico causato dall’uomo. Per questo, ha aggiunto, i responsabili politici dovrebbero agire per migliorare i sistemi di allarme pubblico. A suo parre, infatti, i guasti della rete di allerta in Germania potrebbero aver contribuito all’elevato numero di vittime dovute alle inondazioni.

IL NODO RIMANE SEMPRE LA DECARBONIZZAZIONE

Philip Duffy, direttore esecutivo del Woodwell Climate Research Center, ha dichiarato ad Axios che qualsiasi deterioramento più rapido degli eventi meteorologici estremi “potrebbe solo rafforzare il messaggio che le azioni attuali non sono commisurate alla minaccia che affrontiamo”. “Sappiamo già cosa dobbiamo fare: avviare una rapida decarbonizzazione, rimuovere la CO2 dall’atmosfera e migliorare la resilienza a futuri eventi estremi”, ha affermato. “La gravità dei recenti eventi meteorologici non fa che sottolineare l’urgenza di questo messaggio”.