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Quanto e perché i combustibili fossili elettrizzano ancora

Report Eurostat Combustibili Fossili 2021

Dopo i lockdown del 2020, il 2021 ha visto un rimbalzo dell’attività economica ed energetica in molti paesi dell’UE, dice Eurostat

Ogni giorno è bollente, in Europa. Non solo dal punto di vista delle temperature ma anche per tutto ciò che riguarda la politica energetica dei paesi membri. Il G7, come noto, ha raggiunto un’intesa politica per il price cap. Un chiodo fisso del premier Draghi, e del quale si parlerà più specificatamente a settembre. Non solo: nelle prime ore del mattino di ieri il Consiglio Ambiente ha confermato quanto già approvato dal Parlamento di Bruxelles sul Fit for 55. Nel 2035 non si venderanno più veicoli a benzina e diesel.

La roadmap è quindi abbastanza chiara. Che non significa facile: e comunque deve coincidere sia a livello europeo che nazionale. L’obiettivo di base però è unico: affrancarsi dal dominio energetico russo, che per ora continua. Anche se forse l’ottimismo di tecnici come il ministro Cingolani può far bene e non è immotivato. E anche le stime diffuse oggi dall’Eurostat si inseriscono su questa linea: si produce molta energia, i combustibili spiccano tra le fonti ma anche le nuove energie sono in crescita.

I COMBUSTIBILI FOSSILI DOMINANO OGGI E DOMANI

Andiamo con ordine. Al netto del quadro tracciato, infatti, rimane difficile capire la differenza tra le scelte di breve periodo e quelle che guardano già alla fine del decennio fino al 2050, data della carbon neutrality finale.

Sette miliardi di tonnellate. Questa la quantità di carbone che il mondo utilizzerà ancora per poco meno di vent’anni, fino al 2040. Una cifra che mette i brividi e scatena pensieri, se collegati ai discorsi e ai piani sulla transizione ecologica con orizzonte il 2030 e il 2050. E altre cifre su cui riflettere sono le seguenti: l’Europa produce elettricità da carbone per un quinto del totale, conta cinquanta regioni con miniere di carbone, dà lavoro a oltre duecentomila persone in questo settore. Insomma, sono numeri che certificano ciò che qui su Energia Oltre diciamo da tempo: c’è una linea rossa neanche troppo sottile che divide il presente dal medio-lungo periodo.

Anche dal recente report di BP è emerso che l consumo globale di energia è aumentato del 5,8% nel 2021, superando i livelli pre-pandemia mentre la forte crescita delle energie rinnovabili ha ridotto l’uso di combustibili fossili. Indicazioni contrastanti, se messe a confronto. Forse la sintesi migliore è quella per cui le rinnovabili stanno arrivando e si imporranno, ma non sono ancora definitivamente tra noi. Nel presente e ancora per un po’ faremo i conti con i combustibili fossili.

EUROSTAT: NEL 2021 ENERGIA IN AUMENTO

Nuove conferme su questa dicotomia sono arrivate dalle ultime indicazioni rese note dall’Eurostat. “La fornitura totale di energia elettrica nell’UE è aumentata del 4,2% rispetto al 2020, con dati preliminari che indicano un ritorno ai combustibili fossili come fonte principale, dopo che la categoria delle rinnovabili ha superato i combustibili fossili per la produzione di elettricità nel 2020”.

ARRIVANO LE RINNOVABILI

Ma si può sorridere guardando alle rinnovabili. Ché “i dati preliminari del 2021 mostrano i maggiori aumenti dell’energia elettrica prodotta da energia solare (+13,0%), seguita dai biocarburanti solidi (+9,6%). D’altra parte, a causa delle condizioni meteorologiche sfavorevoli, la produzione di energia elettrica da idroelettrico ed eolico è diminuita (-1,2% e -3,0%). E a prendere il posto è stata quella generata da carbone bituminoso (+25,6%) e lignite (+16,2%).

MA NUCLEARE E GAS ANCORA IN TESTA

Invece, “a livello di singoli vettori energetici (combustibili), i maggiori contributori al sistema di produzione di energia elettrica dell’UE nel 2021 sono stati il nucleare con 731 terawattora (TWh), il gas naturale (550 TWh), l’eolico (386 TWh), l’idroelettrico (370 TWh), la lignite (227 TWh), altro carbone bituminoso (193 TWh) e il solare (163 TWh)”.

GLI SCENARI

Guardando dall’alto la situazione, si registra “un aumento del consumo interno di combustibili fossili nell’UE, che riflette la ripresa economica dell’UE, nonché il ritorno della vita delle persone a un livello in qualche modo normale durante quell’anno, anche se alcune parti dell’anno erano ancora molto irregolari”. La pandemia, da questo punto di vista, è quasi alle spalle. Anche se i livelli 2019 sono lontani. Perché “nel 2021 le stime mostrano un aumento del 5,0% rispetto all’anno precedente”, non ancora ai livelli pre-Covid.

Nel frattempo è arrivata anche la guerra in Ucraina, che sta sconvolgendo il tutto a livello di prezzi e forniture. I prossimi dati ci faranno rendere conto, forse, che la strada alle nuove energie è lunghissima.

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