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Prezzi gas, calo record al Ttf. Ma sul price cap Amsterdam dice ancora no

Crisi Del Gas

La crisi del gas continua, come la guerra russa in Ucraina e la propaganda del Cremlino contro l’Occidente

Tardiva? Probabilmente sì. Ambigua? Per alcuni Paesi membri senz’altro. Efficace? Nel complesso sì. Futuribile? Altrettanto. Se volessimo fare un bilancio dobbiamo però aspettare la resa dei conti. La fine della guerra? No. Ma, come passo decisivo, la riunione di domani a Bruxelles dei ministri dell’energia. Che rappresenta un punto di svolta nella strategia europea per contrastare ricatti, ritorsioni e propaganda di Putin e della sua Russia. Serve a poco stupirsi delle accuse della Zakharova a Cingolani, al piegarsi dell’Italia ai diktat di Bruxelles e di Washington. Ora è tempo di arrivare alle azioni concrete e infatti anche i prezzi del gas al Ttf registrano cali importanti sulla fiducia di quanto potrà accadere tra ventiquattro ore.

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Come sappiamo ormai in tutte le salse, il tetto al prezzo del gas russo importato nel Vecchio Continente ha rappresentato un importante cavallo di battaglia del governo Draghi – oggi però dimissionario e quindi indebolito anche in Europa – nonché terreno fertile del solito scontro tra Paesi membri. Tensioni e titubanze non ancora risolte, perché anche stando alle ultimissime sensazioni l’Olanda non sembra convinta sul price cap.

Nei giorni scorsi, invece, Palazzo Chigi aveva colto prime convinzioni di Berlino al tetto al prezzo del gas russo. E anche a quanto risulta a Energia Oltre, la Germania sembra convinta della proposta europea. Da Bruxelles filtra ottimismo. Mentre Amsterdam, su cui sono proseguite le polemiche sul mercato del Ttf e le speculazioni sugli scambi energetici, rimane ferma sul no.

Il price cap a cui si lavora, la cui proposta italiana è stata dettagliata da un documento, “dovrebbe essere integrato da un meccanismo di contratto per differenza o altri meccanismi di compensazione pubblica per rimborsare agli importatori la differenza potenziale tra prezzi contrattuali/prezzi internazionali e il price cap per le risorse marginali”.

Domani è il giorno X. Bruxelles – con Roma e Atene tra i maggiori sostenitori – è convinta della soluzione del limite da porre per spezzare i vantaggi dello Zar. “Il limite coprirebbe tutte le transazioni fisiche e finanziarie presso gli hub dell’Ue”, si legge nel documento italiano. E “dovrebbe essere sufficientemente alto rispetto ai livelli prebellici per essere attraente per i produttori ed esportatori”. Il tetto dovrebbe essere “deciso dalle autorità politiche a livello dell’Ue, e potrebbe essere dinamico tenendo in considerazione i prezzi internazionali del Gnl, temporaneo e regolarmente revisionato”.

LA CRISI DEL GAS STA FINENDO?

Le accuse di un’Unione ancora poco decisa e decisiva sulla partita energetica restano vive, in parte a ragione perché l’eventuale approvazione del cap non prevedrebbe un’autorità unica comunitaria. E perché sono mesi che Draghi spinge su questa mossa, portata avanti per troppo tempo per le opposizioni di altri governi.

Però occorre mettere in fila altri elementi. Quello delle sanzioni, anzitutto. Che stanno funzionando, al contrario della narrazione filorussa, filoputiniana diffusa anche nel Belpaese. L’economia moscovita si sta erodendo, Putin comincia a guadagnare sempre meno anche dall’unica e ultima leva rimasta per continuare a finanziare la guerra (e non Operazione Speciale) in Ucraina. Il che, dando parziale ragione a chi critica l’Ue, significa anche che intervenire adesso – anziché mesi fa – sui prezzi delle forniture importate ha un’incidenza minore.

Il rapporto energetico tra Russia e Occidente si sta spezzando in entrambi i sensi. Nord Stream è chiuso, le esportazioni di Gazprom puntano ai mercati di Cina e India, lavorano anche sul Gnl e non possono contare più sulle richieste europee. Unici ad essere stabili sono i flussi del colosso via Ucraina: oggi a 42,4 mcm.

Da inizio 2022, l’importazione di gas da parte dei paesi dell’Ue è diminuita del 48%, del 49% se includiamo anche Londra. Nel frattempo aumentano le richieste di gas naturale liquefatto da Usa e Qatar, altro motivo per cui le banali polemiche politiche nostrane semplificano e non colgono l’importanza del momento.

PREZZI IN CALO, MEDIA STOCCAGGI EUROPEA A QUOTA 82%

Infine, per aggiungere carne al fuoco della strettissima attualità, la discesa quotidiana del prezzo del gas all’hub di riferimento olandese di Amsterdam. Le quotazioni dei futures sono scese a 194 euro al megawattora. Un calo importante, del 9,30%, rispetto alla chiusura di ieri.

Il livello generale registra un calo dell’8% da fine luglio, a circa 2.000 dollari per mille metri cubi. I futures di ottobre presso l’hub TTF nei Paesi Bassi sono scesi a 2.028 dollari per 1.000 metri cubi o 196,05 euro per MWh, ha comunicato la Tass.

Ieri, nel punto stampa, Ursula von der Leyen ha comunicato che gli stoccaggi Ue hanno raggiunto l’82% di riempimento. La resa dei conti è vicina.

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