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Ecco A Chi Non è Piaciuto Il Servizio Di Report Sulle Auto Elettriche

Ecco a chi non è piaciuto il servizio di Report sulle auto elettriche

A rispondere a Report sulle auto elettriche ci hanno pensato Nicola Armaroli del Cnr e l’associazione Vaielettrico, che ha pubblicato un commento del professor Alessandro Abbotto
C’è chi la bolla come “informazione un tanto al chilo” e chi si chiede “Cosa vi ha fatto l’auto elettrica?”, denunciando gli scivoloni della trasmissione Report che la scorsa settimana ha messo al centro di una delle sue inchieste (“Scoperta elettrizzante” di Giulio Valesini e Cataldo Ciccolella, collaborazione Eva Georganopoulou, Stefano Lamorgese) i “prezzi nascosti” delle auto elettriche.

COSA DICE IL SERVIZIO DI REPORT

Un lungo reportage, ricordiamo, nella quale si sono denunciati “deforestazione, centrali a carbone, interi villaggi sgomberati con la forza, scarti chimici nelle acque, operai bruciati vivi, schiavi bambini, fauna e flora devastate, incidenti mortali”, per recuperare le materie prime critiche necessarie per le batterie delle auto elettriche.

Il costo nascosto delle auto elettriche? Ecco cosa dice “Report”

AUTO ELETTRICHE SOLO 0,4% DEL PARCO CIRCOLANTE

In generale si tratta di fenomeni noti. Basta leggere il Rapporto dell’Aci, diffuso oggi in occasione della Conferenza sul traffico e la circolazione, che indica tra le criticità che limitano la diffusione delle auto elettriche, la disponibilità delle materie prime, la mancanza di una rete capillare di ricarica sul territorio. Che a sua volta porta con sé una maggiore vetustà del parco circolante: l’analisi dimostra, infatti, come oltre un quarto dei veicoli radiati abbia un’età compresa tra i 10 e i 15 anni e la quota più elevata di radiazioni sul totale radiato riguardi i veicoli della fascia 15-20 anni. Per queste ragioni, l’aumento significativo nelle vendite di veicoli elettrici e ibridi (in parte indotto dalla generosa politica di incentivi pubblici degli ultimi anni) ha effetti quasi impercettibili sul parco. Al 31 dicembre 2022, infatti, questi veicoli rappresentavano lo 0,4% del parco circolante. Il campione intervistato ha inoltre confermato che la stragrande maggioranza, circa l’85%, ha già dichiarato che, per i prossimi 10 anni, continuerà ad acquistare auto termiche o ibride, mentre solo il 14% pensa all’acquisto di auto elettriche.

LE RISPOSTE DEL MONDO DELL’AUTO

A rispondere a Report ci hanno pensato Nicola Armaroli del Cnr e l’associazione Vaielettrico, che ha pubblicato un commento del professor Alessandro Abbotto, che insegna Scienza dei materiali all’Università Milano Bicocca. Silenzio tombale, invece, dal resto del mondo dell’automotive: sono rimaste senza esito, infatti, le mail inviate da Energia Oltre a Nissan, Bmw, Renault e Stellantis.

NICOLA ARMAROLI (CNR): SUPERFICIALITÀ NELL’INCHIESTA, SONO RIMASTO ATTONITO

“Collaboro da oltre 20 anni con REPORT-RAI3, ho sempre lavorato con grandi professionisti/e. È proprio per questo che la superficialità dell’inchiesta ‘Green Hypocrisy’ del 19 Novembre mi ha lasciato attonito. Alcuni punti”, ha scritto Armaroli su Linkedin. “Il cuore dell’inchiesta è il viaggio nei distretti minerari indonesiani del Nichel, dove viene documentato un disastro ambientale, attribuito esclusivamente al boom dall’auto elettrica. Non viene MAI detto, in oltre un’ora di reportage, che più del 90% del nichel viene impiegato dall’industria metallurgica, in particolare per produrre acciaio inox, un materiale che si trova massicciamente ovunque (incluse le auto termiche …). La domanda è: il giornalista Giulio Valesini sa e tace, oppure ignora? In un’inchiesta sulla ‘hypocrisy’, il ‘dettaglio’ degli usi finali del nichel non poteva e non doveva essere ignorato”.

auto elettrica

In secondo luogo, prosegue il ricercatore del Cnr, “l’inchiesta sfocia addirittura nel cattivo gusto quando vuole per forza attribuire alla esplosione di una batteria (quale batteria? non è chiaro, ma non importa) il tragico incidente in cui sono morti una collega del CNR di Napoli e un laureando che viaggiava con lei su un prototipo di auto termica da ibridizzare. Sia chiaro, ben venga un’inchiesta giornalistica su quella assurda tragedia, però la forzatura ingiustificata sulle cause del disastro lascia letteralmente basiti”.

“Altro pessimo lavoro di informazione viene fatto sul potenziale sito di estrazione di titanio in Liguria – ha proseguito Armaroli -. Si attribuisce questo progetto alle necessità minerarie della ‘transizione ecologica’. Valesini però non dedica una sola parola per illustrare a cosa serve il titanio, che invece non ha particolari profili di impiego per la transizione energetica. Di nuovo: sa e tace o semplicemente ignora? Una trasmissione come Report può citare un metallo un po’ “esotico” e associarlo a casaccio alla transizione? Si confida sul fatto che poi il cittadino sa mediamente poco di chimica e ci crede perché lo dice Report? Una sciatteria del genere è servizio pubblico?”.

Non solo, rincara la dose Armaroli: “La serata contiene altra informazione un tanto al chilo: Ranucci che esordisce con un prezzo di auto elettrica esorbitante, a caso. Notevole l’intervista all’automobilista elettrico scontento che liquida volgarmente l’auto che gli ha “imposto” la sua azienda, un parere lontanissimo dall’indice di soddisfazione media dell’utente elettrico. La cosa però non interessa a Valesini che ha una tesi da dimostrare ad ogni costo: l’auto elettrica è una fregatura. Ci sarebbe altro da commentare, mi fermo qui. Ben vengano le inchieste sull’industria mineraria. Tuttavia, voler mostrare a ogni costo che il male assoluto di un settore vastissimo (e DA SEMPRE molto impattante…) è la transizione ecologica, produce un risultato grottesco. Questa inchiesta ha minato la credibilità e l’autorevolezza di una trasmissione storica del servizio pubblico. Non è una buona notizia”.

I CINQUE “SCIVOLONI” DELLA TRASMISSIONE REPORT SECONDO ABBOTTO

Il professor Alessandro Abbotto insegna Scienza dei materiali all’Università Milano Bicocca, “è proprietario di due auto elettriche, è un amico di lunga data di Vaielettrico; dopo aver assistito all’ultima puntata di Report non ha resistito, ci dice, a scrivere di getto queste tre pagine, di cui lo ringraziamo”, scrive Vaielettrico.

I cinque “scivoloni” della trasmissione Report

II cinque “scivoloni” partono con le Zero emissioni dal 2035 decise dall’Ue: “La Commissione Europea ha deliberato che dal 2035 si potranno vendere solo veicoli con zero emissioni, non solo veicoli elettrici. È una cosa ben diversa. La decisione, in realtà presa dal Consiglio Europeo il 28 marzo 2023, indica che le emissioni debbano essere nulle. Non si parla da nessuna parte che debbano essere per forza veicoli elettrici”, ha scritto Abbotto.

Che aggiunge: “Per maggiore precisione, nell’ambito del pacchetto ‘Fit for 55’ il Consiglio ha adottato un regolamento che fissa livelli più rigorosi di prestazione in materia di emissioni di CO2 per le autovetture e i furgoni di nuova costruzione. Le nuove norme puntano a ridurre le emissioni prodotte dal trasporto su strada che detiene la percentuale più elevata di emissioni prodotte dai trasporti (circa un quarto di tutte le emissioni). E forniscono all’industria automobilistica la giusta spinta a progredire verso una mobilità a zero emissioni, garantendo la continua innovazione nell’industria”.

“Le nuove norme fissano i seguenti obiettivi: a) riduzione delle emissioni di CO2 del 55% per le auto nuove e del 50% per i furgoni nuovi dal 2030 al 2034 rispetto ai livelli del 2021; b) riduzione delle emissioni di CO2 del 100% sia per le autovetture nuove che per i furgoni nuovi dal 2035. Se si dimostrerà (come sostengono rispettivamente Germania e Italia) che i combustibili sintetici e i biocombustibili sono ad emissioni zero, allora nulla impedirà di vendere automobili nuove con motore a combustione interna”, ha chiarito il professore.

SCIVOLONE N. 2. IL NICKEL

Report “ha descritto la filiera del nickel, con Ranucci e Valesini che hanno dato la colpa dell’estrazione del nickel alla mobilità elettrica. Vediamo come stanno veramente le cose – ha evidenziato Abbotto -. Il nickel si usa principalmente nelle batterie dei veicoli elettrici? La risposta è: no. L’International Energy Agency (IEA), l’autorevole organismo intergovernativo fondato nel 1974 e che rappresenta il riferimento principale nel settore energetico a livello mondiale, nella sua ultima pubblicazione annuale sul settore del trasporto elettrico (Global EV Outlook 2023) scrive chiaramente che solo il 10% della domanda di nickel è legata alle batterie dei veicoli elettrici. Cinque anni prima, periodo al quale si riferiscono molte notizie dell’inchiesta di Report, la quota di domanda legata al trasporto elettrico era il 2%!Da qui la mia domanda. Ma se Report ha molto a cuore la filiera del nickel (e su questo sono totalmente d’accordo), non sarebbe più corretto, intendo dal punto di vista giornalistico, cominciare prima a indagare dove va a finire il 98% del nickel estratto prima di dare la colpa alla transizione verde che ha un ruolo assolutamente minoritario?”

“La risposta la fornisce sempre l’IEA. Nell’ultimo anno, delle circa 3 milioni di tonnellate di nickel usato, solo circa 200mila sono legate al mondo del trasporto elettrico. Il resto, ovvero oltre il 90%, viene utilizzato per altre batterie (ad esempio smartphone, tablet, notebook ecc., mai citati neanche una volta nell’inchiesta), leghe metalliche e altri utilizzi vari – ha proseguito il professore -. Il principale, di gran lunga, uso finale del nickel (oltre il 70%) è nell’acciaio inox. L’acciaio inox è una comune lega a base di ferro. E’ molto utilizzata fin dall’inizio del Novecento in tutti quei casi dove è necessario limitare la degradazione (ossidazione e corrosione) del comune acciaio. Lo troviamo nella filiera dell’acqua potabile, del cibo, dell’industria del calcestruzzo, dell’industria che opera a temperatura elevate e, più in generale, delle costruzioni, della medicina, dell’aviazione, del cibo e del catering e, infine, anche dell’ambito militare”.

“Da cui la mia seconda domanda. Se il nickel – la cui estrazione in Indonesia, è vero, è ad alto impatto ambientale e sociale – trova il 90% dei suoi utilizzi in tantissimi ambiti, dal cibo e dalle bevande alla medicina, al militare, perché prendersela con la mobilità elettrica che entra solo in piccolissima parte?”, ha osservato Abbotto.

SCIVOLONE N. 3. LE BATTERIE LFP

“D’accordo, si può convenire che per adesso il nickel in effetti non c’entra molto col settore della mobilità elettrica ma tra 10 anni o 20 anni quanto tutti guideremo elettrico allora cosa succederà? A parte il fatto che Report, neanche per un secondo, fa questa precisazione, anche qui vediamo come stanno esattamente le cose. Il nickel nelle batterie si trova nella tipologia ‘litio nickel manganese cobalto ossido’ o NMC, che è oggi quella preponderante per tutti gli usi, non solo nei veicoli elettrici, ma anche negli smartphone, tablet, notebook ecc.”, ha tenuto a precisare il professore.

“Mentre nel campo degli smartphone nessuna si sta preoccupando di sostituirle (ma questo a Report non interessa perché non è legato alla transizione verde o forse perché nessuno intende rinunciare al telefonino, che quindi rimane intoccabile) nel campo dei veicoli elettrici ormai le NMC rappresentano il passato. Sempre l’IEA ci informa che nel 2022 ormai le ‘vecchie’ batterie NMC rendono conto solo del 60% del mercato finale”, ha detto Abbotto.

“All’orizzonte stanno emergendo le nuove batterie litio ferro fosfato (LFP), dove non c’è il nickel e neanche il cobalto. Ormai tutte le principali case automobilistiche propongono nel 2023 i modelli a bassa-media autonomia (ma più che sufficiente per la quasi totalità delle necessità di movimento quotidiane) con batterie LFP, relegando le NMC alle automobili con maggiore autonomia, esattamente quelle che gli imperterriti sostenitori del diesel da mille chilometri cercano ostinatamente. (…) In conclusione, mentre il mondo della mobilità elettrica farà presto a meno del nickel, e anche del cobalto, non lo stesso possiamo dire per la nostra irrinunciabile elettronica portatile e per tutto il mondo dell’acciaio inox, dall’industria manufatturiera al cibo e al catering”.

SCIVOLONE N. 4. IL LITIO

“Forse, intuendo proprio quanto appena detto (ma solo intuendo, senza mai dirlo nella loro inchiesta), i videogiornalisti si sono quindi concentrati sul litio, che proviene da due fonti principali, le saline e la salamoia del Cile e le rocce dell’Australia (quest’ultima fonte dimenticata nell’inchiesta). Perché sarà pur vero che la mobilità elettrica non userà più il cobalto e il nickel ma il litio, quello sì, continuerà ad usarlo per sempre”, ha chiosato il professore. Aggiungendo che sì “è vero il litio sarà un protagonista della mobilità elettrica ma, anche qui, non per sempre. La ricerca mondiale è concentrata da anni a sostituire il litio con il sodio, un metallo abbondante e presente dappertutto (ne abbiamo oceani pieni, per la presenza del cloruro di sodio, il comune sale utilizzato in cucina). Sempre l’IEA ci informa che nel corso dell’ultimo anno sono comparse, o lo saranno a breve, le prime industrie produttrici di batterie al sodio lithium-free. La Cina ha una capacità produttiva già oggi di 100 GWh, con almeno 30 impianti produttivi operativi o in fase di realizzazione”.

Secondo il professore “la chimica del sodio ha l’enorme vantaggio di fare affidamento su materie prime a basso costo rispetto al litio, il che porta a batterie più economiche completamente evitando la necessità di estrarre minerali critici. Si stima che la nuova batterie a ioni di sodio sviluppata dal colosso cinese CATL (più volte citata nell’inchiesta di Report ma mai per questo motivo) costerà il 30% in meno rispetto a una batteria LFP, a sua volta già molto meno costosa delle attuali e obsolete batterie NMC con nickel e cobalto. Numerose case automobilistiche hanno già annunciato auto elettriche con batterie a ioni di sodio, come la Seagull della cinese BYD, prima casa costruttrice al mondo di veicoli elettrici, che dichiara un’autonomia di 300 km e un prezzo di vendita poco superiore a 11mila dollari”.

SCIVOLONE N. 5. IL TITANIO

“Poi arriva il turno del titanio, specificamente il biossido di titanio, colpevole adesso di distruggere un parco in Liguria in nome della transizione ecologica. Qui c’è poco da dire. Nella frenesia di attaccare la rivoluzione verde la redazione ha mancato di vedere che il biossido di titanio, TiO 2, oggi trova impiego principalmente nel settore delle vernici (le stesse che, con ogni probabilità, coprono le pareti bianche della redazione di Report e delle case dei loro giornalisti) e dei rivestimenti superficiali, della plastica, della carta e del cartone, dei catalizzatori (ad esempio nel campo del trattamento anti-inquinamento in campo architettonico), dei materiali per la protezione da raggi-UV (creme solari), dei precursori di pigmenti colorati e dell’elettroceramica”, argomento Abbotto.

Aggiungendo che “nella produzione automobilistica, il titanio è presente ma non viene considerato critico per il suo utilizzo nei veicoli. Si trova ad esempio all’interno del sistema di scarico dei veicoli a benzina o nei motori a combustione come parti di bielle, valvole e molle. E’ certamente un componente importante anche delle batterie dei veicoli elettrici (negli anodi a litio-titanio) e i veicoli Tesla contengono una protezione sottoscocca in titanio che protegge dagli incendi della batteria, ma il suo utilizzo è largamente minoritario rispetto, ad esempio, al titanio utilizzato come pigmento nelle vernici o per la plastica bianca”.

MA COSA VI HANNO FATTO LE AUTO ELETTRICHE?

“In conclusione, l’inchiesta di Report si è resa colpevole di tutta una serie di scivoloni non trascurabili. Sarebbe bastato rivolgersi ad esperti del settore o leggere l’ultimo rapporto (report, è il caso di dirlo) della principale autorità nel settore, l’IEA. A meno che, quando le batterie per veicoli elettrici (ma non le altre) saranno tutte lithium, cobalt e nickel-free allora, pur di andare contro la transizione verde nel settore dei trasporti, la trasmissione magari deciderà di prendersela anche col comune sale da cucina – ha spiegato il professore -. Da qui la mia ultima domanda, che forse racchiude tutto il senso dell’inchiesta: Ma cosa vi ha fatto l’automobile elettrica da odiarla così tanto da dar voce al 15% di automobilisti che guidano ancora super-inquinanti veicoli Euro 0, 1 e 2 e che ormai negli altri paesi sono scomparsi? Sarei sinceramente curioso di avere la risposta”, ha concluso Abbotto.

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