Fact checking e fake news

Nucleare, approda in Gazzetta il Programma nazionale sui rifiuti radioattivi

nucleare

Il testo recepisce la direttiva 2011/70/EURATOM che istituisce un quadro comunitario per la gestione responsabile e sicura del combustibile nucleare esaurito e dei rifiuti radioattivi

È approdato in Gazzetta Ufficiale il Dpcm del 30 ottobre 2019 sulla definizione del Programma nazionale per la gestione del combustibile esaurito e dei rifiuti radioattivi. Il testo recepisce la direttiva 2011/70/EURATOM che istituisce un quadro comunitario per la gestione responsabile e sicura del combustibile nucleare esaurito e dei rifiuti radioattivi e che richiede ad ogni Stato membro di tradurre le proprie politiche nazionali per la gestione responsabile e sicura del combustibile esaurito e dei rifiuti radioattivi, in un Programma nazionale che comprende l’inventario di tutti i tipi di combustibile esaurito e di rifiuti radioattivi presenti sul territorio nazionale, nonché tutte le relative fasi di gestione degli stessi, dalla generazione allo smaltimento. Direttiva recepita in Italia con il decreto legislativo 4 marzo 2014, n. 45.

L’ITER

In attuazione degli articoli 7 e 8 del decreto legislativo, il ministero dello Sviluppo economico e il ministero dell’Ambiente hanno congiuntamente predisposto un Programma nazionale che contiene una panoramica programmatica della politica italiana di gestione dei rifiuti radioattivi e del combustibile nucleare esaurito. Tenuto conto che, per la sua natura e per i contenuti previsti, il Programma nazionale per la gestione del combustibile esaurito e dei rifiuti radioattivi rientra nel campo di applicazione della Direttiva 2001/42/CE (direttiva VAS) concernente la valutazione ambientale degli effetti di piani e programmi, (recepita a livello nazionale dal Decreto Legislativo 3 aprile 2006, n. 152), lo stesso programma è stato sottoposto alla valutazione ambientale strategica conclusasi il 18 dicembre 2018.

A QUANTO AMMONTANO I RIFIUTI RADIOATTIVI PRESENTI IN ITALIA

I rifiuti radioattivi presenti oggi in Italia derivano dall’esercizio dei quattro impianti nucleari (Caorso, Garigliano, Latina, Trino) e dalle attività di ricerca nell’ambito del ciclo del combustibile nucleare. Ad essi vanno aggiunti i rifiuti di originemedico-industriale e che ammontano ad alcune centinaia di metri cubi l’anno. In particolare, il quantitativo totale, al 31 dicembre 2016, dei rifiuti radioattivi presenti in Italia, ammontava a 29757,99 m3 complessivi.

IL DEPOSITO DI SCORIE NUCLEARI

“Con il recepimento della direttiva 2011/70/Euratom, tramite la predisposizione del presente programma strategico nazionale per la gestione in sicurezza dei rifiuti radioattivi, si delinea, quindi, la soluzione idonea per tutte le tipologie di rifiuti presenti nel territorio – si legge nel testo -. Pertanto, la disponibilità del deposito in tempi ragionevoli, corrisponde, per l’Italia, al soddisfacimento di una triplice esigenza: onorare i tempi previsti dagli accordi stipulati dall’Italia per il rientro in Italia dei residui radioattivi derivanti dalle attività di riprocessamento del combustibile; realizzare il rilascio senza vincoli di natura radiologica dei siti che hanno ospitato gli impianti del passato programma nucleare; dare sistemazione di lungo termine ai rifiuti radioattivi di origine non elettronucleare (cioè i medico-ospedalieri, industriali e quelli provenienti dalla ricerca)”.

“La realizzazione del Deposito Nazionale assume, peraltro, carattere funzionale rispetto all’intendimento di voler concludere rapidamente lo smantellamento definitivo delle centrali nucleari e rispetto all’obiettivo di rendere il decommissioning delle centrali nucleari più rapido ed efficace, consentendo così una riduzione delle voci di bolletta a carico dei cittadini italiani, costituite dagli ‘altri oneri di sistema’”. “In corrispondenza dell’avvio all’esercizio del deposito potrà avere inizio il conferimento dei rifiuti radioattivi. Considerato che lo smaltimento dei rifiuti radioattivi di bassa e media attività sarà a carattere definitivo nel Deposito Nazionale, durante il periodo transitorio di permanenza dei rifiuti radioattivi ad alta attività nel deposito stesso sarà individuato il loro smaltimento in un deposito geologico, anche tenendo conto delle opportunità offerte in futuro nel quadro degli eventuali accordi internazionali per realizzare una struttura di smaltimento”.

LA STIMA DEI COSTI DI SMALTIMENTO

La stima del costo complessivo per il rilascio dei siti privi di vincoli radiologici, rendendoli disponibili per il loro riutilizzo, ammonta secondo i documenti di programmazione prodotti dalla Sogin S.p.A. a circa7,2 miliardi di euro, da sostenere fino al 2035/2040. Il costo è comprensivo dell’avanzamento fisico dello smantellamento, del riprocessamento del combustibile, del mantenimento in sicurezza degli impianti e dei costi generali. Dal 2001 e fino alla fine del 2018, Sogin S.p.A. ha sostenuto attività per un totale di 3,8 miliardi di euro. I 3,4 miliardi di euro rimanenti, sono i costi pianificati per la conclusione del piano di smantellamento. La stima non include il costo per la realizzazione del Deposito Nazionale né gli extra-costi derivanti da possibili rallentamenti nell’attività di decommissioning e in quella di realizzazione del Deposito Nazionale.

DEPOSITO GEOLOGICO NEL TERRITORIO NAZIONALE SOLUZIONE SOVRADIMENSIONATA, ED ECONOMICAMENTE NON PERCORRIBILE

Peraltro, si legge nel Programma, per lo smaltimento di rifiuti radioattivi ad alta attività e il combustibile esaurito, provenienti dalla pregressa gestione di impianti nucleari, quando derivano da attività civil, “la soluzione che, attualmente a livello internazionale, raccoglie il maggior consenso degli specialisti è quella dello smaltimento in formazioni geologiche. Nel caso italiano, considerato che la quantità di rifiuti radioattivi ad alta attività (incluso il combustibile esaurito) da smaltire è modesta, la soluzione della realizzazione di un deposito geologico nel territorio nazionale è apparsa sovradimensionata, oltre che economicamente non percorribile. Pertanto, durante il periodo transitorio di permanenza dei rifiuti radioattivi ad alta attività nelDeposito nazionale, sarà individuata la più idonea soluzione di smaltimento degli stessi in un deposito geologico, tenendo conto anche delle opportunità offerte nel quadro dei possibili accordi internazionali che potranno concretizzarsi nel corso del suddetto periodo;

IL COSTO DEL DEPOSITO

Gli investimenti previsti per la localizzazione e la realizzazione del parco tecnologico, comprensivo del Deposito Nazionale, ammontano complessivamente a 1,5 miliardi di euro, ripartiti nel modo seguente: 650 milioni di euro per la localizzazione, la progettazione e la costruzione del Deposito Nazionale, 700 milioni di euro per le infrastrutture interne ed esterne, 55-150 milioni di euro per la realizzazione del Parco Tecnologico. A questi investimenti si stima in aggiunta circa 1 miliardo di euro per progetti di ricerca. Le attività di individuazione e realizzazione del Deposito saranno finanziate dalla componente A2RIM, compresa –ma solo a titolo di acconto -la quota parte di costo che riguarda i settori al di fuori del “perimetro” elettrico (quindi, il settore industriale, sanitario e di ricerca). Vanno annoverati tra i costi associati alla realizzazione del Deposito Nazionale e del Parco tecnologico anche i benefici economici relativi alle attività di esercizio del Deposito Nazionale, che dovranno essere corrisposti in favore delle persone residenti, delle imprese operanti nel territorio circostante il sito e degli enti locali interessati al fine di massimizzare le ricadute socioeconomiche, occupazionali e culturali conseguenti alla realizzazione del Parco Tecnologico. Tale contributo di natura economica è destinato per il 10 per cento alla provincia o alle province nel cui territorio è ubicato il sito, per il 55 per cento al comune o ai comuni nel cui territorio è ubicato il sito e per il 35 per cento ai comuni limitrofi, intesi come quelli il cui territorio ricada in tutto o in parte all’interno di un’area compresa nei 25 chilometri dal centro dell’edificio Deposito nucleare.