Energie del futuro

Nuovo accordo sull’idrogeno verde tra Australia e Giappone

stoccaggio idrogeno

L’Australia e il Giappone hanno grande interesse per l’idrogeno: la prima per mantenere la rilevanza nel mercato energetico, il secondo per raggiungere la neutralità carbonica

La società elettrica statale australiana CS Energy e la compagnia industriale giapponese IHI stanno collaborando per valuta la fattibilità di un impianto a idrogeno alimentato ad energia solare. La struttura sorgerebbe nei pressi della centrale a carbone di Kogan Creek, da 750 megawatt: si trova nello stato del Queensland, nell’Australia nordorientale, ed è di proprietà di CS Energy.

IN COSA CONSISTE IL PROGETTO

Il nome del progetto dimostrativo sull’idrogeno è Kogan e comprende un parco solare, batterie per lo stoccaggio, un elettrolizzatore per l’idrogeno e delle celle a combustibile.

COSA HA DETTO CS ENERGY

Il direttore esecutivo di CS Energy, Andrew Bills, ha detto che la società sta portando avanti il progetto per garantirsi di avere le capacità tecniche “per entrare nel mercato dell’idrogeno una volta che sarà diventato più conveniente”. Ad oggi, infatti, ottenere idrogeno da un processo di elettrolisi, utilizzando un elettrolizzatore ed energia generata da fonti rinnovabili – si parla in questo caso di idrogeno “verde” o “pulito” –, è molto costoso: i prezzi si aggirano tra i 4 e gli 8 dollari al chilo.

LE PARTNERSHIP AUSTRALIA-GIAPPONE SULL’IDROGENO

Quella tra CS Energy e IHI non è l’unica partnership raggiunta negli ultimi mesi tra aziende australiane e giapponesi. Mitsubishi Heavy Industries ha investito in Hydrogen Utility (H2U), ad esempio, un’impresa australiana che sviluppa progetti sull’idrogeno verde e sull’ammoniaca e che opera nella regione dell’Asia-Pacifico. La compagnia energetica Iwatani, invece, collabora con la società elettrica australiana Stanwell per la produzione di idrogeno verde nel Queensland, che verrebbe poi liquefatto ed esportato in Giappone.

Più in generale, l’Australia e il Giappone hanno mostrato grande interesse per l’idrogeno pulito e per le sue applicazioni nella generazione di energia o nei processi industriali difficilmente elettrificabili.

COSA VUOLE L’AUSTRALIA

Per Canberra, l’idrogeno rappresenta un’opportunità di riconversione per il proprio settore energetico, ad oggi focalizzato sul carbone e sul gas naturale (il paese è il più grande esportatore di gas naturale liquefatto, o GNL). Un domani – questa è l’ambizione – potrebbe diventare leader nell’esportazione di idrogeno.

COSA VUOLE IL GIAPPONE

Tokyo, invece, vede nell’idrogeno una fonte che contribuirà al soddisfacimento della domanda energetica nazionale in un contesto di basse emissioni. Il paese si è dato infatti l’obiettivo di neutralità carbonica entro il 2050, ma non potrà raggiungerlo, né potrà garantirsi la sicurezza energetica, facendo affidamento sulle sole fonti rinnovabili: l’installazione di impianti eolici e solari è infatti complicata da ragioni geografiche (pochi terreni liberi e pianeggianti; mari e oceani profondi).

Il ministro dell’Economia Hiroshi Kajiyama ha detto recentemente che il Giappone dovrà ricorrere a tutte le tecnologie disponibili per arrivare alle zero emissioni nette: le rinnovabili, la cattura del carbonio, l’energia nucleare, e per l’appunto le importazioni di idrogeno.