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Il fronte energetico della crisi ucraina. E l’Europa che fa?

Gas

Le dichiarazioni di Cingolani e Di Maio su come sta evolvendo in Europa la crisi innescata da Putin a livello energetico 

Si è aperta un’altra giornata all’insegna delle tensioni internazionali derivanti dalla crisi ucraina. Dopo il discorso di Putin e l’ingresso delle truppe in Donbass, l’Europa continua ad interrogarsi sui possibili risvolti energetici di nuove e non più escludibili escalation militari al confine russo.

L’annuncio di Scholz di chiudere per il momento il progetto del Nord Stream 2 ha accelerato il dibattito su come deve muoversi l’Europa in termini di alternative energetiche rispetto a Mosca.

I PREZZI DEL GAS EUROPEO

In Italia, i giornali di oggi hanno offerto due contributi pesanti ripresi e analizzati qui su Energia Oltre. Ma poco fa, due informative di Camera e Senato hanno aggiornato il punto anche sulla questione dei prezzi del gas.

Una questione che attanaglia tutto il Vecchio Continente, poiché anche stamani ai microfoni della Radio pubblica tedesca, il ministro dell’Economia e del Clima, Robert Habeck ha ammesso che la Germania farà a meno del gas russo nel caso si rendesse necessario. E Berlino dipende per circa il 55% dalle importazioni da Mosca.

Ovviamente Mosca ha già espresso la sua contrarietà alle mosse tedesche, per bocca di Medvedev. Nel mentre, il Qatar rimane una delle opzioni sulla strada della diversificazione accennata da Prodi al Foglio stamani.

CINGOLANI

Il Ministro per la transizione ecologica Roberto Cingolani, in un’urgente informativa ha detto che “al momento la situazione è di monitoraggio costante”. “Temo che il prezzo del gas rimarrà abbastanza alto, è difficile fare una previsione in questo momento, ma certamente difficilmente potrà ritornare ai valori di un anno fa”, ha aggiunto il ministro evocando ulteriori “interventi strutturali” vista anche l’evoluzione geopolitica attuale.

“In Italia abbiamo ridotto la produzione” di gas “da 17 miliardi di mc del 2000 a circa 3 mld nel 2020 a fronte di un consumo rimasto costante, oscillante tra 70 miliardi e 89 miliardi di mc. Abbiamo ridotto moltissimo la nostra produzione a parità di gas totale consumato quindi importato, non avendo un beneficio ambientale ma avendo un disinvestimento dal punto di vista nazionale” ha detto ancora il ministro, secondo cui “servono ulteriori riflessioni in futuro sul mix energetico e sul market design sia a livello nazionale sia europeo”.

E le rinnovabili? “È imprescindibile accelerare sulle rinnovabili”, ma “in parallelo data l’importanza del gas per la transizione si dovranno esplorare tutte le opportunità per diversificare le rotte di approvvigionamenti anche tramite infrastrutture galleggianti”, ha ammesso il ministro. Nel frattempo “accelerando il percorso di aste FER, in linea per il raggiungimento dei nuovi obiettivi di penetrazione rinnovabili elettriche pari al circa 70%, nei primi mesi dell’anno abbiamo aggiudicato già 1,5 gigawatt questo è il primo tangibile segnale che le semplificazioni via stanno iniziando ad avere effetto. Se in un mese e mezzo abbiamo fatto 1,5 contro una media di 0.4-0,5 siamo nella giusta direzione. Il target dei 7-8 gigawatt annuali da mettere a terra è realizzabile per arrivare dove vogliamo arrivare”. Infine, ha concluso Cingolani, “queste scelte dovranno essere accompagnati da scelte di mercato con i giusti segnali di prezzo per i consumatori e sugli extra-profitti”.

DI MAIO

Molto importanti anche le parole del ministro degli Esteri Luigi Di Maio al Senato, nell’informativa delle 12.

Di Maio ha ricordato la dipendenza europea dalla Russia ma che “anche Mosca dipende dall’export, e l’Europa è il suo miglior cliente. Ricordando poi la scelta sul gasdotto Nord Stream 2 fatta ieri dal cancelliere Scholz. “Disinnescare la minaccia sulla via ucraina significa allentare anche le tensioni sui mercati e quindi sui prezzi del gas”. Per Di Maio, “serve un coordinamento su stoccaggio, sulla formazione dei contratti fornitura, e serve aumentare gli sforzi sulle rinnovabili”. Ma, infine, ” serve accelerare su una Energy Union europea. L’Italia sarà protagonista, per garantire sicurezza energetica”.

Il dibattito, dunque, prosegue. La questione energetica è fondamentale nello scacchiere geopolitico che divide Mosca da Bruxelles. Oltre alle vie euro-orientali ci sono anche quelle interne all’Italia. L’unica certezza del momento rimane l’alta pressione generata dai prezzi che non accennano a scendere. Occorrerà dare pronti risposte per reagire a questo panorama.

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