Scenari

Come vanno le rinnovabili in India

india pannelli

Nonostante la crisi del coronavirus, il 2020 è stato comunque un anno importante per le fonti rinnovabili in India

Il piano sull’energia e il clima dell’India, il terzo maggiore emettitore di gas serra al mondo, si muove in tre direzioni diverse. Il paese punta sul carbone – ma pulito, ha precisato il governo – per stimolare la crescita economica, con investimenti per oltre 50 miliardi di dollari in dieci anni. Punta anche sul gas naturale, attraverso la creazione di una rete di infrastrutture nazionale che ne promuova l’utilizzo. E punta infine sulle fonti rinnovabili, per arrivare a 450 gigawatt di capacità entro il 2030.

CHE ANNO È STATO IL 2020

Nonostante la crisi del coronavirus abbia rallentato la transizione energetica nel paese, il 2020 è stato comunque un “anno decisivo” per le fonti rinnovabili in India, ha scritto Julia Pyper su Greentech Media.

I nuovi progetti sull’energia solare che hanno partecipato alle gare hanno raggiunto costi minimi, confermando che il carbone non è più la fonte più economica per la produzione di energia elettrica. Proprio in virtù della loro maggiore economicità, le rinnovabili sono state privilegiate nell’accesso alla rete. Sono state prese misure di sostegno per le utility, sono state rinviate le scadenze per la messa in servizio dei progetti, e ci sono state iniziative per la produzione domestica di apparecchiature per il fotovoltaico (il paese dipende dalle importazioni dalla Cina).

Nonostante la tenuta delle rinnovabili in un anno “turbolento”, come lo definisce Pyper, il carbone è comunque rimasta la fonte dominante nel mix energetico indiano. E probabilmente le fonti fossili cresceranno ancora, assieme alla domanda di energia, che si prevede possa triplicare entro il 2040 grazie all’aumento del potere d’acquisto della popolazione.

QUALI PROSPETTIVE PER LE RINNOVABILI IN INDIA

Pyper si chiede quanto velocemente possa crescere, al contrario, l’utilizzo delle rinnovabili e delle tecnologie per le energie pulite, e fino a che punto queste possano “moderare” il consumo di combustibili fossili. L’evoluzione della transizione energetica in India e il suo distacco dalle fonti ad alta intensità di carbonio è peraltro una questione di interesse per il mondo intero e per il successo dell’azione globale per il clima: l’India, come detto, è il terzo maggiore emettitore di gas serra, e anche il secondo maggiore produttore e consumatore di carbone.

Eppure, nonostante le difficoltà, gli esperti sostengono che ci siano ragioni per essere ottimisti. E che esistano una serie di condizioni che lasciano presagire un futuro in cui il carbone non sarà più dominante in India. Sono condizioni legate all’inquinamento dell’aria, alla sicurezza energetica e alla convenienza economica delle fonti energetiche. Il solare è già la fonte di energia più economica nel paese: 0,0269 dollari per kilowattora.

OBIETTIVI E CAPACITÀ INSTALLATA

Lo scorso dicembre il primo ministro indiano Narendra Modi ha dichiarato che il paese ha ridotto del 21 per cento l’intensità delle sue emissioni rispetto ai livelli del 2005, annunciando che la capacità rinnovabile – già la quarta più grande al mondo – arriverà a 175 GW prima del 2022.

Attualmente, e senza contare l’idroelettrico, la capacità installata totale dell’India è di 90 GW. Ma se si aggiunge la capacità dei progetti prossimi alla messa in servizio e quella messa all’asta, si arriva a circa 167 GW. Per il 2030 l’obiettivo è di 450 GW: il governo vuole che, per questa data, le fonti rinnovabili soddisfino la metà del fabbisogno energetico del paese.

Pyper sottolinea però il forte calo delle installazioni eoliche e soprattutto solari – la fonte di energia più economica nel paese – nel 2020. L’India si è dotata di 1,7 GW di nuova capacità fotovoltaica nei primi nove mesi dell’anno scorso: il 68 per cento in meno rispetto allo stesso periodo del 2019.

IL RUOLO DEL SOLARE

Tim Buckley, analista all’IEEFA, ha detto che i bassi costi del solare in India lo rendono una fonte accessibile anche per la popolazione a basso reddito. Il solare ha poi il vantaggio di contribuire alla sicurezza energetica indiana in una fase di espansione del fabbisogno energetico entro i prossimi dieci o vent’anni, perché è una fonte che può essere sviluppata all’interno del paese e non importata dall’estero. Un maggiore focus sul solare, infine, permetterebbe all’India di mitigare il problema domestico dell’inquinamento dell’aria e di raggiungere gli obiettivi climatici internazionali.