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Ecco la risposta di Putin allo shale boom statunitense

Yamal LNG

La strategia russa prevede di costruire sempre più capacità nella penisola di Yamal per compensare l’esaurimento delle riserve nella Siberia occidentale.

Non è un mistero che gli Stati Uniti stiano facendo di tutto per vendere il loro gas, sotto forma liquefatta, in ogni paese del globo. E non è un mistero la competizione che gli Usa hanno instaurato con la Russia, l’altra grande superpotenza produttrice, con la quale è da tempo in corso una tensione strisciante per il predominio geopolitico dell’Europa. Ma se da un lato gli americani possono contare su risorse “non convenzionali”, date cioè dal boom dello shale gas, i russi non sono rimasti fermi a guardare nella produzione di combustibili tradizionali.

L’ASSO NELLA MANICA DELLA PENISOLA DI YAMAL

La settimana scorsa le giapponesi Mitsui e Japan Oil, Gas and Metals National Corporation hanno concordato con i russi l’acquisto di una quota del 10% del progetto Artic Lng 2 di Novatek per un somma, ufficialmente non rivelata, ma che il presidente Vladimir Putin, in un altro contesto, ha quantificato in 3 miliardi di dollari. Il fatto che sia stato lo stesso numero uno del Cremlino a commentare l’intesa sottolinea quanto sia importante per i russi l’esplorazione e lo sviluppo della regione artica come fonte di nuove e potenzialmente vaste risorse di petrolio e gas oltre che per l’accrescimento dell’influenza geopolitica. L’attuale sviluppo della regione artica da parte della Russia è incentrato nella penisola di Yamal e guidato principalmente da Novatek, ma ulteriori sviluppi sono in arrivo da Gazprom e Gazprom Neft, anche di fronte alle attuali e future sanzioni statunitensi.

126 SPEDIZIONI DI GNL SUI MERCATI GLOBALI DAL PROGETTO DI NOVATEK

Il principale progetto artico di Novatek, lo Yamal LNG, ha prodotto 9 milioni di tonnellate di Gnl e 0,6 milioni di tonnellate di gas condensato stabile nella prima metà di quest’anno, con tutti e tre i treni Gnl che hanno superato la capacità nominale di 5,5 milioni di tonnellate all’anno (mtpa) nel periodo in questione. Ciò ha portato a 126 spedizioni di Gnl sui mercati globali, per lo più verso i principali mercati target russi in Asia. Complessivamente, il progetto Yamal LNG consiste in un impianto di liquefazione del gas naturale da 17,4 mtpa, composto da tre treni LNG da 5,5 mtpa ciascuno e un treno LNG da 900 mila tonnellate all’anno, che utilizza le risorse del giacimento South-Tambeyskoye nell’Artico russo.

LE SANZIONI HANNO ACCELERATO IL PROCESSO DI ESPLORAZIONE ARTICA RUSSO

In questo contesto, le sanzioni imposte dagli Stati Uniti alla Russia per le vicende legate alla Crimea hanno di fatto reso Putin più determinato nel portare avanti il programma di produzione di gas liquefatto nell’Artico. Mosca non solo ha finanziato inizialmente Yamal LNG con denaro statale, ma ha proseguito a farlo anche successivamente tramite la vendita di obbligazioni (il programma è iniziato il 24 novembre 2015, con un’emissione da 15 anni per 75 miliardi di rubli) e ha inoltre fornito 150 miliardi di rubli provenienti dai fondi pensione. Nell’aprile 2016 due banche statali cinesi hanno poi accettato di fornire 12 miliardi di dollari di finanziamenti al progetto Yamal LNG, aiutato anche da un crollo del rublo alla fine del 2014 che ha effettivamente ridotto i costi delle attrezzature e della manodopera di origine russa in un momento chiave della costruzione.gazprom

CON LE SANZIONI AUTARCHIA RUSSA ANCHE SU MACCHINARI E TECNOLOGIE

“Dopo essersi isolata dalle sanzioni finanziarie statunitensi, Novatek è impegnata a fare lo stesso per le sue esigenze tecnologiche. L’azienda ha già cominciato a produrre in casa la tecnologia e i macchinari coinvolti nel progetto Yamal LNG e l’anno scorso ha ricevuto un brevetto federale per la sua tecnologia di liquefazione del gas naturale ‘Arctic Cascade’ – ha sottolineato Oil Price in un articolo -. Questa tecnologia si basa su un processo di liquefazione in due fasi che sfrutta la temperatura ambiente più fredda del clima artico per massimizzare l’efficienza energetica durante il processo di liquefazione ed è la prima tecnologia di liquefazione brevettata che utilizza apparecchiature prodotte solo da produttori russi. L’obiettivo generale di Novatek, come l’azienda stessa ha dichiarato più di una volta, è quello di localizzare la fabbricazione e la costruzione di treni e moduli di Gnl per ridurre il costo complessivo della liquefazione e sviluppare una base tecnologica in Russia, in modo che le operazioni di Gnl nell’Artico non siano soggette ai capricci di altri paesi e a future sanzioni”.

ENTRO IL 2023 AL VIA IL PROGETTO ARTIC LNG 2

In questo contesto, il secondo progetto di Novatek – Arctic LNG 2 – prevede la realizzazione di tre treni Gnl da 6,6 mtpa ciascuno, basati sulle risorse di petrolio e gas del giacimento di Utrenneye, che ha almeno 1.138 miliardi di metri cubi di gas naturale e 57 milioni di tonnellate di liquidi in riserve stimate. Novatek prevede di mettere in servizio il primo treno nel 2023, il secondo treno nel 2024 e il terzo treno nel 2025, prima di raggiungere la piena capacità nel 2026. A tal fine, si è già assicurata altri tre partner nell’impresa, oltre ai giapponesi. Due provengono dal mercato di riferimento della Cina – la China National Petroleum Corporation, sussidiaria di China National Oil and Gas Exploration and Development, e China National Offshore Oil Corporation, con una partecipazione congiunta del 10% -, un’altra è la francese, Total, anch’essa con il 10%. Novatek ha intenzione di mantenere per sé il 60% del progetto e probabilmente, raccontano alcuni analisti russi, un restante 10% andrà probabilmente a breve all’Arabia Saudita.

ANCHE GAZPROM PRONTA A SFRUTTARE LE RISORSE DELLA PENISOLA DI YAMAL

Su questa scia, il gigante russo del gas, Gazprom, ha recentemente annunciato lo sviluppo su larga scala del giacimento Kharasavey nella zona di produzione di Bovanenkovo, sempre nella penisola di Yamal. Si tratta di un altro tassello della strategia dell’azienda di spostare la base produttiva sempre più a nord, in linea con l’altra importante strategia russa di costruire capacità a Yamal per compensare l’esaurimento delle riserve nella Siberia occidentale. Si stima che Kharasavey detenga 2 trilioni di metri cubi di gas e produrrà il primo gas nel 2023 per circa 32 miliardi di metri cubi all’anno.

ANCHE GAZPROM NEFT VUOLE SFRUTTARE I PROPRI ASSET

GazpromDate le prospettive sulla domanda di gas nei mercati chiave dell’Europa e dell’Asia e le ramificazioni geopolitiche russe quale principale fornitore di gas di queste regioni, anche la controllata di Gazprom, Gazprom Neft, sta cercando di produrre Gnl dai suoi asset nell’Artico. Monetizzare queste risorse dovrebbe essere un compito relativamente semplice, consentendo alla società di recuperare più dei 6,4 miliardi di dollari che prevede di spendere per lo sviluppo del giacimento di Novoportovskoye (che si stima abbia riserve recuperabili di oltre 320 miliardi di metri cubi di gas) nei prossimi cinque anni. Una parte del costo di sviluppo sarà utilizzata per la costruzione di un gasdotto da Novy Port attraverso il Golfo di Ob a Yamburg, che trasporterà almeno 10 miliardi di metri cubi di gas all’anno dal giacimento di Novoportovskoye al principale sistema di distribuzione del gas di Gazprom. Questa infrastruttura sarà probabilmente utilizzata anche dal terzo dei progetti artici di Novatek – Ob LNG – che ha iniziato lo sviluppo nel mese di giugno. Sulla base delle risorse dei giacimenti Verkhnetiuteyskoye e Zapadno-Seyakhinskoye, situati nella parte centrale della penisola di Yamal, i due giacimenti contengono un totale di 157 miliardi di metri cubi di gas naturale e il nuovo impianto progettato produrrà fino a 4,8 mtpa di Gnl. L’impianto principale, costruito esclusivamente con tecnologia russa a Sabetta, costerà 5 miliardi di dollari ed entrerà in funzione nel 2023.

POSSIBILE CHE I RUSSI RINUNCINO AL DOLLARO NEL COMMERCIO DI PETROLIO E GAS

Secondo Oil Price “almeno l’80% della futura produzione di Gnl di Novatek andrà sul mercato asiatico” e quelle dirette alla Cina potrebbe essere “denominate in renminbi”, la moneta cinese. Un fattore possibile proprio per via delle sanzioni che vederebbero i russi allontanarsi sempre di più dal dollaro Usa nel commercio di petrolio e gas. Una tale strategia è stata testata nel 2014, quando Gazprom Neft ha provato a commerciare carichi di petrolio in yuan e rubli con la Cina e l’Europa.