Energie del futuro

Il piano di Mitsubishi per le energie pulite

mitsubishi turbina

Più che sull’eolico o sul solare, Mitsubishi Heavy Industries sembra voler puntare sull’ammoniaca e sulla cattura del carbonio

Mitsubishi Heavy Industries, società del Gruppo Mitsubishi attiva nel settore dell’industria pesante, ha intenzione di investire in tecnologie per l’energia “pulita”, al di là di quelle per l’eolico e il solare.

COSA DICE IL VICEPRESIDENTE DI MITSUBISHI HEAVY INDUSTRIES

Il vicepresidente esecutivo di Mitsubishi Heavy Industries, Kentaro Hosomi, ha detto al Financial Times che l’idrogeno, l’ammoniaca, l’energia nucleare e la cattura del carbonio saranno tutte necessarie per raggiungere l’obiettivo globale di azzeramento delle emissioni. Lo stesso Giappone – la sede centrale di Mitsubishi è a Tokyo – ha detto di voler raggiungere la neutralità carbonica entro il 2050.

Il Financial Times scrive che le intenzioni di Mitsubishi Heavy Industries mostrano come anche le aziende che hanno costruito il proprio business attorno ai combustibili fossili sentano la necessità di investire nelle energie pulite “per garantirsi la sopravvivenza”.

Hosomi sostiene che “abbiamo bisogno di una vera innovazione tecnologica. Abbiamo una strada molto lunga davanti. Spero che le persone capiscano che la decarbonizzazione non avverrà dall’oggi al domani”.

Il mese scorso Mitsubishi Heavy Industries aveva detto che aumenterà gli investimenti e che punta ad accrescere i propri ricavi dall’energia verde, portandoli da 50 miliardi di yen nel 2023 a 300 miliardi (circa 2,3 miliardi di euro) nel 2030.

Più che sull’energia solare e sulle batterie – che secondo Hosomi possono “facilitare l’uso di energia verde”, ma implicano anche una dipendenza dalla Cina –, Mitsubishi sembra volersi concentrare sull’ammoniaca.

L’IDROGENO E L’AMMONIACA

Il governo giapponese sta puntando molto sull’idrogeno, e in particolare sulla possibilità di importarlo da paesi alleati come l’Australia, che ha grandi ambizioni a proposito. Hosomi ritiene però che sviluppare una filiera per l’idrogeno si rivelerebbe troppo costoso nel breve termine. Il processo di produzione dell’idrogeno “verde” – cioè ottenuto da fonti rinnovabili – ha inoltre prezzi ancora troppo alti per potersi affermare su larga scala.

Hosomi propone allora di importare ammoniaca – ottenibile dall’idrogeno – utilizzando le infrastrutture disponibili, per utilizzarla poi come combustibile nelle centrali termoelettriche già esistenti insieme al gas o al carbone.

Mitsubishi Heavy Industries ha vinto peraltro un contratto per una centrale termoelettrica nello Utah, negli Stati Uniti, che inizialmente produrrà energia elettrica a partire dalla combustione di una miscela di idrogeno e gas naturale, ma entro il 2045 brucerà esclusivamente idrogeno. Secondo il Financial Times, la co-combustione con l’idrogeno o l’ammoniaca può essere una soluzione in grado di “offrire un futuro” ai boiler e alle turbine a gas di Mitsubishi Heavy Industries. Anche lo stesso Hosomi ne ha parlato come di “una soluzione che ad oggi possiamo presentare agli operatori che hanno disperato bisogno dell’energia proveniente dagli impianti a carbone esistenti”.

LA CATTURA DEL CARBONIO

Mitsubishi Heavy Industries pensa inoltre di avere un vantaggio competitivo nelle tecnologie di cattura e stoccaggio del carbonio, non ancora mature, che consentono di produrre idrogeno o ammoniaca “blu” attraverso la cattura dell’anidride carbonica generata durante il processo e il suo sequestro in serbatoi sotterranei.

L’ENERGIA NUCLEARE

Hosoni ha parlato al Financial Times anche della necessità, per il Giappone, di puntare sullo sviluppo dell’energia nucleare: il paese è densamente popolato e possiede un territorio montuoso, inadatto dunque all’installazione di impianti fotovoltaici ed eolici a terra. Dal disastro nucleare di Fukushima Dai-ichi del marzo 2011, però, il Giappone ha ripristinato solo una piccola parte della sua capacità nucleare.