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Di Maio chiude al price cap. Gli effetti della crisi italiana in Ue

Price Cap Sul Gas Rinviato

Governo italiano e linea europea spaccati. Cade Draghi e il piano Ue non convince tanti paesi membri. Fatti e scenari

Si chiude una settimana devastante. Devastato è il governo Draghi, amaramente buttato giù da M5S, Forza Italia e Lega. Devastata è l’Italia, potenzialmente parlando, nelle settimane che verranno. Perché il momento storico è quello che è. C’è la guerra in Ucraina, c’è l’emergenza gas, l’inflazione ascendente, la pandemia sempre presente.

LA SETTIMANA ITALIANA ED EUROPEA

Nel contesto energetico, è stata una settimana cruciale. Per l’Italia e per l’Unione europea. Nel primo caso, il riferimento è alla missione di Draghi e di sei ministri in Algeria. Qui, l’ormai fu esecutivo dei Migliori ha ottenuto da Sonatrach altri quattro miliardi di metri cubi (bcm) di gas quest’anno, in aggiunta ai 21 miliardi di metri cubi previsti in precedenza.

A Bruxelles, invece, è stato approvato il piano europeo per un inverno al sicuro in caso di tagli alle forniture di gas russo. Il nuovo regolamento fissa l’obiettivo per tutti gli Stati membri Ue di ridurre la domanda di gas del 15% tra il 1 agosto 2022 e il 31 marzo 2023. Ma (c’è un ma, come sempre) molti paesi non sono d’accordo.

CADE DRAGHI, TRAMONTA L’OPZIONE PRICE CAP?

Facciamo ordine. Riprendendo il filo italiano, le ripercussioni della fine dell’esecutivo di unità nazionale guidato dall’ex capo della Bce sono tanto interne quanto internazionali. Cioè europee e mondiali. Specificatamente, sul fronte energetico, una delle partite aperte giocate in primissimo piano da Draghi in Ue è stata quella del price cap. Fissare un tetto al prezzo del gas permetterebbe di spezzare, almeno parzialmente, i vantaggi economici di Putin sull’export di gas al Vecchio Continente.

Ma mettere tutti d’accordo a Bruxelles è sempre un’impresa titanica. Ora, la fine del governo che tante garanzie dava all’asse euroatlantico rimette in discussione anche questa partita. Che avrebbe vissuto un nuovo aggiornamento a settembre e ottobre, dopo le riunioni del mese scorso.

I RICATTI RUSSI SUL GAS

Nel mentre, i ricatti moscoviti sul gas non cessano. Ieri è ripartito il flusso via Nord Stream 1, tra qualche giorno l’arrivo in Russia della turbina Siemens Energy manutenuta in Canada dovrebbe sistemare la faccenda. Ma il condizionale è d’obbligo. L’inverno prossimo dev’essere messo al sicuro e le previsioni del Fondo Monetario Internazionale sono state chiare. Per l’Italia il rischio con un taglio al gas russo è di è un crollo di oltre il 5,5%.

DI MAIO: DIMENTICHIAMOCI IL PRICE CAP

Oggi, il ministro degli Esteri Luigi Di Maio si è espresso in proposito. Parlando a Nola, in occasione di un convegno sull’export ha detto: “Abbiamo un mandato ampio per cercare di affrontare la crisi internazionale, però obiettivi come il tetto massimo al prezzo del gas ce li possiamo dimenticare, perché è molto complicato ottenerlo con un Governo in carica per gli affari correnti”.

Non molto distante dal tema, l’allarme sull’energia dopo la caduta del governo è arrivata anche dall’Aiget, Associazione Italiana di Grossisti di Energia e Trader. Secondo la quale, la crisi dei prezzi energetici, in particolare gas ed energia elettrica, rischia di aggravarsi in modo irreversibile. L’autunno è l’orizzonte a cui guardare, ma l’incertezza si allarga anche sulle risorse previste per il prossimo anno e per gli anni a venire. Il settore su questo chiede un cambio di passo, perché consumatori e imprese devono avere certezze sulla disponibilità dei fondi. ”Possiamo anche accettare l’idea che si chiuda la stagione dei bonus per l’efficienza energetica – ha aggiunto l’Aiget – a patto che la chiusura sia scandita da un percorso programmato e ordinato”.

CADE DRAGHI, ALLARMISMO A PIOMBINO

Infine, sul fronte interno, c’è la questione Piombino. Durante il suo discorso al Senato, Mario Draghi ha bacchettato pesantemente gli oppositori della nave acquistata da Snam che permetterebbe di accelerare l’indipendenza da Mosca sul gas. Le navi rigassificatrici, aveva detto il premier in Aula, sono una partita su cui accelerare. “L’Italia deve continuare a ridisegnare la sua politica energetica, come fatto in questi mesi. Il Vertice di questa settimana ad Algeri conferma la nostra assoluta determinazione a diversificare i fornitori, spingere in modo convinto sull’energia rinnovabile. Per farlo, c’è bisogno delle necessarie infrastrutture”.

A Ravenna, È stato costituito ufficialmente con decreto del presidente della Regione Emilia Romagna Stefano Bonaccini, l’ufficio di avvalimento del Commissario straordinario di governo per la realizzazione del rigassificatore acquistato da Snam qualche giorno fa.

Nel comune toscano, invece, è stato raggiunto l’accordo dopo settimane di proteste degli oppositori alla nave. All’incontro del 13 luglio, il ministro della Transizione Ecologica, Roberto Cingolani, il ministro per gli Affari regionali e le Autonomie, Mariastella Gelmini, i rappresentanti della Presidenza del Consiglio, il capo di Gabinetto e il consigliere economico, Francesco Giavazzi,  Eugenio Giani, l’amministratore delegato di SNAM, Stefano Venier e i rispettivi staff, hanno raggiunto un’intesa triennale. Nel contempo Snam identificherà un sito alternativo che ne consenta un utilizzo per un periodo più lungo.

Con la fine dell’era Draghi a Palazzo Chigi, è tornato a parlare anche il Comitato Salute pubblica Piombino Val di Cornia. “Noi temiamo per la nostra sicurezza e dovremmo, secondo il presidente del Consiglio, stare buoni e zitti e non protestare nemmeno, perché saremmo, a suo dire, incoerenti e non solidali con il Paese”, hanno scritto in una nota di risposta alle bacchettate del premier. “Abbiamo avvertito la sua fastidiosa contrarietà alle manifestazioni democratiche, pacifiche dei nostri cittadini che sono scesi in piazza in migliaia con bambini, passeggini, vecchi, giovani a fianco di istituzioni e partiti politici che hanno cercato di far capire le proprie ragioni. Eppure, siamo stati citati dal premier per il fastidio arrecato ed è stato anche applaudito da gran parte dell’emisfero parlamentare”.

IL PIANO EUROPEO SUL GAS: MOLTI OPPOSITORI…

Tornando, invece, al piano europeo sul gas contro l’esplosione dei consumi, aumentano i dubbi dei Paesi membri. Due giorni fa, la Commissione europea ha introdotto un nuovo regolamento con cui idurre la domanda di gas del 15% tra il 1 agosto 2022 e il 31 marzo 2023. Ma ad opporsi sono già in tanti.

Danimarca, Francia, Irlanda, Italia, Malta, Paesi Olanda, Polonia e Portogallo sono tra gli Stati che hanno affermato che Bruxelles non dovrebbe poterlo fare, senza prima dar voce – e possibilmente un veto – ai Paesi. “Gli Stati membri vogliono avere la capacità di attivare dei propri meccanismi di crisi. Non è una cosa che vorrebbero affidare alla Commissione Europea”, ha affermato un funzionario UE. Spagna e Portogallo, inoltre, dicono che imporre lo stesso obiettivo a tutti non è l’approccio giusto. Alla base della loro reticenza c’è una minor dipendenza dalle forniture russe.

…E I PRIMI TIMORI

Da qui, l’aumento dei timori su un mancato passaggio del piano. Come scrive il Financial Times, ora “fonti diplomatiche a Bruxelles” ammettono di avere dubbi che il progetto possa essere approvato dai governi. Secondo il quotidiano della City occorre, infatti, l’appoggio del 55% dei Paesi o di Stati che rappresentino il 65% della popolazione comunitaria.

A favore del piano si è invece espresso il ministro dell’energia della Germania, Robert Habeck: “i paesi che non sono toccati dai tagli delle forniture della Russia dovrebbero aiutare gli altri. Altrimenti non c’è solidarietà europea”, ha detto. Ricevendo accuse di ipocrisia.

Anche Varsavia ha detto no. “La Commissione propone un meccanismo di solidarietà del gas per i Paesi perché è a rischio la sicurezza energetica di chi è senza gas. Ci sarà lo stesso meccanismo per le aliquote Ets? Perché in Polonia questa tassa indebolisce il nostro settore energetico. Ci aspettiamo una vera solidarietà”, ha twittato la ministra dell’Ambiente, Anna Moskwa.

Anche l’Italia – a quanto si apprende da fonti diplomatiche citate da Public Policy – avrebbe perplessità sul piano della Commissione, che proponendo un taglio uguale per tutti non terrebbe conto dei diversi mix energetici dei paesi.

La Francia, infine, ha detto sì ma con riserva. Secondo il governo parigino: “è una proposta che deve essere prima analizzata perché le condizioni, anche di natura tecnica, sono diverse a seconda dei Paesi”, raccontano fonti dell’esecutivo di Parigi. Per il governo francese “è fondamentale agire in maniera coordinata a livello europeo” ed è così che interpreta “l’azione della Commissione europea, che noi sosteniamo”. In questo contesto, le fonti dell’esecutivo hanno assicurato che “la Francia è disposta a fare la sua parte nella solidarietà europea” ed è “in stretto e permanente contatto con i vicini su questo tema”.

OGGI RIUNIONE PAESI COREPER SULL’EMERGENZA GAS

Alcune risposte, o ulteriori dubbi, potranno arrivare oggi. Si terrà, infatti, questo pomeriggio il primo vero confronto tra gli ambasciatori degli Stati membri nell’Ue, riuniti nel Coreper, sul piano di emergenza contro eventuali ulteriori blocchi delle forniture di gas russo verso la Russia. Inoltre, riporta Public Policy, un’altra riunione è stata già convocata per lunedì 25 luglio, il giorno prima del Consiglio Ue straordinario energia, indetto anche per dare il via libera al piano della Commissione. 

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