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Gas, l’Ue ci riprova: oggi la decisione finale sull’emergenza

Emergenza Gas

A Bruxelles si vota la proposta definitiva contro l’emergenza gas. Dalla Commissione l’indicazione a più risparmi su domanda e consumi

Secondo e ultimo round. Oggi la Commissione europea riunisce i paesi membri per approvare la versione finale del documento contenente misure e indicazioni contro l’emergenza approvvigionamenti. Da Bruxelles l’indicazione è chiara: serve ridurre i consumi di gas per facilitare la salvaguardia degli approvvigionamenti in vista del prossimo inverno.

Il Cremlino, via Gazprom, non desiste con i suoi ricatti sulle forniture e allora serve solidarietà, ha ribadito anche ieri Ursula von der Leyen.

LA VIA EUROPEA CONTRO L’EMERGENZA GAS

Il quadro è complesso, la guerra ucraina ha acuito un’emergenza costi già in vigore nel 2021. La scorsa settimana, Bruxelles si è mossa per proporre un regolamento con cui si fissa l’obiettivo per tutti gli Stati membri Ue di ridurre la domanda di gas del 15% tra il 1 agosto 2022 e il 31 marzo 2023. Secondo Bruxelles “agire ora può ridurre sia il rischio che i costi per l’Europa in caso di ulteriore o totale interruzione, rafforzando la resilienza energetica europea”.

“È vero che alcuni Stati membri sono più colpiti da un’interruzione dell’approvvigionamento di gas russo rispetto ad altri. Ma anche gli Stati membri che difficilmente acquistano gas russo non possono sfuggire alle conseguenze di un possibile blocco delle forniture nel nostro mercato interno”, ha ricordato ieri la numero uno della Commissione Ue. La quale ha poi spiegato che la solidarietà energetica è un principio fondamentale dei nostri trattati europei. Il nostro regolamento esistente sulla sicurezza dell’approvvigionamento di gas prevede quindi già che gli Stati membri possano contare gli uni sugli altri. Lo strumento di emergenza che abbiamo proposto mercoledì integra questo regolamento e ora sta attraversando il consueto iter legislativo”.

TANTI PAESI CONTRARI, OGGI NUOVO VOTO

Ma sono stati tanti i paesi membri a non condividere da subito questa linea, apparsa ai loro occhi troppo vincolante. Tra questi anche l’Italia, che ha richiesto la fissazione di un veto ai Paesi ed espresso perplessità sul piano della Commissione, la quale proponendo un taglio uguale per tutti non terrebbe conto dei diversi mix energetici dei paesi.

E allora eccoci ad oggi. L’ultima proposta, vista da Reuters, esenterebbe dal taglio vincolante del 15% del gas paesi come Irlanda e Malta in quanto paesi non collegati alle reti del gas di altri Stati dell’Ue. I paesi con uno stoccaggio di gas relativamente completo potrebbero affrontare obiettivi più morbidi, quelli che esportano gas verso altri paesi dell’Unione possono anche abbattere di 8 punti percentuali il loro obiettivo di riduzione della domanda.

Serve però un impegno vincolante, per dare forza a questo patto solidale. Il rischio, allo stesso tempo, è arrivare ad un nuovo scontro a distanza di soli sette giorni dal primo round. Vedremo se anche oggi servirà raccontare di una scazzottata anziché di un accordo, quello che servirebbe in una fase così critica.

LA PROPOSTA

L’ultima proposta, visionata da Reuters, prevede un esonero dal taglio vincolante del gas del 15% paesi come Irlanda e Malta che non sono collegati alle reti di altri paesi dell’Ue. I paesi con uno stoccaggio relativamente completo invece potrebbero avere obiettivi più blandi mentre per tutti sarebbe possibile esentare dal taglio settori critici come la produzione di acciaio. Gli Stati che esportano gas in altri paesi dell’Ue potranno infine anche abbattere di 8 punti percentuali il loro obiettivo di riduzione della domanda.

COSA HANNO DETTO MINISTRI E COMMISSARI

“Sappiamo che non c’è nessuna ragione tecnica” per l’interruzione del flusso da parte di Gazprom a Nord Stream 1, “è una decisione politicamente motivata e dobbiamo essere pronti. Per questo la riduzione preventiva della domanda di Gas è una strategia saggia”, aveva detto la commissaria europea all’Energia, Kadri Simson, al suo arrivo al Consiglio Energia aggiungendo di aspettarsi un accordo entro la fine della giornata. Per il momento, ha ricordato Simson, i riempimenti degli stoccaggi hanno raggiunto il 66%.

In precedenza anche i ministri di Spagna, Lussemburgo, Polonia e Danimarca avevano espresso ottimismo per l’accordo politico sul gas prima dell’arrivo al Consiglio Energia anche se sono possibile deroghe: la ministra polacca Anna Moskwa ha parlato, ad esempio di solidarietà libera e di nessun obbligo sui tagli, lo stesso ha fatto la ministra spagnola Teresa Ribera Rodriguez che ha sottolineato come l’attuale testo sia molto più equilibrato.

La Grecia presenterà invece una proposta per un “un nuovo modello paneuropeo per l’elettricità, che calcoli meglio il costo dell’elettricità, staccando i prezzi dell’energia elettrica da quelli del gas”, ha sottolineato il ministro Kostas Skreakas che si è detto certo di un accordo per oggi. Il ministro tedesco Robert Habeck al suo arrivo al Consiglio Energia aveva detto che è “importante che l’Europa dia un forte segnale di unità” specialmente dopo l’ulteriore taglio del 20% delle forniture russe all’Europa anche se ha ammesso esserci nel testo tanti compromessi che rischiano di rallentare la risposta.

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