L’ad di Eni lancia l’allarme per ceramica, auto e cemento invocando lo scudo di Ravenna e dei biocarburanti. Il ministro della Difesa lo blinda: la tenuta delle nostre fabbriche conta più della spesa per gli armamenti.
La richiesta di congelare senza indugio il sistema europeo di tassazione delle emissioni ETS unisce i vertici industriali e il governo italiano in una dura contestazione delle politiche climatiche comunitarie. Dal palcoscenico del Cersaie di Bologna, l’amministratore delegato di Eni Claudio Descalzi ha invocato lo stop immediato al meccanismo per tutta la durata del conflitto con la Russia, avvertendo che il costo delle quote di CO2 rischia di annientare settori cardine come l’automotive, la ceramica e il cemento a vantaggio dei produttori asiatici e americani. Sulla stessa linea è intervenuto pubblicamente il ministro della Difesa Guido Crosetto con una dettagliata riflessione su X, definendo l’Ets un “suicidio industriale” che colpisce indiscriminatamente i consumatori ed evidenziando come la sovranità democratica dell’Europa dipenda dalla solidità tecnologica e produttiva prima ancora che dagli investimenti militari.
Sul fronte delle alternative, Descalzi ha rivendicato il primato del progetto di cattura e stoccaggio della CO2 (CCS) a Ravenna e l’efficacia dei biocarburanti, lamentando la disparità di trattamento rispetto ai sussidi comunitari concessi all’idrogeno verde e ricordando il vantaggio competitivo di Paesi come Francia e Spagna, forti del nucleare e dei rigassificatori. Ma procediamo con ordine.
L’ATTACCO DI DESCALZI AL CERSAIE: SOSPENDERE L’ETS PER SALVARE LA MANIFATTURA
L’asse tra Eni e il governo chiede la cancellazione immediata del sistema Ets. Questa presa di posizione unitaria contesta frontalmente i costi ambientali imposti da Bruxelles alle imprese del continente. L’amministratore delegato Claudio Descalzi ha acceso il confronto intervenendo all’apertura del Cersaie di Bologna. Il manager ha fotografato un quadro internazionale compromesso: “In una situazione super straordinaria che si pensava a più riprese che dovesse finire e si sta complicando, non migliorando, il discorso dell’Ets deve essere sospeso”.
La critica investe la discrepanza tra l’impianto ideale della misura e la sua traduzione contabile. Nel corso della tavola rotonda, Descalzi ha sottolineato le distorsioni del prelievo: “Probabilmente dare una tassa a chi inquina è giusto se poi i soldi vengono reinvestiti per migliorare i processi inquinanti, sappiamo benissimo che non è così”. L’impatto economico rischia di risultare fatale per le filiere manifatturiere continentali. Il numero uno di Eni ha chiarito l’urgenza di una moratoria legata alla geopolitica: “Siccome sta rischiando di uccidere l’automotive, le ceramiche e i cementifici, l’Ets deve essere bloccato finché dura la crisi con la Russia”. Una simile emorragia di competitività altera gli equilibri mondiali, poiché “l’Europa rischia di distruggere la propria industria a vantaggio di competitor americani, cinesi e asiatici”.
IL MINISTRO CROSETTO SU X: LA TENUTA ECONOMICA VALE PIÙ DELLE ARMI
Le argomentazioni espresse a Bologna hanno trovato una sponda immediata nell’esecutivo. Attraverso il proprio account su X, il ministro della Difesa Guido Crosetto ha formalizzato la propria adesione: “Concordo totalmente con ciò che oggi ha detto l’Amministratore Delegato dell’ENI, Claudio De Scalzi: l’Europa non può condannarsi al suicidio industriale e conseguentemente sociale e politico, per ostinarsi ideologicamente su scelte sbagliate, in questa fase economica-politica, come l’ETS”.
L’esponente del governo ha ampliato il perimetro della discussione, ponendo a confronto la difesa militare con la sostenibilità del tessuto produttivo: “Consentitemi di dire, da Ministro della Difesa, che la difesa delle conquiste sociali e delle democrazie europee é più garantita dalla tenuta tecnologia ed industriale delle nazioni o dalla conservazione della capacità di costruire e redistribuire ricchezza che non dalla crescita delle spese e degli investimenti nella Difesa”. I confini tra sicurezza nazionale e scelte politiche sono stati rimarcati con nettezza: “Le Forze Armate difendono il benessere delle nazioni da aggressioni ostili esterne ma tocca alla Politica ed a scelte lungimiranti creare le condizione perché esista un benessere diffuso ed equamente distribuito”. La tassa sui permessi di emissione viene considerata incompatibile con il mercato globale: “Una tassa come ETS oggi é ingiusta, assurda, insostenibile nella competizione internazionale e crea disuguaglianze perché cade indistintamente ed in egual misura su tutti i consumatori finali europei”.
La conclusione di Crosetto fissa l’esigenza di una soppressione contingente dello strumento: “Ci saranno tempi migliori nei quali si potrà reintrodurre un nuovo meccanismo (magari universale perché abbia senso) per preservare l’ambiente ma oggi, con le tensioni in corso nel mondo, i blocchi dei chokepoint, l’inverno alle porte, la crisi inarrestabile e l’impietosa concorrenza asiatica, va eliminata. A meno che non si abbia l’obiettivo di distruggere l’Europa minandone la possibilità di costruire ricchezza competendo in condizioni di parità con il resto del mondo”.
LA CATTURA DELLA CO2 A RAVENNA E LO SCONTRO SULL’IDROGENO VERDE
La bocciatura dell’Ets non prelude a un disimpegno sul fronte ecologico. Descalzi ha ribadito la continuità industriale del gruppo energetico: “Crediamo che la transizione energetica debba essere portata avanti. Ci abbiamo lavorato per anni”. Il fulcro operativo di questa traiettoria si identifica nel polo di cattura e stoccaggio della CO2 (CCS) avviato a Ravenna. L’infrastruttura, ha spiegato l’ad, “ha caratteristiche eccezionali e può essere fatta a costi più bassi dell’Ets. La Ccs è assolutamente necessaria, perché il cluster italiano è il più importante del Mediterraneo. Il progetto è stato lanciato a Ravenna perché serviva ridurre le emissioni senza cancellare le infrastrutture, dando, allo stesso tempo, la possibilità di mantenere viva la catena industriale in questi settori. Non e’ cosa da poco”.
Il vertice di Eni ha lamentato le asimmetrie regolatorie e finanziarie decise dalle istituzioni dell’Unione Europea: “La Ccs e’ entrata solo recentemente nella tassonomia Ue ma viene considerata figlia di un dio minore, si danno soldi all’idrogeno verde e nulla alla Ccs. Così come i biocarburanti che riducono le emissioni. Queste cose sembrano banali ma riducono le emissioni e mantengono in vita le catene produttive”. L’equilibrio da salvaguardare riguarda direttamente il tenore di vita collettivo: “Serve la sostenibilita’ ambientale ma anche quella sociale perche’ stiamo diventando sempre più poveri”.
IL DIVARIO CON I PARTNER: IL MODELLO FRANCESE E QUELLO SPAGNOLO
Le penalizzazioni per il sistema produttivo nazionale scaturiscono anche dal confronto con i regimi energetici degli altri Stati membri. Descalzi ha ricordato come i concorrenti continentali operino al riparo da shock termoelettrici grazie ad asset strategici consolidati: “La Francia ha il 70% di nucleare, la Spagna ha le rinnovabili, il nucleare e una capacità di rigassificazione superiore alla propria domanda, il che le permette di mantenere prezzi più bassi”.
Queste condizioni di vantaggio strutturale consentono a Madrid e Parigi di sostenere tariffe inferiori, lasciando le industrie italiane maggiormente esposte ai costi del metano e rendendo la compressione dell’Ets una misura irrinunciabile per non compromettere la parità competitiva.

