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Nucleare: nel 2018 prodotti più rifiuti in Italia, Lombardia in testa

rifiuti

Aumentano i rifiuti radioattivi in Piemonte (da 5101 m3 nel 2017 a 5506 m3 nel 2018), Lombardia (da 5875 m3 a 6060), Lazio (da 9241 m3 a 9311), Campania (da 2913 m3 a 2965) e Basilicata (da 3150 m3 a 3215)

Nel 2018 sono stati prodotti nuovi rifiuti radioattivi, in particolare a seguito di attività di bonifica (ad es. Centrale del Garigliano e Impianto Itrec) e/o di smantellamento (ad es. Impianti Plutonio e Eurex, CCR Ispra, Centrale del Garigliano) a cui si aggiungono operazioni di trattamento di quelli esistenti tramite supercompattazione, con conseguente riduzione dei volumi. È quanto emerge dall”Inventario nazionale dei rifiuti radioattivi’ dell’Ispettorato nazionale per la sicurezza nucleare e la radioprotezione-Isin.

LA DISLOCAZIONE REGIONALE

Secondo Isin, aumentano fisiologicamente, infatti, ma comunque in maniera limitata, i rifiuti radioattivi in Piemonte (da 5101 m3 nel 2017 a 5506 m3nel 2018), Lombardia (da 5875 m3 a 6060), Lazio (da 9241 m3 a 9311), Campania (da 2913 m3 a 2965) e Basilicata (da 3150 m3 a 3215). In calo, al contrario, quelli presenti in Emilia Romagna (da 3211 m3 a 3000) e in Puglia (da 1007 m3 a 849): nel primo caso, in conseguenza dell’invio, per il loro trattamento,dei rifiuti radioattivi della Centrale di Caorso in Slovacchia, da dove poi faranno ritorno; nel secondo caso, a seguito delle attività di bonifica del deposito dell’ex CEMERAD.

IL MATERIALE AD ALTA ATTIVITA’ È PER IL 99% ALL’ESTERO

Per quel che concerne il materiale ad alta attività, va premesso che il 99% del combustibile irraggiato delle quattro centrali nucleari nazionali dismesse non si trova più in Italia: è stato inviato in Francia e in Gran Bretagna, dove è stato sottoposto a riprocessamento. I rifiuti radioattivi generati faranno rientro in Italia. La gran parte dei rifiuti radioattivi presenti in Italia sono, infatti, ad attività molto bassa (13.320.28 m3) e a bassa attività (12.810,57 m3), seguiti da rifiuti a media attività (3.118,76 m3). Una sezione del rapporto è, inoltre, dedicata a materiali e rifiuti radioattivi derivanti da attività di bonifica e stoccati in depositi locali. Si tratta di contaminazioni derivanti da eventi incidentali di fusione di sorgenti radioattive verificatesi presso installazioni industriali. Nel 2019 sono stati individuati altri siti industriali con presenza di radionuclidi artificiali (due in Lombardia e uno in Toscana).