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Economia circolare, tutti i dati (e i problemi) sull’Italia

economia circolare

L’Italia è prima in Europa per indice di circolarità e seconda per numero di occupati. Ma si registrano cali e stalli, oltre ad un ritardo sull’innovazione

Stando all’ultimo rapporto pubblicato da Circular Economy Network ed Enea, relativo al 2019, l’Italia è la prima nazione in Europa per indice di circolarità, ovvero “il valore attribuito secondo il grado di uso efficiente delle risorse in cinque categorie: produzione, consumo, gestione rifiuti, mercato delle materie prime seconde, investimenti e occupazione”.

Seguono Francia e Germania, ma il primato italiano è minacciato dal rapido miglioramento delle performance sia francesi (nel 2019 il paese ha incrementato il suo tasso di circolarità di 7 punti) che polacche (+2); l’Italia, al contrario, sta rallentando.

I NUMERI SULL’OCCUPAZIONE

L’Italia resta seconda in Europa – a precederla è la Germania – per numero di occupati nei settori del recupero, del riciclo e del riutilizzo: 517.440 in tutto. A livello di percentuali, il tasso di occupazione nei settori circolari è del 2,06 per cento (rispetto al totale degli occupati nel paese), superiore alla media dell’Unione europea, 1,7 per cento.

Il dato sul numero degli occupati, però, registra un calo dell’1 per cento rispetto al 2010, come riporta EconomiaCircolare.com. Nel rapporto di Circular Economy Network si legge che il calo sarebbe dovuto alla generale riduzione degli investimenti – già prima dell’inizio della crisi del coronavirus –, che si ripercuote appunto sull’occupazione e sull’innovazione.

POCHE RISORSE PER L’INNOVAZIONE, MA BUONA EFFICIENZA

Per quanto riguarda l’innovazione nell’economia circolare, l’Italia vi destina poche risorse e per questo occupa una posizione molto bassa nella classifica europea.

A questo dato negativo si contrappongono invece i buoni risultati relativi all’efficienza: ogni chilo di risorsa consumata corrisponde, in Italia, alla produzione di 3,5 euro di PIL; in Europa la media è di 2,2 euro di PIL per ogni chilo consumato.

COSA SERVE ALL’ECONOMIA CIRCOLARE SECONDO MORABITO (ENEA)

Perché l’economia circolare possa favorire la ripresa dell’economia italiana dopo la crisi causata dal coronavirus, il direttore del Dipartimento sostenibilità dei sistemi produttivi e territoriali di Enea, Roberto Morabito, ha detto che “serve un intervento sistemico con la realizzazione di infrastrutture e impianti”. Servono inoltre “maggiori investimenti nell’innovazione e, soprattutto, […] strumenti di governance efficaci”.

COSA STA FACENDO IL GOVERNO

Da questo punto di vista, il governo sta procedendo con una certa lentezza. Il mese scorso il ministro dell’Ambiente Sergio Costa ha firmato il regolamento sull’end of waste di carta e cartone, che va ad aggiungersi agli altri due già approvati. Ma ne mancano ancora molti altri, relativi ad esempio agli oli alimentari esausti e ai residui da acciaieria.

LE INDAGINI SYMBOLA E LINKEDIN

Il quotidiano la Repubblica ha riportato alcuni dati estrapolati dall’ultimo rapporto della Fondazione Symbola, secondo cui in Italia ci sarebbero 3,1 milioni di occupati nell’economia “verde” e 432mila imprese che negli ultimi cinque anni hanno investito nel settore. Dal 2017 al 2018 l’occupazione nel settore green è aumentata del 3,4 per cento.

Un’indagine di LinkedIn, poi, sostiene che l’Italia sia uno dei paesi migliori per avviare una carriera nell’economia “verde”: Milano, nello specifico, occupa il settimo posto della classifica mondiale per concentrazione di professionisti del settore della sostenibilità.