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Gli investimenti nel carbone hanno ancora valore in Asia

Carbone

La cattura della CO2 e il mix con l’ammoniaca potrebbero garantire al carbone un futuro più lungo in Asia, secondo la World Coal Association

Secondo la World Coal Association, associazione che rappresenta l’industria carboniera internazionale, il settore non soffrirà la mancanza di investitori interessati a finanziare nuovi progetti sul carbone, incluse miniere e centrali, nonostante la transizione energetica preveda un distacco da questa fonte fossile.

IL DISTACCO DAL CARBONE NEL MONDO

Rispetto ad altri combustibili fossili come il gas naturale, il carbone emette più gas serra quando viene bruciato per produrre energia elettrica. Per questo motivo, sono molti i governi nel mondo – ma anche le aziende e gli istituti finanziari – intenzionati a ridurne l’utilizzo in favore di altre fonti.

Il Giappone ad esempio, che ha annunciato di voler raggiungere la neutralità carbonica entro il 2050, ha detto che smetterà di appoggiare le esportazioni di tecnologie per gli impianti a carbone. Nel 2018 il carbone rappresentava il 32 per cento nel mix elettrico.

La Germania vuole eliminare la propria capacità a carbone entro il 2038.  La banca francese BNP Paribas ha intenzione di interrompere i finanziamenti alla filiera del carbone termico entro il 2040.

IL CARBONE HA ANCORA DELLE OPPORTUNITÀ IN ASIA

A livello globale la richiesta di carbone è stata fiacca negli ultimi anni, principalmente a causa della transizione energetica verso le rinnovabili, che la pandemia di coronavirus ha accelerato ma che era in corso già da prima. Secondo l’Agenzia internazionale dell’energia (IEA) la domanda mondiale di carbone è diminuita dell’1,8 per cento nel 2019, nonostante un aumento dei consumi in Cina e nel Sud-est asiatico. Nel 2017 e nel 2018 era cresciuta di circa l’1 per cento.

Eppure Michelle Manook, amministratrice delegata della World Coal Association, vede comunque delle opportunità per il settore. In un’intervista al quotidiano giapponese Nikkei Asia ha detto che all’uscita “di alcuni attori tradizionali” dagli investimenti in progetti sul carbone si affianca l’ingresso di nuovi.

E ha precisato che il distacco dagli investimenti nel carbone riguarda principalmente gli enti e le società in Europa e negli Stati Uniti. Mentre “in Asia vediamo un sacco di nuovi e diversi private equity, o anche finanziatori” interessati a sostenere progetti sul carbone per “lo sviluppo economico asiatico”.

UN CARBONE “PULITO”?

Manook ha detto che il carbone può essere “pulito”, se si utilizzano tecnologie nuove ed efficienti che consentono di ridurre le emissioni di CO2, come le centrali ultra-supercritiche, oppure combinando il carbone a risorse low-carbon come l’ammoniaca (come sta facendo il Giappone).

Secondo Manook anche le tecnologie di cattura e stoccaggio del carbonio saranno importanti non solo per il carbone, ma per l’intero settore dei combustibili fossili. “Il contributo futuro del carbone dipenderà da come sarà in grado di implementare le tecnologie pulite”.

La cattura della CO2 potrebbe effettivamente permettere di azzerare le emissioni nette del carbone, ma il costo di questa tecnologia è ancora molto alto. D’altra parte, i prezzi delle energie rinnovabili continuano a scendere. Stando all’Agenzia internazionale per l’energia rinnovabile (IRENA), più della metà della capacità rinnovabile aggiunta nel mondo nel 2019 aveva costi di generazione inferiori a quelli delle nuove centrali a carbone.

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Marco Dell'Aguzzo

Giornalista, si occupa di esteri, energia e geopolitica, con un’attenzione particolare per il Messico e il Canada.

Scrive su “Energia Oltre”, oltre a collaborare con “IL – Il maschile del Sole 24 ORE”, “Aspenia online”, “Start Magazine” ed “eastwest”. A volte è ospite a Radio3 Mondo (Rai Radio 3).

Su Twitter è @marcodellaguzzo.

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