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Nuove forniture e lotta al caro carburante, il governo accelera

Caro Benzina

La situazione sul fronte economico ed energetico alla fine della terza settimana di guerra in Ucraina. L’Italia si muove sul caro carburante

Ultimo giorno della terza settimana. L’aggressione russa in terra ucraina non si arresta, continuano a fallire i tentativi di mediazione mentre la Cina sembra prendere definitivamente posizione accanto a Mosca. L’Europa, intanto, continua a far fronte alle difficoltà energetiche che derivano dal forte legame con Mosca, erroneamente aumentato nell’ultimo decennio.

L’ITALIA SOFFRE LA DIPENDENZA DALL’ENERGIA RUSSA

Un legame che vede l’Italia fortemente dipendente, con una quota pari a circa il 43%, dalle forniture russe. Ecco perché sono settimane calde, quelle in cui il ministro degli Esteri Luigi Di Maio e il numero uno di Eni Claudio Descalzi hanno compiuto importanti visite extra-europee. Qatar, Angola, Algeria e Congo sono state le mete di incontri mirati, dove l’obiettivo – dice oggi Repubblica – “sarebbe porre fine alla dipendenza dal gas russo, trovando per fine 2023 forniture diverse per metà dei 29 miliardi di metri cubi “russi”.”

MAGGIORI E DIVERSE FORNITURE CERCANSI

Eni in questo percorso di diversificazione – parola citata più volte anche dal premier Draghi nelle informative parlamentari sulla crisi ucraina – è un attore fondamentale poiché “intermedia gran parte del gas usato in Italia, e quasi tutto il russo, che copre il 40% del fabbisogno e risale a contratti del 1974”.

Dunque, diversificare tramite il ricorso alle forniture da altri paesi (quelli sopra menzionati, ndr) e raddoppiare la produzione nazionale. Questo è il piano che vede Eni al centro, insieme al governo.

LE RITORSIONI DI MOSCA SU GAS E NON SOLO

Servirà tempo, certo. Ma nel mentre occorre impostare il percorso con nettezza, anche perché Mosca continua a ricattare l’Occidente anche sul piano economico ed energetico. Come riporta il Messaggero, “a mercati chiusi la Russia ha varato una serie di ritorsioni: è pronta a vietare l’esportazione di grano e zucchero, segale, orzo e mais. Una ritorsione destinata a pesare ancora sul prezzo di pane, pasta e altri beni cruciali per la spesa degli italiani”.

Ecco perché è intervenuta l’Arera. “Il governo sta pensando a come slegare dalle quotazioni del mercato Ttf di Amsterdam le tariffe di luce e gas fissate ogni tre mesi per i clienti con contratto di “maggior tutela”. Un meccanismo che ha funzionato per anni, ma che ora fa pagare a famiglie e imprese prezzi molto più alti del costo delle importazioni di gas”.

L’AZIONE SUI PREZZI DEL CARBURANTE

“Bollette rateizzate, spalmate su un tempo maggiore per dare respiro a famiglie ed imprese. L’ipotesi di ridurre le accise in misura pari all’extra-gettito Iva di questo periodo dovuto all’aumento dei prezzi, sulla falsariga del modello francese. Così il carburante sarebbe meno caro, secondo alcune stime, del 10%. E poi la possibilità di intervenire sugli extra-profitti delle imprese energetiche” scrive oggi il Corriere.

Dunque, per ora nessuno scostamento di bilancio. Ma l’azione del governo sta facendo osservare importanti valutazioni accelerate dopo che il ministro Cingolani aveva gridato allo scandalo sulle speculazioni dei prezzi alle pompe di rifornimento. Perché il caro carburante continua a pesare, così come i costi in bolletta. Questa settimana sarà decisiva e vedrà nuovi risvolti sia interni che europei. “Il Governo ha infine fatto sapere di sostenere a Bruxelles la proposta di un tetto al prezzo delle importazioni di gas” riporta infatti il Sole 24 Ore.

IL MOVIMENTO CINQUE STELLE CONTRO IL CARO ENERGIA

“Contro il caro-energia servono azioni immediate e concrete. Ecco le nostre proposte:
Bisogna rendere strutturale l’utilizzo dei proventi delle aste CO2 per contenere i rincari. In questo modo avremo una riserva da usare stabilmente. Serve un intervento sugli extraprofitti. Quei grandi soggetti del settore energetico che hanno registrato incassi enormi in questa fase di emergenza devono partecipare allo sforzo per ridurre il caro bollette. Vanno ridotte e rimodulate le accise che appesantiscono la spesa per il rifornimento di carburante. La pandemia ha messo in difficoltà famiglie e imprese ma alcuni comparti hanno realizzato grandi guadagni. Un piccolo contributo di solidarietà sarebbe una misura di equità da mettere a disposizione del Paese”. Così Carlo Sibilia, deputato del M5S sul suo profilo Facebook.

PER SCARONI SERVE ANCHE IL NUCLEARE

In tutto questo, prosegue il dibattito su che tipo di alternative occorrerebbe sfruttare in Italia. Ne abbiamo scritto più volte su Energia Oltre e anche oggi arriva un altro parere di peso. Intervistato su La Stampa, l’ex capo di Enel ed Eni Paolo Scaroni dice che “Non serve un tetto al prezzo del gas: sta per scendere rapidamente da solo. Il tema non sono le speculazioni, ma la necessità di andare a prendere energia da tutte le fonti possibili”.

Ed ecco allora che riemerge un’opzione presa in considerazione già in queste settimane di discussioni: il nucleare. “La svolta green non può prescindere dall’atomo” afferma l’attuale Deputy Chairman di Rothschild, secondo cui la svolta net zero targata 2050 “senza il nucleare è impossibile”.

In ogni caso l’altra  parola chiave insieme a “diversificazione” è “tempo”. Qualunque opzione si voglia proporre per ridefinire il quadro energetico italiano occorre pazienza. Con lo schiocco delle dita sarà difficile pretendere una svolta. Intanto, la lotta ai prezzi alti che mettono in difficoltà famiglie e imprese dovrà produrre risultati immediati.

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