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Fitto

Pnrr, Fitto: Sul Repower Eu investimenti utili per il Piano Mattei

Con il REPower c’è la soluzione strutturale a questo problema: non una spesa corrente momentanea per andare incontro a un’esigenza del momento, ma si pone il problema di dare una risposta strutturale sul fronte dell’efficientamento energetico per le famiglie e per le imprese

“È importante sottolineare il lavoro che si è fatto sulla terza e sulla quarta rata, un lavoro molto complesso. La terza rata ha comportato, infatti, ben 47 interventi normativi e amministrativi nella cosiddetta fase di assessment, cioè di verifica, in questi mesi. Quindi, si è intervenuti per 47 volte nel confronto con la Commissione europea, con decine, anzi, devo dire con oltre un centinaio di riunioni in presenza e online per poter definire con la Commissione europea le soluzioni migliori e giungere a questa definizione. Lo voglio sottolineare perché l’intento del Governo non è in alcun modo di creare polemiche. Però, sinceramente penso che l’intero dibattito – spiegherò il perché – anche di queste ore sicuramente rischi di portarci completamente fuori strada rispetto ai contenuti oggettivi e ai fatti che accompagnano questa discussione”. Lo ha detto il Ministro per gli Affari europei, il Sud, le politiche di coesione e il Pnrr Raffaele Fitto nelle comunicazioni del Governo in ordine alla revisione complessiva degli investimenti e delle riforme inclusi nel Piano nazionale di ripresa e resilienza, in Aula alla Camera.

ECCO PERCHÉ SONO STATE NECESSARIE DELLE MODIFICHE AL PNRR

“Dopo avere raggiunto i 54 obiettivi, in relazione al 55esimo obiettivo sono emersi dubbi interpretativi e anche di previsione rispetto al lavoro fatto precedentemente – ha spiegato il ministro in merito alle modifiche richieste di recente al Piano -. Ecco perché non considero positiva la costruzione di una polemica su questi obiettivi. Pertanto, il Governo, d’accordo con la Commissione europea, ha proposto lo spostamento del 55esimo obiettivo sulla quarta rata, portando la quarta rata da 27 a 28 obiettivi, e ha proposto preventivamente la modifica nella quarta rata di 10 obiettivi, che sono diventati 11 nel momento in cui si è aggiunto quest’obiettivo. Questo – ha precisato Fitto – ha comportato non quello che, purtroppo, alcune volte ho immaginato venisse auspicato – cioè un pagamento parziale – per potere polemizzare con il Governo, ma un accordo serio e costruttivo con la Commissione europea, apprezzato reciprocamente, che ha visto la definizione della terza rata con 18,5 miliardi di euro di pagamento. La Commissione europea, lo scorso venerdì, ha approvato questo percorso, che ha iniziato il suo iter nelle istituzioni europee e che a settembre vedrà il suo completamento. Con lo spostamento del 55esima obiettivo, relativo ai posti letto per gli studenti universitari, alla quarta rata, le proposte di modifica della quarta rata hanno visto l’approvazione da parte della Commissione europea”.

144 LE MODIFICHE COMPLESSIVE

Complessivamente il Governo, “a fronte di 63 riforme e 235 tra investimenti e subinvestimenti, per un totale di 298 misure, propone delle modifiche che riguardano 144 di queste misure. Ci sono diverse tipologie di modifiche che vengono proposte. Le prime sono di carattere tecnico, per correggere errori formali e dubbi interpretativi che, se non corretti in questa fase, rischiano di creare dei problemi nella fase finale, quando poi non sarà più possibile intervenire”, ha chiarito Fitto nel suo intervento in Aula.

FITTO AI SINDACI: NESSUNO SCENARIO CATASTROFICO

“Quindi, lo voglio dire ai sindaci con i quali ho parlato, lo voglio dire a chi ha immaginato scenari catastrofici: gli interventi previsti all’interno del Pnrr vanno avanti regolarmente, non c’è nessuna interruzione rispetto a tutto ciò che è previsto. Saranno oggetto di un confronto con la Commissione europea laddove, nell’ambito di questa verifica, noi proporremo, sì, sulla base di quello che sarà il confronto con la Commissione europea, delle modifiche, che sono quelle che voi trovate all’interno del Piano”, ha affermato il ministro.

PERCHÉ GLI INTERVENTI SONO STATI SPOSTATI SU ALTRE FONTI DI FINANZIAMENTO: IL PROBLEMA DEL ‘DO NO SIGNIFICANT HARM’

Entrando nel merito “spieghiamo perché immaginiamo che una serie di questi interventi vadano spostati su altre fonti di finanziamento, perché non sono coerenti con i principi di rendicontazione, con i principi di campionamento e di verifica e, soprattutto, con i criteri di carattere generale previsti dalla Commissione europea – ha proseguito Fitto -. Uno per tutti, che è molto caro nelle dichiarazioni, ma che spesso viene dimenticato: il DNSH, il do no significant harm, che rappresenta l’intervento sul quale la Commissione europea ha costruito una sua proposta per individuare l’intervento che non reca danno al territorio e all’ambiente. Ebbene, parliamo di questo, vediamo quanto questi criteri siano compatibili con le misure di cui noi stiamo parlando e facciamo un’indicazione precisa. Si è fatto un gran parlare della questione relativa al dissesto idrogeologico, 1,2 miliardi di interventi; vogliamo spiegare quali sono gli interventi previsti, perché se un progetto del 2010, del 2014 o del 2016, che non ha visto ancora un avanzamento, viene inserito nel PNRR con criteri totalmente differenti e, oggi, non è ancora partito, noi siamo convinti e tranquilli che questo intervento venga realizzato a giugno del 2026 o dobbiamo porci qualche problema per evitare che nel giugno del 2026 questo intervento venga revocato e noi dobbiamo restituire queste risorse?”.

I PROGETTI SUL DISSESTO IDROGEOLOGICO

“Basta fare una verifica specifica per trovare l’elenco delle questioni relative alle risorse del dissesto idrogeologico e mi riferisco, in modo particolare, all’accordo di programma fra il Ministero dell’Ambiente e della sicurezza energetica e le regioni, ai Patti per il Sud della delibera CIPE del 10 agosto del 2016, alla delibera CIPE del 26 agosto del 2016, al Piano strategico metropolitano, al Piano operativo per il dissesto idrogeologico 2019, al Piano stralcio 2019, al Piano stralcio 2020 – ha rammentato il ministro -. Parliamo di questi interventi, non è che stiamo parlando di interventi che sono adeguati alle previsioni europee, parliamo di interventi che sono i progetti in essere. E, qui, c’è bisogno di un altro chiarimento, perché c’è bisogno di individuare quelle che sono le questioni di fondo e mi riferisco, in modo particolare, alle risorse dei progetti in essere. Cosa sono i progetti in essere? Sono dei progetti che erano precedentemente finanziati con norme nazionali e che sono stati inseriti all’interno del PNRR, che erano stati, per 65 miliardi di euro, più 15 miliardi del Fondo per lo sviluppo e la coesione, inseriti dal Governo Conte, per un totale di 80 miliardi di euro, e che sono stati ridotti a 67 complessivamente, 52 miliardi di progetti in essere più 15 miliardi del Fondo per lo sviluppo e la coesione, dal Governo Draghi. Noi dobbiamo sottolineare che, nell’ambito dei 291 miliardi di euro relativi alle risorse del PNRR, 67 miliardi sono di progetti precedenti, che erano stati già finanziati e che sono stati spostati dentro il PNRR, con tutte le difficoltà che ciò comporta”.

GLI INTERVENTI PER LA RESILIENZA, LA VALORIZZAZIONE DEL TERRITORIO E L’EFFICIENZA ENERGETICA DEI COMUNI

“Se non bastasse il riferimento al tema del dissesto idrogeologico, parliamo di un’altra misura importante, che è quella che viene raccontata come la misura relativa agli interventi per la resilienza, la valorizzazione del territorio e l’efficienza energetica dei comuni, importo: 6 miliardi di euro – ha continuato Fitto -. Ebbene, la misura deve puntare principalmente ad affrontare i rischi idrogeologici nelle aree urbane e metropolitane, cioè quelli riguardanti inondazioni, erosioni o instabilità degli edifici, che causano un grave deterioramento, tra l’altro, del parco immobiliare, delle reti dei servizi sotterranei e della rete stradale. La misura, sempre in ambito della macro-area ‘Rischio idrogeologico’, prevede un insieme variegato di interventi finalizzati a: prevenzione e mitigazione dei danni connessi al rischio idrogeologico; messa in sicurezza dei centri abitati; messa in sicurezza degli edifici pubblici; messa in sicurezza di strade, ponti e viadotti; efficienza energetica degli edifici e degli impianti di illuminazione pubblica. I soggetti attuatori e beneficiari dell’investimento sono i comuni. Parliamo in questo caso di progetti in essere, precedenti al PNRR, che sono stati spostati nel PNRR e che prevedono complessivamente 39.866 progetti; in questa misura, lo ripeto, ci sono 39.866 progetti. L’importo di questa misura è composto da interventi che partono da 900 euro per una ringhiera, a 1.100 euro per un ascensore e al 75 per cento degli interventi che sono al di sotto dei 100.000 euro. Al momento della verifica con la Commissione europea – lo dico a coloro i quali difendono l’operato dei Governi precedenti e attaccano questo Governo -, noi siamo convinti che questo intervento sia rendicontabile rispetto ai principi previsti dalla Commissione europea? Noi siamo convinti che il miliardo circa di interventi per la viabilità, che evidentemente non è rendicontabile in modo oggettivo, ma che è previsto qui dentro, in questi 6 miliardi, sia realizzabile e rendicontabile, oppure aspettiamo un anno e mezzo o due e, quando non potremo più fare nulla, verremo in quest’Aula per sentirci dire che noi siamo stati incapaci di rendicontare questi interventi e di recuperare queste risorse? Vogliamo dirlo adesso, vogliamo individuare adesso le soluzioni e le proposte?”, ha chiarito il ministro.

IL GOVERNO STA LAVORANDO AFFINCHÉ, NELLA RIMODULAZIONE DI QUESTE RISORSE, CI SIA UNA PROPOSTA PER L’EMILIA ROMAGNA

“E così, potrei fare per un altro intervento che viene individuato e indicato, altrettanto importante, quello relativo anche, e torno indietro, al tema del dissesto idrogeologico, perché la Presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen e il Presidente del Consiglio Meloni sono state in Romagna per fare una verifica relativamente a ciò che è accaduto in Emilia-Romagna e il Governo sta lavorando perché, anche nella rimodulazione di queste risorse, ci sia una proposta che possa essere, d’intesa con la Commissione europea, eventualmente valutata alla luce della nomina del Commissario e delle procedure che potrebbero, se compatibili, essere individuate all’interno della dinamica delle previsioni del PNRR e, anche e soprattutto, della tempistica del PNRR, che è quella del giugno del 2026”, ha aggiunto ancora.

LA RIMODULAZIONE? PARTE DAL REPOWER EU

“Tutta questa rimodulazione parte dal fatto che la Commissione europea, approvando il regolamento REPowerEU, ha messo in campo un meccanismo relativo alla possibilità di dare una risposta forte e seria alla grave crisi energetica conseguente all’invasione dell’Ucraina – ha ricordato Fitto-. Ebbene, il regolamento REPowerEU pone una prima questione, un primo elemento di riflessione, rispetto a quanto non accade per gli altri Paesi, perché l’Italia è stato l’unico Paese, insieme alla Grecia e alla Romania, a prendere il 100 per cento di tutte le risorse a debito che le venivano assegnate, 122 miliardi di euro”.

“Quindi, quando noi abbiamo affrontato il tema del REPower, ci siamo trovati, a differenza degli altri Paesi, di fronte a una situazione diversa, perché gli altri Paesi – quasi tutti – hanno preso esclusivamente la quota a fondo perduto; visto che spesso la citiamo, la Spagna ha preso 69 miliardi a fondo perduto e non ha preso i soldi a debito; li ha chiesti adesso, collegandoli al progetto REPower – ha puntualizzato il ministro -. Oggi noi siamo nella situazione nella quale per poter dare una copertura finanziaria al REPower, abbiamo 2,7 miliardi di euro, come quota ETS a fondo perduto, e abbiamo, all’interno di questa dinamica, la necessità di costruire un piano che possa utilizzare quelle risorse che troveranno con certezza assoluta – sono obbligazioni giuridicamente vincolanti, lo voglio ribadire – la loro prosecuzione su altri programmi che sono utilizzabili per finanziare qualcosa che sia molto più efficace e molto più necessario al nostro Paese, che rientra nei parametri del REPower e che si collega e si forma di due elementi fondamentali”.

“INFRASTRUTTURE IN REPOWER EU GRANDE OPPORTUNITÀ, NELL’INTERLOCUZIONE ALL’INTERNO DEL MEDITERRANEO”

“Qui vorrei fare una premessa, perché la visione complessiva del Governo porta, anche nell’ambito della definizione del REPower, a una scelta precisa. Il Piano Mattei, il lavoro strategico di interlocuzione con i Paesi del Nordafrica e dell’Africa e la dimensione mediterranea ci portano a dire che diverse di queste infrastrutture che vengono proposte sono e possono rappresentare una grande opportunità, nell’interlocuzione all’interno del Mediterraneo, per dare una centralità al nostro Paese su un tema, quale, appunto, quello dell’approvvigionamento elettrico dell’energia, che rappresenta un elemento fondamentale per il nostro Paese, non solamente nella dinamica nazionale, ma anche e soprattutto nella dinamica internazionale e nel rapporto a livello europeo”, ha ammesso Fitto.

Che ha aggiunto: “Lo voglio dire perché il REPower rappresenta una soluzione che ha visto non solamente l’individuazione di alcune misure, ma ha una sua strategicità. Mi riferisco, in modo particolare, ai 3 investimenti e alle 6 riforme, che sono previsti all’interno del REPower. I 3 investimenti sono sulle reti dell’energia, su transizione verde ed efficientamento energetico e sulle filiere industriali strategiche. Le 6 riforme riguardano, in modo specifico: la riduzione dei costi della connessione alle reti del gas per la produzione di biometano; i contratti innovativi per garantire la remunerazione stabile a chi investe nelle fonti rinnovabili; nell’ambito del settore privato, la formazione delle risorse umane attualmente impiegate nell’industria tradizionale; nell’ambito del settore pubblico, la formazione specialistica dei dipendenti della pubblica amministrazione; nell’ambito della road map, il percorso per la razionalizzazione dei sussidi inefficienti ai combustibili fossili e una riforma molto rilevante, che dal mio e dal nostro punto di vista è molto apprezzata, che è quella – a livello anche europeo – relativa al testo unico riguardante la legislazione delle autorizzazioni per le fonti rinnovabili”.

“Sono 3 importanti investimenti e 6 assolutamente importanti riforme che danno l’idea di una visione e che mettono in campo un programma di investimenti che, per 19 miliardi complessivi, può rappresentare una grande opportunità per il nostro Paese, anche per utilizzare le misure di intervento in modo efficace e anche e soprattutto per poter immaginare una prospettiva che dia al nostro Paese, come dicevo, non solamente quella dimensione di carattere internazionale, ma che affronti – e penso anche al tema degli incentivi per imprese e famiglie sull’efficientamento energetico – le questioni strutturali”, ha dichiarato in Aula a Montecitorio Fitto.

“Vorrei solo ricordare che, nella nostra prima legge finanziaria, approvata con senso di responsabilità nei numeri e apprezzata a livello internazionale da tutte le istituzioni, a fronte di 35 miliardi di euro di disponibilità, ben 21 sono stati indirizzati per sostenere le famiglie e le imprese per l’aumento del costo delle bollette. Con il REPower c’è la soluzione strutturale a questo problema: non una spesa corrente momentanea per andare incontro a un’esigenza del momento, ma si pone il problema di dare una risposta strutturale sul fronte dell’efficientamento energetico per le famiglie e per le imprese che hanno subito, in quel momento, una fase di totale difficoltà. Ciò rappresenta, soprattutto per il Governo, un’opportunità non solo per mettere in campo un investimento utile e positivo, ma, al tempo stesso, individuare delle soluzioni che possano evitare di dover recuperare ulteriori risorse negli anni successivi rispetto a eventuali fasi di crisi che potrebbero ancora esserci, perché non è detto che noi siamo usciti da una situazione di difficoltà e di crisi rispetto a ciò che è accaduto nei mesi scorsi”, ha concluso Fitto

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