Scenari

Come andranno gli Stati Uniti su idrocarburi ed eolico

stati uniti petrolio

Nel 2021 gli Stati Uniti produrranno meno petrolio, esporteranno più GNL e bruceranno più carbone. Intanto, Biden punta allo sviluppo dell’eolico offshore

Secondo la Energy Information Administration, un’agenzia del governo americano, nel 2021 la produzione di petrolio negli Stati Uniti diminuirà di 270mila barili al giorno per arrivare a 11,04 milioni di barili al giorno. È un calo più forte di quello precedentemente stimato dall’agenzia, di 160mila barili al giorno.

IL CONSUMO DI PRODOTTI PETROLIFERI

Il consumo di prodotti petroliferi e altri combustibili liquidi, invece, aumenterà di 1,32 milioni di barili al giorno nel 2021, per un totale di 19,44 milioni di barili al giorno. Anche in questo caso, la Energy Information Administration ha rivisto le sue previsioni al ribasso: in precedenza aveva parlato di un aumento di 1,41 milioni di barili al giorno.

IL GAS NATURALE

Per quanto riguarda il gas naturale – di cui gli Stati Uniti sono i primi produttori al mondo, così come di greggio –, nel 2021 la produzione arriverà a 91,4 miliardi di piedi cubi al giorno e a 93,2 miliardi nel 2022. Nel 2020 era stata di 91,3 miliardi. Il massimo storico si era registrato nel 2019, con 93 miliardi di piedi cubi al giorno.

Il 2019 era stato un anno record anche per quanto riguarda i consumi di gas (85,1 miliardi di piedi cubi), poi calati nel 2020 (83,2 miliardi). La discesa proseguirà nel 2021 (82,9 miliardi) e nel 2022 (82 miliardi)

LE ESPORTAZIONI DI GNL

Le esportazioni di gas naturale liquefatto, però, supereranno i record: 8,4 miliardi di piedi cubi al giorno nel 2021 e 9,2 miliardi nel 2022. I volumi più alti si erano registrati nel 2020, per 6,5 miliardi di piedi cubi.

IL CARBONE

La Energy Information Administration prevede un aumento della produzione di carbone nel 2021 e nel 2022, per un totale rispettivamente di 585,3 e di 601,7 milioni di short ton. La crescita è dovuta al fatto che le centrali americane bruceranno più carbone, visto l’aumento dei prezzi del gas.

LE EMISSIONI

La combustione del carbone farà crescere, di riflesso, anche le emissioni di carbonio. Nel 2020 avevano raggiunto il minimo dal 1983, ovvero 4,5 miliardi di tonnellate; ma nel 2021 arriveranno a 4,8 miliardi e a 4,9 miliardi nel 2022.

COSA VUOLE FARE BIDEN SULL’EOLICO OFFSHORE

L’amministrazione di Joe Biden ricerca tuttavia per gli Stati Uniti un ruolo di leader mondiale nella produzione di energia “pulita”, specialmente dall’eolico offshore, in mare.

La settimana scorsa il governo ha annunciato un piano per il potenziamento del settore, promettendo l’apertura di nuove aree per lo sviluppo, processi autorizzativi più rapidi e corposi finanziamenti: 3 miliardi di dollari per i progetti offshore, più 230 milioni per l’adeguamento infrastrutturale dei porti.

Entro il 2030 l’amministrazione Biden vuole portare la capacità eolica offshore americana a 30 gigawatt. È un obiettivo notevole, considerato che gli Stati Uniti, pur essendo secondi solo alla Cina per capacità onshore, possiedono appena due impianti eolici in mare, peraltro di piccole dimensioni. Uno si trova nelle acque dello stato del Rhode Island, con una capacità di 30 megawatt; l’altro in quelle della Virginia. Ma nel paese ci sono una serie di progetti offshore in varie fasi di sviluppo, per un totale di oltre 20 GW.

GLI STATI UNITI VOGLIONO RECUPERARE IL RITARDO

Per fare un paragone, l’Europa già dispone di circa 20 GW di capacità eolica offshore (ma l’Italia neanche un megawatt) e vuole arrivare a 60 GW in nove anni.

Il motivo del ritardo statunitense si spiega con i costi maggiori degli impianti in mare rispetto a quelli a terra, con le complessità burocratiche, con le riserve degli ambientalisti e con l’opposizione dell’industria della pesca, che teme che le turbine possano danneggiare le loro attività.

Rispetto agli anni scorsi, “la differenza ora è che abbiamo un presidente e un’amministrazione che sta davvero cogliendo questa opportunità per contrastare i cambiamenti climatici e creare posti di lavoro tutelati dai sindacati e ben pagati”, ha detto Amanda Lefton, direttrice del Bureau of Ocean Energy Management, una divisione del dipartimento dell’Interno che si occupa delle concessioni per l’energia offshore.

“Presto saremo leader in questa industria. Abbiamo un’industria negli Stati Uniti che sa come sviluppare energia nella piattaforma continentale esterna”, ha detto Lefton. L’amministrazione Biden non vuole peraltro solo aumentare la capacità installata, ma anche creare una filiera domestica per l’eolico offshore.

La settimana scorsa il Bureau of Ocean Energy Management ha fatto sapere di aver identificato nuove aree potenzialmente adatte allo sviluppo dell’eolico al largo della costa di New York, ma Lefton ha anticipato che potrebbero presto, “entro quest’anno”, essere istituite aree simili anche nelle acque del Pacifico.