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Italia Carbone Centrali

L’Italia si alimenta sempre meno a carbone (finalmente)

I dati Terna del 2023 e le proiezioni di Ispi sul 2024 parlano chiaro. E’ uno dei tanti effetti della guerra russa all’Ucraina del 2022 che ha cambiato la geopolitica energetica europea e dell’Italia

L’Italia va sempre meno a carbone. Una verità riscontrata nel 2023 e che sarà ancor più valida nel 2024.

Dati e scenari.

L’ITALIA DEL 2023 HA USATO POCO CARBONE

Come avevamo raccontato su questo giornale, i dati Terna sulle principali fonti energetiche del nostro Paese raccontavano di un ruolo sempre più marginale del carbone (-2,175.6 GWh).

Ma se nel 2022 la produzione rappresentava ben oltre il 5%, lo scorso anno questa percentuale è scesa sotto il 4, escludendo le importazioni. “Relativamente all’offerta, nel 2023 non solo si è registrata una crescita rilevante della produzione rinnovabile (+15,4%), ma anche un importante aumento del saldo netto con l’estero (+19,2%) come conseguenza di una forte diminuzione dell’export (-24,4%) e di un aumento dell’import (+15,2%). Rilevante per tale aumento il ruolo delle interconnessioni, come strumento di efficienza e sicurezza per il sistema elettrico. Tutto ciò ha necessariamente comportato una conseguente contrazione della produzione termoelettrica (-17,4%) e, in particolare, di quella a carbone (-41,7%). La contrazione della produzione a carbone è anche conseguenza della interruzione, nel corso del 2023, delle iniziative di massimizzazione dell’utilizzo delle centrali a carbone messe in atto durante il periodo più critico della crisi gas”, scrive Terna nel report sui consumi del 2023.

QUALI SCENARI PER IL 2024

Anche per il 2024, spiega oggi Matteo Villa (Ispi), si può ragionare con altrettanto ottimismo in questo post:

Nel nostro Paese, il phase-out definitivo è previsto per il 2025-2027. Le centrali coinvolte sono le quattro di Enel (Brindisi, Torrevaldaliga Nord – Civitavecchia, Fusina – Venezia e Carbonia Iglesias- Portovesme, Sulcis), quella Ep Produzione di Fiumesanto (Sassari) e quella A2a di Monfalcone. “Mi pare che ci sia per le centrali sarde un allungamento di qualche anno, in particolare per il Sulcis”, aveva detto a novembre il presidente di Arera Stefano Besseghini motivando questo slittamento con l’assenza di collegamento alla rete gas dell’isola.

Intanto, a livello globale, il 2023 (dati Rystad Energy e Iea) ha visto ancora protagonista – eccome – il carbone con una domanda al massimo da 8,5 miliardi di tonnellate (+1,4% sul 2022). Domanda che dovrebbe diminuire di oltre il 2% fino al 2026 grazie al maggior ricorso alle energie rinnovabili. Ma i tanti Paesi in via di sviluppo, nonché i grandi inquinatori come Cina e India, non contribuiranno nel breve-medio termine a questa svolta.

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