Il fondatore del M5S smonta il ddl 2669: tecnologia Smr inesistente in Occidente e scorie senza deposito da quattro anni. Dati alla mano sulle aste rinnovabili, l’allarme sui costi: “I reattori costeranno fino a 100 euro al MWh e pagheranno i giovani”.
La recente approvazione parlamentare della legge delega sul nucleare e le rassicurazioni dell’esecutivo sui tempi di realizzazione dei primi reattori accendono la dura reazione di Beppe Grillo. Con una lunga lettera aperta rivolta alle nuove generazioni, pubblicata sul proprio blog, il cofondatore del Movimento 5 Stelle contesta la narrazione istituzionale costruita attorno alla legge delega varato dal Senato, definendo un miraggio propagandistico la previsione ministeriale di avviare nuovi impianti atomici entro il 2033-2034.
Nella lettera, Grillo analizza la totale assenza di prototipi funzionanti di piccoli reattori modulari (SMR) nel mondo occidentale, l’incapacità politica di individuare in quattro anni la localizzazione del deposito nazionale per i rifiuti radioattivi e la non convenienza economica dell’atomo rispetto a eolico e solare. Citando i dati delle ultime aste energetiche – con il fotovoltaico aggiudicato a 56,8 euro al megawattora contro stime giornalistiche di 70-100 euro per il nucleare –, l’intervento avverte che i lunghi costi di costruzione graveranno per decenni sulle spalle dei cittadini, rischiando di tradursi in uno sperpero di fondi pubblici a fronte di soluzioni rinnovabili già operative e finanziate dal mercato.
LA LETTERA AI GIOVANI SUL DDL 2669 E IL TRAGUARDO DEL 2033
Beppe Grillo attacca frontalmente il ritorno dell’energia nucleare in Italia. L’atto di accusa scaturisce dal via libera accordato due giorni fa dall’Assemblea del Senato al disegno di legge 2669, rubricato formalmente come disciplina per il nucleare sostenibile ma descritto dall’autore come un’operazione di comunicazione politica. Prendendo di mira gli slogan diffusi sulle piattaforme digitali secondo cui la tecnologia atomica sarebbe indispensabile per decarbonizzare, abbattere le bollette e rafforzare la sicurezza energetica, Grillo qualifica tali messaggi come narrazioni propagandistiche e sensazionalistiche.
La contestazione punta direttamente alle recenti affermazioni rilasciate da un esponente dell’esecutivo: ieri un ministro della Repubblica ha infatti annunciato l’entrata in esercizio dei primi reattori italiani a partire dal biennio 2033-2034, prospettando un orizzonte realizzativo di soli sette anni.
IL NODO DEI PICCOLI REATTORI MODULARI E L’ENIGMA DEL DEPOSITO SCORIE
L’analisi tecnica dell’intervento si sofferma sull’effettiva consistenza dei modelli impiantistici evocati dal dibattito pubblico. Qualora il piano governativo intenda fare affidamento sugli SMR (Small Modular Reactors), Grillo evidenzia che per questi reattori modulari – concepiti ipoteticamente per una produzione seriale – “non esiste nemmeno un prototipo funzionante nel mondo occidentale”, rimarcando come la fabbricazione in serie richiederebbe impianti industriali dedicati che oggi non esistono e la cui convenienza economica rimane tutta da dimostrare. A questa incertezza ingegneristica si somma il silenzio sulla collocazione geografica dei siti: – le autorità non specificano dove dovrebbero sorgere i reattori, una mancanza attribuita al fatto che i decisori politici stessi ignorano le aree idonee; – la paralisi decisionale viene paragonata alla vicenda del deposito nazionale dei rifiuti radioattivi, infrastruttura considerata indispensabile ma per la quale il governo non è riuscito a individuare una sede nell’arco di quattro anni di gestione.
IL CONFRONTO ECONOMICO: LE ASTE RINNOVABILI CONTRO I COSTI DEL NUCLEARE
Il nucleare sconta inoltre una marcata asimmetria di costi rispetto alle fonti pulite concorrenti. Prendendo in esame le stime giornalistiche che prospettano per l’atomo un costo di generazione compreso tra 70 e 100 euro al megawattora, Grillo pone a raffronto questi parametri con i valori ufficiali delle ultime aste sulle energie rinnovabili relative al prezzo minimo garantito. Le evidenze di mercato descrivono prezzi sensibilmente inferiori: – il fotovoltaico ha registrato un prezzo medio ponderato di circa 56,825 euro/MWh, con punte massime fermatesi a 62,675 euro/MWh; – l’eolico ha segnato una media ponderata di 72,851 euro/MWh, con valori massimi pari a 77,738 euro/MWh; – le prossime procedure competitive faranno registrare ulteriori ribassi tariffari.
Questi riscontri dimostrano che i grandi parchi rinnovabili vengono ormai realizzati interamente grazie ai capitali privati, mentre il prezzo minimo garantito dallo Stato trova erogazione effettiva solo per una manciata di ore all’anno, ossia nei momenti in cui le quotazioni di mercato scendono eccessivamente. Di conseguenza, secondo l’autore, la realtà industriale delle rinnovabili supera già oggi qualsiasi ipotesi sul nucleare per ridurre emissioni di CO2, dipendenza dall’estero e bollette, mentre i costi di costruzione delle centrali atomiche ricadranno interamente sulle spalle delle generazioni più giovani.
L’ILLUSIONE DEI TEMPI: QUATTRO ANNI PER LE LEGGI E I PRECEDENTI MONDIALI
La tabella di marcia dei sette anni viene giudicata incompatibile con i precedenti amministrativi nazionali e con gli standard internazionali. Grillo fa notare come all’Italia siano occorsi ben quattro anni soltanto per definire il quadro giuridico di base – coincidente con la legge delega approvata –, a cui dovranno sommarsi ulteriori mesi per l’elaborazione dei necessari decreti legislativi attuativi, sempre che l’esecutivo mantenga la propria stabilità politica.
La comparazione globale rafforza le perplessità sui tempi: in qualunque nazione del mondo intercorre una finestra di almeno cinque anni tra il momento dell’indirizzo politico formale e la posa della prima pietra.
Risulta pertanto irrealistico ipotizzare che l’Italia possa autorizzare e avviare un reattore funzionante nell’arco di sette anni senza aver assunto alcuna deliberazione propedeutica. La replica all’argomentazione comune secondo cui “se non partiamo non finiamo mai” richiama la velocità di mutamento del contesto storico: nell’arco di molti anni le esigenze sociali ed economiche saranno profondamente cambiate, allo stesso modo in cui le priorità di un ventenne differiscono radicalmente da quelle vissute all’età di tredici o cinque anni.
LA SFIDA A SETTE ANNI E IL TIMORE DELLO SPERPERO DI DENARO PUBBLICO
La riflessione si conclude con un invito esplicito rivolto ai giovani lettori a conservare il testo per verificare nel tempo l’attendibilità delle promesse istituzionali. Grillo esprime l’auspicio paradossale di essere smentito dai fatti, augurandosi di poter visitare insieme tra sette anni un impianto ultimato o di assistere almeno alla posa della prima pietra del deposito per le scorie nucleari.
La preoccupazione finale dichiarata non riguarda la paura delle radiazioni o dei residui atomici, bensì il danno economico procurato alla collettività: il timore principale è che ai giovani del 2033-2034 verranno raccontate ulteriori giustificazioni per mascherare lo spreco di ingenti risorse pubbliche destinate a progetti rimasti incompiuti, ribadendo comunque in chiusura un affetto incondizionato verso i destinatari della missiva.

