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Gas a buon mercato per alimentare il nuovo boom della domanda globale

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Il nuovo rapporto dell’Agenzia Internazionale dell’Energia evidenzia il boom del gas ma anche un rallentamento della crescita e una convergenza dei prezzi sempre più pronunciata tra le varie regioni del mondo

L’anno scorso è stato “un altro anno d’oro per il gas naturale”, con un aumento della domanda del 4,6%, il tasso più alto dal 2010, secondo quanto emerge dal nuovo rapporto dell’Agenzia Internazionale dell’Energia. Il gas ha rappresentato, infatti, il 45 per cento dell’aumento della domanda totale di energia primaria lo scorso anno.

CINA E USA SUPERSTAR

In questo contesto, non sorprende che Cina e Stati Uniti abbiano fatto la parte del leone nell’aumento. La domanda di gas per le centrali elettriche e per i prodotti petrolchimici continua ad aumentare in entrambi i paesi. Inoltre, temperature insolite (eccessivamente fredde in inverno e calde in estate) hanno contribuito ad aumentare i consumi.

TASSO DI CRESCITA IN RALLENTAMENTO

Tuttavia, si prevede che il tasso di crescita vertiginoso del consumo di gas rallenterà in futuro, con aumenti annui in decelerazione fino all’1,6 per cento al 2024. “La forte crescita del 2018 non sarà probabilmente la norma in futuro a causa del rallentamento della crescita economica, della diminuzione del potenziale di passaggio dal carbone al gas e del ritorno alle condizioni climatiche medie dopo l’estate eccezionalmente calda dello scorso anno nell’emisfero settentrionale”, ha detto l’Aie.

CINA IL PAESE PIÙ IMPORTANTE PER IL FUTURO DEL GAS

La Cina rappresenta il paese più importante per il futuro del gas, ‘pesando’ per il 40% della crescita della domanda globale nel prossimo mezzo decennio. L’impulso principale che ha dato seguito all’impennata del consumo di gas è quello di ridurre l’inquinamento atmosferico nelle principali città cinesi, che negli ultimi anni aveva raggiunto livelli incredibili. Il passaggio dal carbone al gas per la produzione di elettricità, così come per il riscaldamento domestico, ha già contribuito a migliorare la qualità dell’aria.

IN RALLENTAMENTO IL RITMO ANCHE DEI CINESI

Se si può dire che i tassi di crescita della domanda di gas a livello globale sono destinati a rallentare, lo stesso può dirsi però anche per la Cina. La domanda di gas è cresciuta del 14,5% in Cina nel 2017 e del 18,1% lo scorso anno. Ma dovrebbe rallentare fino all’8% all’anno da qui in poi, ha detto l’Aie. Il motivo principale risiede nel fatto che l’economia cinese sta crescendo a un ritmo più lento. La guerra commerciale di Trump con la Cina, se persiste a sua volta, rallenterà ancora di più la crescita.

IL GAS USA HA ALIMENTATO LA DOMANDA E GLI INVESTIMENTIgas

Negli Stati Uniti, invece, il gas a basso costo ha alimentato la domanda, aprendo la strada a miliardi di dollari di investimenti in complessi petrolchimici e nuove centrali a gas. Lo shale gas made in Usa a buon mercato sta però uccidendo il carbone. Lo stesso vale per l’energia nucleare: e poiché le centrali nucleari sono state o veranno chiuse, il gas ne trarrà beneficio.

USA SUPERERANNO QATAR E AUSTRALIA COME ESPORTATORI DI GNL NEL 2024

L’aumento della produzione di gas naturale, negli Stati Uniti ma anche altrove, sta comunque spingendo la domanda a livello globale. L’ondata di terminal di esportazione di Gnl che sono stati messi in funzione, sta collegando tra loro sempre più paesi, rendendo più facile il commercio del gas. Gli Stati Uniti supereranno il Qatar e l’Australia per diventare il più grande esportatore di Gnl del mondo entro il 2024, ha previsto l’Aie. Nel frattempo, la Cina diventerà il più grande importatore. Anche se tra i due paesi tutto è complicato dai dazi reciproci sul merci e materie prime.

DA SURPLUS A DEFICIT NEL 2020

Il mercato del Gnl è di fronte a un eccesso in questo momento, ma l’Aie ha previsto che l’eccedenza si trasformerà in un deficit nel 2020. Per questo l’agenzia prevede che il prossimo round di decisioni finali di investimento in nuovi terminal di esportazione di gas liquefatti inizierà quest’anno, dopo diversi anni di contrazione.

UNA MAGGIORE CONVERGENZA DEI PREZZI

Un maggiore utilizzo di gas, maggiori volumi scambiati su base globale, e un aumento del numero di terminal di importazione ed esportazione porterà, come sta già accadendo, ad una convergenza dei prezzi del gas in tutto il mondo, ha aggiunto Aie: “Le differenze tra i prezzi regionali sono nettamente diminuite dall’ultimo trimestre del 2018 (soprattutto tra Asia ed Europa) grazie a mercati ben riforniti. Ma il mercato asiatico a pronti deve ancora affrontare un grado più elevato di volatilità dei prezzi a causa della maggiore stagionalità – ha scritto l’Aie nel suo rapporto -. L’espansione del commercio di Gnl dovrebbe incoraggiare una maggiore convergenza dei prezzi”.

INVESTIMENTI NON RECUPERABILI?

C’è però una minaccia agli investimenti in nuove infrastrutture del gas che l’Aie trascura, sollecitando al contrario a fare maggiori investimenti, nel settore. Le nuove infrastrutture avranno orizzonti di investimento che si estenderanno su un arco di decenni, andando a ‘scontrarsi’ con l’inasprirsi dei vincoli sulla Co2: “Centrali elettriche, gasdotti e altre infrastrutture per il petrolio e il gas costruite oggi potrebbero benissimo avere ancora debiti non pagati entro il 2050, quando l’economia dovrà essere decarbonizzata per raggiungere gli obiettivi climatici”, ha detto Joseph Daniel, analist senior energia dell’Union of Concerned Scientists a E&E News. “L’industria petrolifera e del gas sta affrontando 100 miliardi di dollari in potenziali attività non recuperabili”.