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Cosa manca all’Italia per estrarre il suo gas

Trivelle Italiane

Per il sindaco di Ravenna Michele De Pascale importare così tanto gas liquefatto o tramite gasdotti e non utilizzare il proprio è una follia italiana. 

Nuova settimana, nuove ritorsioni, nuove strategie.  La guerra del gas tra Russia e Europa continua. Ieri è scattata la chiusura del Nord Stream 1 per manutenzione, che durerà fino al 21 luglio. Ma soprattutto, Eni ha fatto sapere di una riduzione pari a un terzo dei flussi di Gazprom nel nostro paese. Ormai ci stiamo abituando, i ricatti sono all’ordine del giorno. E per fortuna, per ora, la situazione italiana rimane poco allarmante sebbene occorra mettere in sicurezza gli approvvigionamenti per il prossimo inverno.

LA ROADMAP ITALIANA CONTRO IL GAS RUSSO

Il governo guidato da Mario Draghi, lo sappiamo, sta lavorando su più fronti. In Europa ha provato a spingere per la fissazione di un price cap, anzitutto. E proprio oggi, dagli Usa, è arrivato un monito. “Il prezzo globale del petrolio potrebbe salire del 40% a circa 140 dollari al barile se non verrà adottato un tetto di prezzo proposto sul petrolio russo, insieme a esenzioni dalle sanzioni che consentirebbero spedizioni al di sotto di quel prezzo”. Il segretario al Tesoro degli Stati Uniti Janet Yellen discuterà l’attuazione della proposta di price cap degli Stati Uniti e gli sviluppi economici globali con il ministro delle finanze giapponese Shunichi Suzuki.

Ma non solo. Sul piatto ci sono anche le partite del Gnl, delle centrali a carbone, dei fornitori alternativi a Mosca  e delle estrazioni nazionali. Nel primo caso, Snam ha acquistato di recente due navi rigassificatrici: una per Piombino – dove però FdI e M5S stanno protestando a più non posso – e una per Ravenna. Sulla seconda opzione, invece, sappiamo che le sei centrali presenti sulla Penisola dovranno essere dismesse o riconvertite entro il 2025. Attualmente però stanno già operando per tamponare le mancanze di oggi. E “nelle ultime settimane stanno coprendo fino all’8% del fabbisogno di energia elettrica, il doppio della media degli ultimi anni. L’obiettivo è quello di sostituire almeno 5 miliardi di metri cubi di gas”, annotava ieri Repubblica.

Poi c’è il fronte economico. L’esecutivo tricolore  vuole portare avanti “una serie di interventi che vanno dal “razionamento” del gas alle industrie energivore al maggior utilizzo delle centrali a carbone per la produzione di elettricità. Ma anche l’introduzione di politiche di austerity dei consumi: riscaldamento più contenuto, risparmi sull’illuminazione pubblica”. Ne ha discusso anche Enea ieri, presentando alcuni scenari per favorire il risparmio di consumi energetici a livello imprenditoriale e familiare.

TUTTI GLI ERRORI ITALIANI SULLE ESTRAZIONI DI GAS

Rimane da analizzare la questione estrattiva. L’Italia potrebbe, dovrebbe, sfruttare molto  di più le risorse di gas che ha nel proprio territorio. Anche perché altrimenti rischia di favorire soltanto l’opportunità per paesi vicini come la Croazia. A fare il punto della situazione oggi è il Sole 24 Ore: l’urgenza si riferisce al fatto che manca ancora  il decreto con cui il governo dovrà disporre condizioni economiche e criteri tecnici per il bando da proporre alle major sulle estrazioni dai nostri giacimenti.

Alto Adriatico e Sicilia sono le zone maggiormente interessate. E, secondo il sindaco di Ravenna De Pascale, “noi che estraevamo 20 miliardi di metri cubi e ora ne estraiamo 3 abbiamo fatto un disastro ambientale, perché abbiamo emesso più Co2 su 17 miliardi di metri cubi”. Per lui, importare così tanto gas liquefatto o tramite gasdotti e insieme decidere, senza alcun motivo, di non utilizzare il proprio è una follia italiana”.

Adesso, in attesa del decreto, Eni, Energean e Gas Plus hanno la scadenza in agosto per dirsi o meno disponibili a partecipare al bando. L’obiettivo è riattivare un percorso lasciato andare negli ultimi anni. Perché “nel 2021 l’Italia aveva estratto dai suoi stanchi e sfiatati giacimenti di metano appena 3,34 miliardi di metri cubi, -18,6% rispetto al 2020”. Vent’anni fa, invece, “erogavano circa 20 miliardi di metri cubi l’anno”. Nella prima metà del 2022 “sono stati estratti 1,36 miliardi di metri cubi, cioè un calo di un altro -4% rispetto al 2021”.

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