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Tutte le difficoltà dell’Italia nel suo percorso energetico

Gas E Rinnovabili

Un punto tra Russia, Unione Europea e la tortuosa via della diversificazione. L’Italia annovera anche l’Egitto tra le alternative

Oltrepassato anche il cinquantesimo giorno di guerra si sprecano i bilanci, le ipotesi e le strategie. Militari, diplomatiche ed energetiche. In Europa, la Germania sembra tenere il punto della contrarietà all’embargo al petrolio russo. L’Italia, invece, guida il fronte della diversificazione. Gli accordi raggiunti da Di Maio, Descalzi e Draghi in Algeria porteranno alla sostituzione di un terzo degli approvvigionamenti. A cui si aggiunge quanto ottenuto in Egitto, non senza polemiche.

L’ACCORDO TRA ITALIA ED EGITTO

Qui, Egas ed Eni hanno deciso di operare ancora più insieme e puntare forte sull’iper-produzione di gas. Si lavorerà anche su nuovi giacimenti nelle regioni del Delta del Nilo, del Mediterraneo Orientale e del Deserto Occidentale, oltre che nei blocchi già presenti.

AIE: NUOVO RILASCIO DELLE SCORTE D’EMERGENZA

Intanto, la giornata di ieri ha fatto registrare un aggiornamento da parte dell’Agenzia Internazionale dell’Energia sul piano di rilascio delle scorte di barili. Per l’Italia, tra marzo e aprile, la cifra supera i 7 milioni.

CONTINUA IL TIRA E MOLLA SUI PAGAMENTI

Ma ieri si è anche riaccesa la diatriba tra Mosca e Bruxelles sui pagamenti del gas russo. Come raccontato nei giorni scorsi, tra le follie di Putin c’è quella della richiesta di rinvigorire le proprie casse (e continuare a finanziare l’invasione in Ucraina). Bene, lo Zar continua a battere su questo tasto. Ne scrive, tra l’altro, Angela Zoppo su MilanoFinanza. E in proposito non svaniscono i malumori del capo del Cremlino. Ma le forniture da Mosca non si arrestano, verso il Vecchio Continente. Ieri sono stati 81,1 i milioni di metri cubi trasportati. Una cifra ingente anche se minore di quanto pattuito nei contratti a lunga scadenza (109,5 milioni, ndr).

Dal punto di vista italiano, resta dura fare la voce grossa se – come detto in apertura – la Germania capofila continua ad opporsi al distacco dal gas russo.

L’ITALIA E LA DIFFICILE SVOLTA SULLE RINNOVABILI

Ma i tormenti del Belpaese non finiscono qui. La via all’emancipazione energetica è “tortuosa” dice Carlo Valentini su ItaliaOggi. “I bieticolori, con gli scarti delle barbabietole e di altri prodotti agricoli, vorrebbero realizzare energia e metterla in rete. No. I bandi predisposti dal ministro Stefano Patuanelli per la realizzazione degli impianti fotovoltaici sui tetti degli edifici agricoli stabiliscono che gli incentivi siano limitati alla produzione solamente della quantità di energia che si usa nell’azienda, quindi niente energia da fornire alla rete”.

Dunque, autoconsumo e niente più. E, inoltre, “incominciano pure a sorgere i comitati contro le trivellazioni, incuranti dei rischi della carenza energetica. Ovvero lasciamo il gas sotto terra e chi se ne importa se le aziende chiuderanno per mancanza di energia”. Si tratta di un cane che si morde la coda. In concreto, per produrre energia, che s’ha da fare?

ANCHE LE REGIONI METTONO BASTONI TRA LE RUOTE

Si deve accelerare il percorso autorizzativo. Ma da quanto lo si promette, lo si dice senza poi farlo? Anche Laura Serafini sul Sole 24 Ore ha indagato gli intralci delle amministrazioni nell’individuazione di aree idonee per ospitare impianti solari ed eolici. Da qui parte la tiritera burocratica in cui si incaglia tutto il processo. Sbloccarla è utile per redistribuire i progetti, visto che la maggior parte riguardano il Sud. Dove c’è bel tempo ma dove ci sono localizzati 55 su 60 megawatt, dice Elettricità Futura.

Ecco perché per migliorare la rete nazionale servono commissari sul territorio che agevolino i passaggi intermedi. Come accaduto nel caso della ricostruzione del Ponte sul Polcevera a Genova

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