Scenari

Perché Enel e Iberdrola sono le nuove major dell’energia

transizione energetica

Le major dell’energia pulita hanno la stessa forza finanziaria delle Big Oil. Il loro obiettivo però non è estrarre petrolio o gas, ma guidare la corsa all’elettrificazione

Ieri Bloomberg ha dedicato un lungo approfondimento alle quattro “clean supermajors”, ovvero le grandi aziende dell’energia pulita, riconvertendo un termine – supermajor, diffusosi dagli anni Novanta – che di solito viene utilizzato per indicare le maggiori compagnie del petrolio e del gas come ExxonMobil e Chevron.

Le quattro principali aziende dell’energia pulita individuate da Bloomberg sono l’italiana Enel, la spagnola Ibredrola, la statunitense NextEra Energy e la danese Ørsted. Tutte loro dispongono dell’influenza e della forza finanziaria delle compagnie degli idrocarburi (le cosiddette “Big Oil”) ma il loro obiettivo non è estrarre petrolio o gas, quanto piuttosto «guidare la corsa all’elettrificazione dell’economia globale».

L’ELETTRIFICAZIONE DEL MONDO

La transizione energetica in atto verso le fonti rinnovabili e gli obiettivi di riduzione delle emissioni di anidride carbonica, infatti, implicheranno un distacco sempre più netto dai combustibili fossili. Di riflesso, le società – pensiamo ai trasporti e al riscaldamento – si andranno via via “elettrificando”: l’elettricità, cioè, soddisferà una quota molto più grande del fabbisogno energetico mondiale. Oggi è del 20 per cento circa, ma entro il 2050 potrebbe arrivare al 50 per cento, secondo l’Agenzia internazionale per le energie rinnovabili (IRENA).

TRANSIZIONE E PANDEMIA

La transizione verso le rinnovabili ha ricevuto un’accelerata significativa durante la crisi del coronavirus: molti governi – inclusa l’Unione europea – hanno individuato nei pacchetti di stimolo per la ripresa economica un’opportunità per promuovere con maggiore convinzione e ambizione gli investimenti nelle tecnologie pulite.

Enel, Iberdrola e le altre clean supermajors hanno però investito negli impianti per le rinnovabili quando queste fonti erano ancora considerate sconvenienti. Adesso il contesto è radicalmente diverso: non soltanto le rinnovabili sono al centro della pianificazione politica, ma i loro costi sono calati al punto da ridurre la necessità di una fonte fossile – il gas naturale, principalmente – che faccia da “ponte” per la transizione, cioè che accompagni per un certo periodo le rinnovabili nel mix energetico.

La transizione energetica resta comunque un percorso complicato e costoso. Per scongiurare i rischi del riscaldamento globale e dei cambiamenti climatici, Bloomberg scrive che serviranno 11 migliaia di miliardi di investimenti nelle rinnovabili nei prossimi trent’anni.

IL 2021 SARÀ L’ANNO DELLA SVOLTA?

La svolta potrebbe però essere vicina: la banca Goldman Sachs prevede che nel 2021 la spesa per le energie rinnovabili supererà per la prima volta quella per le trivellazioni di gas e petrolio. E l’elettrificazione, specialmente della mobilità, inizierà ad affermarsi. Shayle Kann del fondo di investimento Energy Impact Partners ha detto a Bloomberg che «nel lungo periodo l’elettricità andrà a sottrarre quote di mercato alle altre fonti di energia».

Il sorpasso delle rinnovabili sugli idrocarburi riguarderà anche le aziende. Già all’inizio di ottobre NextEra Energy aveva brevemente superato ExxonMobil per capitalizzazione di mercato. Enel ha già una capitalizzazione maggiore di Eni, per esempio (103 miliardi contro 37); lo stesso vale per Iberdrola con Repsol (87 miliardi contro 15) e per Ørsted con BP (76 contro 71).

C’entra anche il cambio di atteggiamento da parte degli investitori, che non considerano più le fonti rinnovabili come un mercato incerto e rischioso ma come un investimento sicuro.

Oggi le rinnovabili sono peraltro le fonti per la generazione di energia elettrica più economiche in gran parte del mondo. Secondo una stima di BloombergNEF, per il 2050 l’eolico e il solare genereranno il 56 per cento dell’elettricità a livello globale, contro il 9 per cento circa attuale.

L’ESPANSIONE ALL’ESTERO

Molte clean supermajors possiedono ancora capacità installata a carbone, petrolio o gas, ma hanno intenzione di eliminarla gradualmente – partendo dal carbone, il combustibile fossile più inquinante – nei prossimi anni. Ad esempio, il 40 per cento circa della capacità installata di Enel, l’utility più grande d’Europa, è ancora rappresentata da idrocarburi. Ma l’azienda vuole diminuire la generazione dal carbone del 74 per cento entro il 2022 e più che raddoppiare la propria capacità rinnovabile entro il 2030: attualmente Enel dispone di 43,6 gigawatt di capacità rinnovabile, che tra dieci anni dovrebbero arrivare a 120 GW con una spesa di 160 miliardi di euro.

Come altri colossi dell’energia pulita, Enel è presente in molti altri paesi rispetto a quello d’origine: ventotto in tutto, inclusi il Marocco, il Canada, il Cile e l’India. Al contrario delle Big Oil, che cercano giacimenti sotterranei di petrolio e gas, le clean supermajors vanno alla ricerca di luoghi in cui l’irraggiamento solare o la ventosità sono alti.

E LE BIG OIL?

Bloomberg scrive che il petrolio è stata l’energia del Ventesimo secolo, mentre l’elettricità sarà quella del futuro.

Che ne sarà allora delle Big Oil, il cui modello di business si basa proprio sulla ricerca, l’estrazione, la lavorazione e la vendita degli idrocarburi? Dovranno necessariamente rivederlo per adeguarsi ai tempi, cosa che in realtà stanno già facendo. Il petrolio e il gas garantiranno comunque a queste aziende profitti soddisfacenti per i prossimi dieci-venti anni. Più che nelle fonti fossili, però, dovranno investire in progetti di energia rinnovabile o nella produzione di biocarburanti, ad esempio.