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Gli investitori premono per oil sands più pulite

Canada

In Canada i maggiori produttori di petrolio nelle oil sands si sono ripresi rapidamente dalla pandemia. E non hanno intenzione di cambiare approccio

In Canada i maggiori produttori di greggio nelle sabbie bituminose – come Canadian Natural Resources, Suncor Energy e Cenovus Energy – si sono ripresi dalla pandemia di coronavirus prima del previsto. Ma stanno adottando un approccio cauto alla spesa, scontentando gli investitori più attenti al problema ambientale.

COME VANNO LE AZIENDE CANADESI

Nel 2021 Canadian Natural Resources prevede di generare fino a 5,4 miliardi di dollari canadesi in flussi di cassa liberi, contro i 692 milioni dell’anno scorso. Suncor Energy, invece, stima per l’anno in corso flussi di cassa aggiuntivi per 400 milioni di dollari e per 1 miliardo entro il 2023. Mentre Cenovus, dopo la perdita registrata l’anno scorso, quest’anno potrebbe generare 3,5 miliardi di dollari.

COSA CHIEDONO GLI INVESTITORI “AMBIENTALISTI”

Alcuni investitori stanno tuttavia minacciando di abbandonare queste società se non ci sarà un aumento degli investimenti in progetti a basse emissioni di carbonio, coerenti con il percorso di transizione energetica. Il governo canadese – come molti altri nel mondo – ha annunciato di voler azzerare le proprie emissioni nette di gas serra entro il 2050. Nel 2018 il settore del petrolio e del gas è stato responsabile del 26 per cento del totale delle emissioni nazionali.

Nonostante la crescita dei flussi di cassa e le previsioni positive per i prossimi anni, i dirigenti delle società petrolifere canadesi pensano che sia troppo presto per aumentare la spesa. E che la priorità sarà piuttosto il ripagamento dei debiti.

Alcuni investitori sostengono al contrario che sia proprio questo il momento adatto per investire, dato che le società petrolifere dispongono delle risorse a disposizione per finanziare il passaggio all’energia “pulita”. Anche la banca d’investimento canadese Bank of Montreal ha detto di voler avere un portafoglio carbon-neutral entro il 2050, ma senza però un “cambiamento dirompente” all’economia nazionale.

30 MILIARDI PER LA CATTURA DEL CARBONIO

Alla generale cautela sulla spesa delle aziende che operano nelle sabbie bituminose si affianca l’audacia del governo dell’Alberta – la provincia nel Canada occidentale dove si concentrano le oil sands –, che ha chiesto alle autorità federali di finanziarie un programma sulla cattura del carbonio da 30 miliardi di dollari canadesi in dieci anni.

GLI OBIETTIVI DELLE AZIENDE

Sia Canadian Natural Resources che Cenovus hanno detto che stabiliranno nuovi obiettivi per la riduzione delle emissioni, ma non si distaccheranno dalle loro attività principali e non investiranno in energie rinnovabili, come le aziende petrolifere europee stanno già facendo.

Il presidente di Canadian Natural Resources, Tim McKay, ha ricordato che la compagnia ha ridotto la propria intensità di carbonio per barile del 18 per cento tra il 2016 e il 2020 e annunciato che continuerà a fare “quello in cui siamo bravi”. L’amministratore delegato di Cenovus, Alex Pourbaix, ha dichiarato che la società manterrà il focus sul petrolio e sul gas.

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Marco Dell'Aguzzo

Giornalista, si occupa di esteri, energia e geopolitica, con un’attenzione particolare per il Messico e il Canada.

Scrive su “Energia Oltre”, oltre a collaborare con “IL – Il maschile del Sole 24 ORE”, “Aspenia online”, “Start Magazine” ed “eastwest”. A volte è ospite a Radio3 Mondo (Rai Radio 3).

Su Twitter è @marcodellaguzzo.

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