Sostenibilità

Rifiuti e riciclo, la situazione in Italia

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Il tasso di riciclaggio dei rifiuti urbani in Italia è nella media europea (o superiore). Mancano però gli impianti, e il governo è lento sull’end of waste

Lo scorso 24 settembre il ministro dell’Ambiente Sergio Costa ha firmato il regolamento sull’end of waste di carta e cartone che – si legge sul sito del ministero – “stabilisce modalità e criteri” per fare sì che “i materiali derivanti dal trattamento di carta e cartone” cessino di essere qualificati come rifiuti e possano invece “essere utilizzati per altri scopi”.

L’END OF WASTE E l’ECONOMIA CIRCOLARE

Secondo il ministro Costa, l’end of waste è “un tassello indispensabile per la valorizzazione del potenziale dei rifiuti e può dare un forte contributo allo sviluppo delle potenzialità del settore di riciclo”. L’end of waste viene infatti considerato uno dei pilastri dell’economia circolare, il sistema economico e industriale che – in opposizione a quello ‘lineare’ – mette al centro il riutilizzo costante di quei materiali che solitamente vengono considerati rifiuti.

L’economia circolare è un modello sul quale l’Unione europea sta puntando molto all’interno della sua strategia per lo sviluppo sostenibile esposta nel Green Deal. Anche aziende tradizionalmente attive nel settore dell’oil & gas come Eni hanno detto di aver individuato “nell’economia circolare una delle leve della decarbonizzazione”.

LA LENTEZZA DEL GOVERNO

Sull’end of waste, però, il governo italiano non sta procedendo rapidamente. Oltre a quella su carta e cartone, sono state firmate normative soltanto sui prodotti assorbenti per la persona (nel maggio 2019) e sulla gomma vulcanizzata granulare (nel marzo 2020). Il decreto relativo ai materiali da costruzione e demolizione sarebbe in procinto di essere approvato, ma ne restano ancora molti altri: quelli per gli oli alimentari esausti, per i residui da acciaieria, per le plastiche miste e per il vetro sanitario, ad esempio.

LA CIRCOLARITÀ DEL SETTORE DELLA CARTA IN ITALIA

Secondo i dati diffusi dal ministero dell’Ambiente, nel 2018 in Italia sono state raccolte circa 5,3 milioni di tonnellate di carta, ai quali si aggiunge la carta proveniente da rese e da altre attività industriale: la cifra totale è di 6,6 milioni di tonnellate.

Il Consorzio nazionale recupero e riciclo degli imballaggi a base cellulosica (Comieco) fa sapere che il 60 per cento della produzione italiana di carta avviene da fibre di riciclo. Nel settore dell’imballaggio, invece, il tasso di circolarità è dell’81 per cento, che entro il 2030 dovrà arrivare all’85 per cento, in linea con le direttive europee.

DATI E PROBLEMI DEL SETTORE RIFIUTI IN ITALIA

Nell’ultimo rapporto di Utilitatis sul settore dei rifiuti urbani, il Green Book 2020, è riportato che nel 2018 (sono i dati più recenti) la produzione di rifiuti urbani e assimilati in Italia ammontava a 30 milioni di tonnellate; per i rifiuti speciali ci si aggirava intorno ai 130 milioni di tonnellate. Ma la proporzione, si legge nel rapporto, è destinata a cambiare, vista la nuova definizione di rifiuto urbano: il decreto legislativo 116/2020 – entrato in vigore il 26 settembre scorso e che rende operativa la direttiva comunitaria sull’economia circolare – fa infatti rientrare alcuni  tipi di rifiuti speciali (quelli “simili per composizione ai rifiuti domestici”) tra gli urbani.

Per i rifiuti urbani, comunque, il tasso di riciclaggio dichiarato in Italia è compreso tra il 45,2 e il 50,8 per cento, a seconda della metodologia utilizzata; la media europea è del 47 per cento.

Il comparto della gestione dei rifiuti ha un fatturato di oltre 13 miliardi di euro. Le aziende attive sono in tutto 637, di cui il 50 per cento specializzato nelle fasi di raccolta e di trasporto; il 25 per cento è invece operativo sia nella raccolta che nella gestione degli impianti di recupero e/o smaltimento; l’ultimo 25 per cento, infine, è specializzato soltanto nella gestione degli impianti. Il rapporto sostiene che l’alto numero di operatori crei dispersione nel comparto e che siano pochi i grandi gestori capaci di “chiudere il ciclo”, piuttosto che essere specializzati nelle sole fasi a monte o a valle della filiera.

L’Italia ha un problema di deficit impiantistico, specialmente nelle regioni del Centro e del Sud, che sono quelle che incontrano maggiori difficoltà nel garantire il recupero e lo smaltimento dei rifiuti prodotti. Secondo le stime di Utilitalia, il paese avrebbe bisogno di investimenti per 8 miliardi di euro per realizzare nuovi impianti ed aumentare quantità e qualità del materiale differenziato.