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Vince Giorgia Meloni, cosa farà il nuovo governo sull’energia?

Decreto Energia Centrodestra

Fatti, dietrofront e scenari sulle mosse del centrodestra su energia e Pnrr. Salvini: “Subito un decreto Energia”

L’Italia ha votato. Vince Fratelli d’Italia, vince Giorgia Meloni. Che, con tutta probabilità, verrà incaricata di formare un nuovo governo di destra. Sono tante le partite aperte, le scadenze, le urgenze di fronte alle quali si ritroverà davanti il prossimo esecutivo. Il contesto, lo sappiamo, è pieno di insidie. Sia nazionali che internazionali. Insidie, emergenze che si intrecciano.

Come si muoverà la coalizione di destra è tutto da vedere, lo osserveremo nei prossimi mesi. Per ora ciò che si può fare è un riepilogo dei compiti da fare. Così come dell’approccio programmatico, sui temi energetici ed economici, assunto da Fratelli d’Italia, Lega e Forza Italia in vista del voto di ieri.

IL PROGRAMMA ENERGIA DEL CENTRODESTRA

Sui temi dell’energia, i tre partiti del centrodestra (a cui si aggiungono i moderati di Lupi, Toti e Brugnaro) hanno sostanzialmente espresso un punto chiaro solo sulla partita del tetto al prezzo del gas e del disaccoppiamento dei prezzi. Chiaro, almeno, rispetto a qualche anno fa. Quando le idee su altri temi energetici, come nucleare e trivelle, erano diverse rispetto a oggi.

COSA TORNA E COSA NO SUL NUCLEARE

Sul primo, ad esempio, la Lega ha espresso una posizione ostinata e favorevole. Salvini ha ribadito sino all’ultimo che “l’Italia tornerà al nucleare come stanno facendo in altre parti del mondo. Il nucleare pulito e sicuro di ultima generazione produce emissioni zero. La Francia investe in sei nuove reattori nucleari e noi compriamo l’energia a caro prezzo dai francesi. Siamo poco furbi”. Alla nostra domanda sul tema, il responsabile Energia della Lega, il senatore Paolo Arrigoni, ha detto che “dev’essere oggetto di un dibattito serio nel nostro Paese” e “dev’essere sviluppato, bisogna investire nella sua ricerca, se vogliamo contrastare il cambiamento climatico e, tra 20-30 anni, affrancarci definitivamente dal gas”.

Ma nel programma unico di centrodestra si parla di valutare “il ricorso al nucleare pulito e sicuro” e in quello di Fratelli d’Italia si citano soltanto gli investimenti nella “ricerca sul nucleare di ultima generazione”. In merito, Squeri (FI) e Procaccini (FdI) hanno detto rispettivamente che il tema “va affrontato nella logica di più ampio respiro e non tanto dell’emergenza, ma della transizione” e che “potrebbe servire per il futuro, ma al momento non sappiamo quantificare tra quanti anni potremo usufruirne”. Incertezza, dunque, se si eccettua la posizione leghista.

LA POSIZIONE SULLE ESTRAZIONI

Diversa rispetto al passato è poi la posizione dei partiti che si apprestano ad andare al governo dell’Italia sulle estrazioni di gas. Nel referendum sulle trivelle del 2016, tutti e tre si espressero favorevolmente al blocco del rinnovo delle concessioni. Eppure, oggi, nei programmi il punto è chiaro. Servono sì le rinnovabili ma serve anche un “pieno utilizzo delle risorse nazionali, anche attraverso la riattivazione e nuova realizzazione di pozzi di gas naturale in un’ottica di utilizzo sostenibile delle fonti”.

I PUNTI CHIARI: PRICE CAP E DISACCOPPIAMENTO

Per affrontare l’emergenza, tanto in Italia che in Europa, le misure più discusse sono certamente quelle del price cap europeo al gas e del disaccoppiamento in bolletta dei costi energetici. Sul punto, i partiti della coalizione di centrodestra non sembrano essere distanti. Anche nelle interviste al nostro giornale, Squeri ha ricordato che FI l’ha proposto per primo in Europa e che sarebbe “davvero efficace contro le speculazioni”. Poca distanza si registra se si vanno a ricordare le parole di Procaccini e Arrigoni. Quest’ultimo ha posto l’accento sui ritardi decisionali dell’Ue (“la lentezza della burocrazia europea ha molte responsabilità. Se dobbiamo ridurre il prezzo del gas non possiamo aspettare altro tempo”), mentre il responsabile Energia di FdI ha espresso un giudizio sospeso sull’ipotesi di un tetto nazionale.

VERSO UN NUOVO DECRETO ENERGIA. LE PARTITE ECONOMICHE E IL PNRR CHE VERRÀ

C’è molto sul tavolo, insomma. E altrettanto dovrà assumere contorni più chiare con il nuovo esecutivo. Anche sulle partite economiche. Prima di tutto la Nadef, la Nota di aggiornamento al documento di economia e finanza. Che scade oggi ma che verrà presentata forse dopodomani. Essendo però una misura delicata, il governo uscente aggiornerà solo il quadro per poi lasciare la palla al nuovo ministro.

Il primo CdM ci sarà il 13 ottobre e sul tavolo delle scadenze c’è anche la nuova legge di bilancio. Da concretizzare entro il 20 ottobre ma presumibilmente da rimandare a successivi decreti a governo ben insediato. I tempi sono stretti e le cose da fare tante. Bruxelles ci guarda e ci guarderà. Il giudizio è previsto entro il 30 novembre e l’esame della legge di bilancio deve concludersi in Parlamento entro il 31 dicembre.

Sul Pnrr, che la destra ha più volte detto di voler mettere in discussione per nuovi parametri, il discorso è simile. Entro fine anno l’Italia deve raggiungere altri 55 obiettivi e 29 di questi dovranno essere centrati a fine ottobre. Obbligo? Sì, perché serve rispettare queste scadenze per ottenere la terza tranche di fondi, da 21,8 milioni di euro.

IL COMMENTO POST-VOTO DI SALVINI: DECRETO ENERGIA SUBITO

Commentando i risultati di ieri, Matteo Salvini – leader della Lega – ha detto, su queste scadenze: “Serve un decreto Energia e lo rivendico anche oggi dopo il voto. Sarà il primo banco di prova del nuovo governo”.

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