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L’Ue sgasa Mosca ma è ancora in balia di gas e carbone

Gas Stoccaggi

Oggi si chiude il G7 in Baviera, pronto il vertice Nato. Draghi spinge sul price cap al gas mentre gli stoccaggi accelerano, finalmente

Sette miliardi di tonnellate. Questa la quantità di carbone che il mondo utilizzerà ancora per poco meno di vent’anni, fino al 2040. Una cifra che mette i brividi e scatena pensieri, se collegati ai discorsi e ai piani sulla transizione ecologica con orizzonte il 2030 e il 2050. E altre cifre su cui riflettere sono le seguenti: l’Europa produce elettricità da carbone per un quinto del totale, conta cinquanta regioni con miniere di carbone, dà lavoro a oltre duecentomila persone in questo settore. Insomma, sono numeri che certificano ciò che qui su Energia Oltre diciamo da tempo: c’è una linea rossa neanche troppo sottile che divide il presente dal medio-lungo periodo.

IL CARBONE ANCORA TRA NOI

Sono Germania e Olanda i paesi maggiormente coal-addicted. Ma ci sono anche Turchia, Serbia, Repubblica Ceca e Ucraina. E tra le diverse vie su cui il governo italiano sta lavorando per affrancarsi definitivamente dal gas russo c’è proprio quella tampone delle centrali a carbone. La scorsa settimana il Ctem, il comitato sul gas ha condiviso la proposta di una misura per programmare, con il coordinamento di Terna, acquisti di carbone in misura sufficiente all’eventuale piano di massimizzazione delle centrali a carbone. Una misura prudenziale, in vista dell’embargo su quello di provenienza russa stabilito dall’Unione Europea a partire dal mese di agosto.

Nel piano di Roma, quindi, c’è lo sfruttamento dei sei impianti attivi sul territorio nazionale, gestiti da Enel e Eph. La dismissione ufficiale è fissata e confermata al 2025, per ora. Ma già Atene, per esempio, ha posticipato di ben cinque anni la dead-line al 2028.

L’UE SGASA MOSCA, SI RIEMPIONO GLI STOCCAGGI

L’altra faccia della medaglia dell’emergenza energetica esplosa con la guerra in Ucraina è il gas. Dopo le restrizioni progressive alle forniture da Mosca, l’Ue vuole sganciarsi definitivamente da Mosca. Conosciamo a memoria, ormai, le varie strade percorribili e percorse dai governi dell’Unione: nuovi partner, rinnovabili, estrazioni, carbone.

L’orizzonte più a breve termine è quello del prossimo inverno, rispetto al quale è in primo piano la questione degli stoccaggi. In Ue gli aggiornamenti non mancano. Il programma di riempimento dei siti di stoccaggio gas per almeno l’80% della capacità massima entro il 1° novembre è stato approvato. Con il via libera del Consiglio europeo alla misura della scorsa settimana, si attende solo la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale europea per l’applicazione concreta della misura. Il regolamento prevede, tra le altre cose, anche la possibilità di condividere le scorte in uno “spirito di solidarietà”.

Le buone notizie arrivano, dunque. Tanto che, dopo l’accelerazione del MiTE a margine del Comitato sul gas della scorsa settimana, i riempimenti sono triplicati. Confermato, così, l’ottimismo mai sfumato del ministro per la Transizione ecologica Roberto Cingolani. I cinque miliardi mancanti per le riserve stanno arrivando: in quattro giorni Snam ha acquistato 200 milioni di metri cubi di gas, cioè il 2% del totale della capacità di stoccaggio italiana, rispetto a un quantitativo totale rilevato di 290 milioni di metri cubi. Oggi arrivano altri 60 milioni di metri cubi, in percentuale si è sorpassata quota 56%.

PRICE CAP VICINO, SPINTA SU RINNOVABILI ED EFFICIENZA

Intanto, i Paesi riuniti al G7 in Baviera si stanno avvicinando alla formulazione di un meccanismo che porrà un tetto al prezzo del petrolio russo, mentre cercano di spremere le entrate del petrolio e del gas di Mosca. È quanto è emerso da un briefing svolto ieri dal governo degli Stati Uniti. Che hanno stretto l’asse con Roma per convincere Berlino a smorzare i dubbi sul price cap. Una strada su cui il premier Draghi spinge da tempo e per cui non intende mollare la presa. “Qualche complicazione è sorta all’ultimo minuto per la richiesta di Emmanuel Macron di allargare il tetto sui prezzi a tutti i produttori e non solo alla Russia”, riporta David Carretta da Bruxelles. Ma l’intesa sembra più vicina di altre volte.

Le sfide non finiscono, però. Ieri, il Consiglio Ue ha adottato le posizioni negoziali su due proposte legislative che affrontano gli aspetti energetici della transizione climatica dell’Ue nell’ambito del pacchetto “Fit for 55”: la direttiva sulle energie rinnovabili e la direttiva sull’efficienza energetica. Sulle energie rinnovabili, il Consiglio Ue ha convenuto di fissare un obiettivo vincolante a livello Ue del 40% di energia da fonti rinnovabili nel mix energetico complessivo entro il 2030. L’attuale obiettivo a livello Ue è di almeno il 32%. Per quanto riguarda invece i sotto-obiettivi per i trasporti, il Consiglio Ue ha introdotto la possibilità per gli Stati membri di scegliere tra: un obiettivo vincolante di riduzione dell’intensità dei gas serra nei trasporti del 13% entro il 2030; gli Stati membri avranno a disposizione più opzioni per raggiungere questo obiettivo. Gli accordi, adesso, aprono la strada ai negoziati con il Parlamento europeo.

Infine, oggi si riunirà il Consiglio Ambiente. I ministri competenti discuteranno sulla riforma degli Ets, il Fondo sociale climatico e la fine degli autoveicoli con motore a combustione. Le divisioni, europee e italiane, non si sono fatte attendere già nei giorni scorsi. Vedremo oggi che verdetto verrà fuori.

 

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