Scenari

Anci e Ue sollecitano le istituzioni: Necessario pubblicare la Cnapi

nucleare

Proseguono in Senato le audizioni avviate dal presidente Girotto in commissione Industria. “Qualche comune pronto ad candidarsi per ospitare il deposito nazionale dei rifiuti nucleari”

Qualche comune potrebbe farsi avanti per la realizzazione del deposito nazionale dei rifiuti nucleari ma serve la pubblicazione della Cnapi (la Carta delle aree potenzialmente idonee ad ospitare il deposito stesso) per aprire un dibattito. Anche in vista del superamento della procedura di infrazione che l’Italia ha ricevuto lo scorso maggio da parte della Commissione Europea, che ha deferito il governo italiano, insieme ad Austria e Croazia, per i ritardi nella presentazione del piano sullo smaltimento dei rifiuti nucleari e del combustibile esaurito. A ritornare di nuovo sulla questione dello smaltimento delle scorie nucleari italiane e del deposito nazionale, sono state una serie di audizioni tenutesi in commissione Industria al Senato proprio sulla messa in sicurezza rifiuti nucleari, di Massimo Garribba, direttore della direzione generale Energia della Commissione europea e Roberta Battaglia, sindaca di Caorso, in rappresentanza dell’Anci.

BATTAGLIA (ANCI): PRONTA QUALCHE AUTOCANDIDATURA PER LA CNAPI

Abbiamo sentore” che qualche comune “possa autocandidarsi” per la realizzazione del deposito nazionale dei rifiuti nucleari, ha anticipato in commissione la sindaca di Caorso Battaglia “ma non vogliamo mettere le mani avanti anche perché bisognerà vedere cosa c’è scritto sulla Cnapi”. Per questo, ha aggiunto la rappresentante Anci “chiediamo la pubblicazione della Carta per aprire un dibattito con le popolazioni. Anche perché sappiamo che i tempi di realizzazione sono molto lunghi”. A pesare, in questo senso, c’è anche il rischio di un rientro delle scorie riprocessate in altri paesi: “Da questo punto di vista siamo molto preoccupati perché si parla del 2025” e di un “ripristino dei nostri depositi”, ha ammesso Battaglia, ricordando che la Carta delle aree potenzialmente idonee ad ospitare il deposito nazionale dei rifiuti nucleari, è fondamentale per far partire l’iter di realizzazione dell’impianto: “Noi non vogliamo diventare dei depositi a lunga permanenza. Il deposito nazionale è quindi il nodo cruciale della discussione”.

GARRIBBA (DG COMMISSIONE UE): ITALIA UNO DEI TRE STATI MEMBRI CHE NON HA ANCORA APPROVATO IN VIA DEFINITIVA IL PROGRAMMA NAZIONALE PER LA GESTIONE DEI RIFIUTI NUCLEARI

Il direttore della direzione generale Energia della Commissione europea Garribba ha ricordato innanzitutto la situazione europea, che vede ad oggi funzionanti “129 reattori in 14 Stati membri” in grado di generare elettricità “per un totale di circa 120 gigawatt” e “un’età media di circa 30 anni”. Poi ha sottolineato che la maggior parte di questi reattori sarà pensionata intorno al 2025 “ma almeno per una settantina ci si aspetta un prolungamento” di vita. In Europa, inoltre, “ci sono anche 98 reattori chiusi che devono essere smantellati” e l’Ue è a fianco di paesi come Lituania, Slovacchia e Bulgaria per il decommissioning di 8 di questi reattori. Il direttore della Dg Energia Ue ha poi puntato l’indice contro l’Italia “uno dei tre Stati membri che non ha ancora approvato in via definitiva il Programma nazionale per la gestione dei rifiuti nucleari”. I Piani nazionali per la gestione dei rifiuti nucleari “devono essere associati ad un livello di risorse che sia sufficiente per la loro attuazione. L’Italia in questo senso è leggermente differente rispetto a molti paesi membri”, perché mentre altrove si utilizzano fondi specifici, nel nostro paese vige “una tassa sull’elettricità”. La mancanza di strutture per la gestione delle scorie nucleari a media e bassa intensità, inoltre, rappresenta “una barriera alle operazioni di smantellamento”. Pur non trattandosi di “tecnologie complicate” per le quali vanno esclusi “problemi per la sicurezza” la questione, ha ammesso Garriba, è “l’accettazione da parte delle popolazioni locali”. “Non vedo perché strutture come l’Ispra o l’Isin non debbano avere oggi la capacità tecnica di gestire operazioni di questo tipo, quindi evidentemente gli ostacoli sono di altro tipo”, ha infatti concluso il rappresentate europeo.nucleare

GIROTTO: TROPPI RITARDI SU MESSA IN SICUREZZA DEI RIFIUTI NUCLEARI

La scorsa settimana era stato il presidente della commissione Industria e commercio del Senato Gianni Girotto (M5s), aprendo il giro di audizioni, a lanciare il sasso sui ritardi nella gestione e messa in sicurezza dei rifiuti nucleari in Italia definendola “un’enorme patata bollente ereditata a causa del lassismo dei governi del passato” che ha provocato, tra l’altro, un lievitamento dei costi “a 7,2 miliardi dai 6,8 previsti inizialmente”. Girotto aveva poi ricordato che dal 2001 al 2017 “il programma di smantellamento è stato realizzato per un terzo delle attività, costando 3,6 miliardi di euro, cioè il 50% del budget. A seguire – aggiungeva – vanno inclusi gli 1,5 miliardi previsti per la realizzazione del deposito di scorie nucleari e il costo di esercizio annuale non ancora stimato. In generale, le inadempienze e i ritardi nell’applicazione della direttiva europea in materia sono molteplici. Per questo è urgente completare – cosa mai fatta e che ci ha posto pertanto in procedura d’infrazione europea – la definizione del Programma nazionale per la gestione del combustibile esaurito e dei rifiuti radioattivi”, concludeva infine il presidente della commissione di Palazzo Madama.